Alekos Panagulis, la lotta dell’uomo che dice ”No” è sempre la stessa

di Fabrizio Giusti

Il 1 maggio del 1976 perde la vita, in un misterioso incidente, un eroe della lotta alla dittatura dei colonnelli

Un grande combattente per la libertà del suo popolo. Questo era Alekos Panagulis, intellettuale e attivista per la democrazia e i diritti umani. E’ il protagonista di ”Un uomo”, romanzo di Oriana Fallaci, sua compagna di vita. Panagulis, sopratutto, donò a tutti il messaggio di un poeta.

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Dopo aver disertato il servizio militare a causa delle sue convinzioni democratiche, si mise a capo della resistenza greca. Pianificò il tentativo di omicidio del dittatore Papadopoulos il 13 agosto 1968, fallendo lo scopo perchè gli ordigni non si innescarono al passaggio della limousine del capo della Giunta militare. Arrestato, fu sottoposto ad atroci torture fisiche e mentali. Venne condannato a morte e conseguentemente trasportato all’isola di Egina per l’esecuzione. Davanti alla Corte afferma: “Ho messo io gli esplosivi e mi dolgo soltanto di non essere riuscito a ucciderlo. Non amo la violenza. La odio. Non mi piace nemmeno l’assassinio politico, quando avviene in un paese dove esiste un libero parlamento e ai cittadini è data la libertà di esprimersi, di opporsi. Ma quando un governo si impone con la violenza, con la violenza impedisce ai cittadini di esprimersi e addirittura di pensare, allora ricorrere alla violenza è una necessità. Gesù Cristo e Gandhi ve lo spiegherebbero meglio di me. Non c’è altra via, e che io non vi sia riuscito non conta. Altri seguiranno. E riusciranno”.

Furono le pressioni della comunità internazionale a salvarlo, ma Panagulis venne comunque tradotto nelle prigioni militari di Boiati. Evase per la prima volta di prigione e dopo essere stato riacciuffato tentò nuovamente di scappare.

Venne condotto nella prigione di Boiati, dove fu chiuso in isolamento totale in una cella costruita appositamente per lui, una tomba per i vivi, una stanza seminterrata con una piccola anticamera. Subì un attentato, mentre era in sciopero della fame. In seguito soffrirà di problemi respiratori a causa delle ossa rotte e delle lesioni a organi interni riportate durante i pestaggi subiti. Nei tre anni e mezzo passati in questa condizione non vide il sole, i suoi avvocati, sua madre. Le sue poesie uscirono clandestinamente su bigliettini scritti con il sangue. Parole che navigarono il mondo, affermando la voglia di libertà di uomo che non tradiva e soffriva per una causa più alta e nobile.

Poi la libertà. Esiliato a Firenze, nella casa di campagna della Fallaci, nel 1974 assiste all’abdicazione della dittatura militare e all’organizzazione di nuove elezioni democratiche. Si presenta con l’Unione del Centro, un partito di ispirazione liberale e progressista. Viene eletto deputato del collegio di Atene. Proseguì, come deputato, la caccia ai politici che avevano collaborato con il regime. Entrò in conflitto con i vertici del suo partito dopo aver chiesto l’epurazione di un suo componente, del quale aveva accertato la complicità con i militari. Proprio per avvalorare questa causa, era riuscito ad ottenere rocambolescamente i documenti dei servizi segreti ellenici.

Panagulis, ormai indipendente, diventa oggetto di minacce di morte. Il 1º maggio 1976 muore di un misterioso incidente automobilistico. L’inchiesta ufficiale affermerà che si era trattato soltanto di un errore, ma le perizie parlarono di un sinistro letale provocato ad arte tramite speronamento da due automobili di grossa cilindrata. Un episodio che non sarà mai più chiarito.

Scrisse: ”Ho guadagnato una vita, un biglietto per la morte e viaggio ancora. In certi momenti ho creduto di essere alla fine del viaggio. Mi sbagliavo. Erano solo imprevisti del cammino”. Quella strada è ancora percorsa e ricordata grazie al suo esempio indelebile di uomo libero e di democratico.

IL MAMILIO.IT



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