KATYN UN SUSSIDIARIO ECCEZIONALE PER LE SCUOLE
Scritto il 12/03/09 alle 20:27:56 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Articoli e OpinioniWajda rievoca la strage di 22 mila soldati polacchi uccisi dalla polizia sovietica (NKVD) il 5 marzo 1940 nella foresta di Katyn

 Venerdì scorso ho assistito alla proiezione a Milano del film Katyn di Andrzej Wajda presso il cinema Palestrina, sala strapiena, c’era gente in piedi ad assi¬stere alla seconda (ed ultima!) proie¬zione. Centinaia di persone, dopo aver fatto inutilmente la fila al botteghino, sono tornate a casa senza averlo potuto vedere..  La proiezione del film, voluta da “Sentieri del Cinema” e dal Centro Culturale di Milano è stato presentato dal console polacco Krzysztof Strzalka e da Luigi Geninazzi redattore di Avvenire.
 
Katyn sono 117 minuti intensi, trepidanti, drammatici, “un pugno nello stomaco” come lo fu The Passion o Apocalypto di Mel Gibson. Il regista polacco ha il gran merito di evidenziare senza distorsioni la follia ideologica dei due totalitarismi del 900: il socialcomunismo staliniano e il nazionalsocialismo hitleriano.
 
 Wajda rievoca la strage di 22 mila soldati polacchi uccisi dalla polizia sovietica (NKVD) il 5 marzo 1940 nella foresta di Katyn, situata vicino Smolensk, in Russia. Il massacro fu rivelato dai nazisti in chiave antisovietica al momento dell'invasione della Russia nel '41, ma Mosca rigettò ogni responsabilità sull'esercito di Hitler. E in mezzo ci fu il silenzio dell'Occidente, incapace di denunciare le responsabilità di Stalin, divenuto un indispensabile alleato contro la Germania. Solo nel 1990 l'allora presidente dell'Urss Gorbaciov ha riconosciuto la verità storica sull'eccidio di Katyn. E poi nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin, consegnando alla Polonia i documenti che attestavano la piena responsabilità dell’Unione Sovietica nel massacro di Katyn, disse:  «Perdonateci, se potete».
 Con Katyn il grande regista polacco (autore di L’uomo di marmo, L’uomo di ferro, Danton), ha rinnovato in patria il dolore di un intero popolo narrando con stile secco e incalzante – e inserendo anche immagini di documenti d’epoca – una tragedia storica che ha segnato il suo Paese per decenni.
  
 Nel film si vedono, militari nazisti e sovietici insieme, in nome dell’ideologia pronti a qualsiasi crimine, in mezzo gli ufficiali polacchi, soldati d’altri tempi, come dei cavalieri medievali, legati alla divisa, all’identità, alla patria cattolica, alla lealtà militare, speranzosi di farcela nonostante tutto, ma che alla fine sono tutti sacrificati.
 
 Vi è anche un risvolto personale che ha portato Wajda a completare questo lungometraggio - ambientato tra il 1939 e il 1950 - visto che suo padre, Jakub, fu una delle vittime del massacro di Katyn. Per questo motivo, sotto il titolo del suo film, il regista premio Oscar alla carriera nel 2000 ha apposto un'eloquente dedica: «Ai miei genitori».
 
 «Mia madre si è nutrita di illusione fino alla fine della sua vita perché il nome di mio padre figurava sulla lista dei soldati massacrati con un appellativo sbagliato» ha ricordato Wajda durante la presentazione ufficiale di Katyn, svoltasi a Varsavia il 17 settembre dell’anno scorso, proprio 68 anni dopo l’invasione sovietica.    Wajda, che nella strage, rievoca non solo la dignità e il coraggio delle vittime, ma anche la tenacia nel cercare la verità e la speranza incrollabile delle donne che li aspettano a casa. Così vediamo madri, mogli, figlie attendere, invano, il ritorno degli amati; come Anna, moglie di Andrzej, capitano dell’8° reggimento dell’esercito, che con la figlia Nika aspetta con sempre minor speranza di rivederlo. Le prime scene del film sono quelle di due folle che percorrono una medesima strada ma a senso inverso: vi è chi fugge dall'occupazione Armata rossa e chi scappa dall'oppressione della Wermacht. E le ultime inquadrature del film ritraggono proprio le fucilazioni su 22.000 inermi ufficiali polacchi, uccisi con un colpo alla nuca tra Katyn e altre località limitrofe, per poi essere sepolti in fosse comuni.
  
 Katyn è  un film bellissimo si scrive nella presentazione del film sul sito di “Sentieri del Cinema” (un anno fa candidato all’Oscar per il miglior film straniero) e da non perdere, è anche la testimonianza di un popolo orgoglioso delle proprie radici e saldo nella propria fede, con i militari polacchi che vanno incontro alla morte a testa alta e recitando il Padre Nostro mentre uomini stravolti da odio e ideologia li ammazzano come bestie.
 Il cineasta polacco ha riconosciuto che «nessun regista sano di mente avrebbe potuto girare un film così durante il periodo comunista, se non presentando la versione ufficiale. Nel mio Paese non c'è stato interesse su questo argomento». Wajda si è avvalso della collaborazione di Pawel Edelman per il montaggio (già all'opera ne “Il pianista” di Roman Polanski) e delle musiche del grande compositore Krzysztof Penderecki.
 
