Sarkozy apre alle leggi anti-burqa
Scritto il 22/06/09 alle 22:27:35 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Islam"Segno di asservimento e avvilimento, non sarà benvenuto nella Repubblica"
PARIGI - In principio fu il velo: nel 2004, fece scalpore in Francia e spaccò il paese la legge voluta da Jacques Chirac, che vieta di indossare a scuola e negli uffici pubblici il fazzoletto da testa per le donne islamiche. Vieta in verità anche ogni altro simbolo «ostentato» di appartenenza religiosa, dalle croci al collo, al turbante dei giovani sikh indiani: ma l’obbiettivo primario del provvedimento è proprio il velo delle giovani musulmane.

Oggi, dal velo la Francia passa a prendere di mira il burqa. A scuola no ai capelli e al collo coperti. Per strada no anche all’abito nero o azzurro che copre integralmente il corpo e il viso, lasciando alla donna solo due fessure per gli occhi. [...] È un «segno di asservimento della donna e di avvilimento», che, «voglio dirlo solennemente, non sarà il benvenuto sul territorio della Repubblica francese». Di più, il burqa «non è un problema religioso» ma «un problema di libertà». Per questo è giusto che il parlamento si esprima. «Bisogna che ci sia un dibattito e che tutti i punti di vista possano farsi sentire» ha proclamato il presidente.

Ma lui, il suo lo ha già chiarito. Perché «non possiamo accettare nel nostro paese delle donne prigioniere dietro una griglia, tagliate dalla vita sociale, private di ogni identità. Non è l’idea che la repubblica francese si fa della dignità della donna». La questione tocca vari nervi scoperti. Intanto, la difesa della famosa laicità francese dello Stato, principio che Sarkozy ha cercato di reinventare: «La laicità non è il rifiuto di tutte le religioni, è un principio di neutralità e di rispetto. Non sbagliamo obbiettivo» ha dichiarato, «la religione musulmana deve essere rispettata tanto quanto le altre». E poi: vietare il burqa significa offendere l’identità musulmana e la libertà di scelta?

Il velo integrale si porta in Arabia Saudita, in Afghanistan; su territorio francese ha la potenza di un pugno nello stomaco. A metterlo sono le donne integraliste, secondo il quotidiano Le Figaro: alcune sono obbligate, «ma per lo più lo fanno volontariamente» assicura l’islamologo Bernard Godard. «Molte hanno la nazionalità francese, molte sono convertite. Si fanno salafiste come si entra in una setta».
[...]

A questa diffusione progressiva del velo - una rivendicazione di appartenenza, il sintomo di uno spaesamento e di un disagio sociale cui si reagisce con la sfida - fin qui la Francia ha risposto imponendo la legge repubblicana. Pare intenzionata a continuare su questa strada: non è detto che serva a mutare le coscienze, ma aiuterà quelle donne che il velo, sui capelli o sul viso, preferiscono non metterlo.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200906articoli/44835girata.asp

Commenti a questo articolo:
 
 In realtà
Scritto il 23/06/09 alle 10:27:21 GMT pubblicato da giuliana
il velo ha soprattutto valenza politica e come tale, qualunque sia la sua dimensione, dovrebbe essere vietato. Il velo indica sottomissione della donna all'uomo e riconoscimento della propria inferiorità. Il velo indica orgoglio per l'appartenenza alla grande nazione islamica (umma) che presto si sostituirà a tutte le nazioni occidentali e ovunque potrà essere applicata la shari'a. E la shari'a, legge islamica, è in aperto contrasto con tutte le legislazioni occidentali.

 Esatto, pugno nello stomaco ...
Scritto il 23/06/09 alle 13:41:59 GMT pubblicato da Franca
... e c'è assolutamente un gran divario fra accogliere l'immigrato e farsi prendere a pugni in pancia. Fuori dalle palle loro e i loro chilometri di stoffa, se intendono venire qui ad abusare di noi. Benvenuti se intendono beneficiare della Civiltà e trarre profitto dal nostro ben-essere, mostrando pure (concretamente) gratitudine (nei pensieri e nei gesti). Altro che pugni in pancia, ne abbiamo già incassati troppi. E questo per la cosiddettà pietà cristiana, ma anche lei, alla fine, ha un limite. L'altra guancia è che ne abbiamo piene le scatole. O così (vi adattate) o pomì (tornate a "casa" vostra). [E dire che a noi, anche solo a livello di turisti, nei "loro" Paesi, ci viene ingiunto di coprirci completamente, indipendentemente dal fatto che si crepi di caldo, quale "segno di - imposto - rispetto". Bella coerenza, poi, venire da noi, chiedendo pure la cittadinanza e comunque risiedendo qui, presentarsi avvolti in un sudario quando è da tempo che alla donna è stato riconosciuto lo statuto di Essere umano, sic, quale è - e ci mancherebbe altro -, di pari valore all'altra metà del cielo. Sembra persino assurdo esser dovuti star qui a disquisire su una cosa tanto ma tanto ma tanto ovvia!]. Ciao e Egalité, Liberté, Fraternité*! (Dove invece gli islamici sono fraterni fra loro - si fa per dire -, ma assolutamente discriminanti e razzisti verso gli altri).

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