“ 'Katyn' viene proiettato in pochissimi cinemato¬grafi, 12 in tutt’Italia. Com’è possibi¬le che un simile capolavoro non tro¬vi spazio se non in circuiti ristretti o nei cinema d’essai? Non è certo col¬pa della società di distribuzione 'Mo¬vimento Film' il cui responsabile, Mario Mazzarotto, ammette sconso¬lato che «di 'Katyn' in versione ita¬liana sono disponibili molte più co¬pie di quante ne circolano attual¬mente, ma sembra che si stia facen¬do di tutto per boicottarne la visibi¬lità». Censurato e avvolto nella men¬zogna di regime per oltre mezzo se¬colo, Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell’immediato dopo¬guerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sol¬levato i veli sull’eccidio che porta il marchio sovietico”. (Luigi Geninazzi, Un film che spaventa, ARRIVA “Katyn” e dall’Italia una seconda censura, 8.3.09 Avvenire).
 La Movimento Film (email: scuole@movimentofilm.it, http://www.movimentotv.it/,)
in collaborazione con l'Associazione dei Polacchi a Milano consiglia fortemente, per il suo valore di documento storico e didattico, di far vedere il film agli studenti delle scuole. Ci sarà qualcuno che lo farà? “'Katyn' è un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole, - scrive Geninazzi - un contributo al recupero di quella 'me¬moria storica' che politici ed educa¬tori sottolineano sempre con grande enfasi. Invece in Italia viene relegato, ignorato e sottilmente boicottato. C’è di che vergognarsi: dopo i sovietici, siamo riusciti a censurare Katyn una seconda volta”.

 Rozzano MI, 9 marzo 2009 - Festa di S. Francesca Romana
 DOMENICO BONVEGNA  domenicobonvegna@alice.it
 
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Un film che spaventa di Luigi Geninazzi
Tratto da Avvenire del 8 marzo 2009
http://www.avvenire.it

La sala è stracolma di spettatori commossi: sul grande schermo scorrono le immagini della doppia in¬vasione, nazista e sovietica, nella Po¬lonia del 1939, una sequenza tragica che toccherà il suo culmine nella stra¬ge di oltre ventimila ufficiali dell’e¬sercito polacco compiuta dai bolsce¬vichi per ordine di Stalin.

'Katyn', il film realizzato da Andrzej Wajda nel 2007, è giunto finalmente in Italia. Un film bellissimo che rievoca uno dei più atroci e ignorati massacri del se¬colo scorso senza risparmiare alcun dettaglio dell’orrore, ma al tempo stesso senza cedere all’odio.

Il grande regista, già noto in tutto il mondo per aver realizzato capolavo¬ri come 'Danton' e 'L’uomo di mar¬mo', fa scorrere davanti ai nostri oc¬chi la dignità e il coraggio delle vitti¬me, la tenacia e la fierezza delle don¬ne e dei familiari che aspettano con¬tro ogni speranza il ritorno a casa dei loro cari, l’angoscia di un’intera na¬zione schiacciata da due opposti to¬talitarismi che si rinfacciano la re¬sponsabilità dell’eccidio fino al trionfo della menzogna imposta dal vincitore sovietico e sostanzialmen¬te accettata dagli Alleati occidentali. Solo dopo la caduta del comunismo la verità su Katyn ha smesso di esse¬re un argomento tabù. Andrzej Waj¬da ce la riconsegna con uno stile so¬lenne ed austero più efficace di qual¬siasi invettiva. «Il mio film vuol esse¬re un’elegia che tocca i cuori, non u¬na clava da usare in una nuova guer¬ra della memoria», ci aveva detto l’an¬ziano regista in occasione dell’uscita del film in Polonia.

Adesso è arrivato anche nel nostro Paese ma solo pochi fortunati sono riusciti a vederlo. 'Katyn' viene proiettato in pochissimi cinemato¬grafi, 12 in tutt’Italia. Com’è possibi¬le che un simile capolavoro non tro¬vi spazio se non in circuiti ristretti o nei cinema d’essai? Non è certo col¬pa della società di distribuzione 'Mo¬vimento Film' il cui responsabile, Mario Mazzarotto, ammette sconso¬lato che «di 'Katyn' in versione ita¬liana sono disponibili molte più co¬pie di quante ne circolano attual¬mente, ma sembra che si stia facen¬do di tutto per boicottarne la visibi¬lità». Censurato e avvolto nella men¬zogna di regime per oltre mezzo se¬colo, Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell’immediato dopo¬guerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sol¬levato i veli sull’eccidio che porta il marchio sovietico. Vogliamo credere che quella stagione d’inquietante o¬mertà sia archiviata per sempre. Ma allora come si spiega quest’ottusa preclusione delle nostre sale cine¬matografiche?

Forse perché 'Katyn' viene conside¬rato un film di scarso richiamo e di magri incassi? Non è così. Certo, non farà concorrenza ai film-panettone di Boldi e De Sica ma c’è un pubblico interessato a vederlo A meno di un ripensamento di qualche gestore, non avranno più un’altra oc¬casione. Il che rappresenta un con¬tro- senso anche dal punto di vista commerciale.

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