GIUSTIZIA PER IL MASSACRO di Maguindanao
Scritto il 02/12/09 alle 01:53:47 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
IslamFilippine: i superiori religiosi accusano le autorità di aver permesso la cultura dell'impunità
MANILA, martedì, 1° dicembre 2009 (ZENIT.org).- I superiori di ordini religiosi nelle Filippine hanno espresso la propria soddisfazione per gli arresti dopo il massacro che ha avuto luogo il 23 novembre nella provincia di Maguindanao e hanno esortato il Governo a non cedere nel perseguire la giustizia, lamentando la "cultura dell'impunità" che promuove questi atti di violenza.

Almeno 57 persone sono state assassinate da uomini presumibilmente guidati dal candidato rivale Ampatuan per impedire ai parenti di Ismael Mangudadatu di Buluan di registrare ufficialmente la sua candidatura al Governo per le elezioni di maggio. Tra i morti ci sono varie donne e più di venti giornalisti che le accompagnavano.

La superiora benedettina Mary John Mananzan ha rilasciato alcune dichiarazioni dopo l'arresto del primo sospetto, Andal Ampatuan Jr. di Datu Unsay, e di venti suoi seguaci in varie città di Maguindanao.

"In questo momento, mi congratulo (per l'arresto)", ha detto la suora a Union for Catholic Asian News (UCAN), sottolineando che il processo deve andare avanti.

La superiora lo ha dichiarato quando si è recata, insieme a tre autobus di studenti del Collegio di Santa Scolastica diretto dalle benedettine, al Dipartimento per la Giustizia per consegnare una dichiarazione in cui si chiede giustizia per le vittime del massacro.

La dichiarazione è stata emessa dall'Associazione di Superiori Maggiori Religiosi nelle Filippine, di cui suor Mananzan è copresidente. In seguito si sono recati a consegnare copie del testo all'ufficio presidenziale di Malacañang.

Suor Mananzan ha detto che il massacro è più della perdita di vite: "Questo fatto ha a che vedere con una cultura dell'impunità e dovremmo sentirci inquieti per questo".

Il Governo, ha aggiunto, è in parte colpevole della tragedia, perché ha tollerato la violenza inflitta contro il popolo dai suoi alleati a Maguindanao.

Per questo, si chiede una decisa azione governativa e l'invio agli "agenti della morte" del messaggio per cui "la vita è sacra".

Per suor Manazan, l'arresto di Ampatuan è solo l'inizio. "Non possiamo essere compiacenti", ha detto, sottolineando che bisogna essere sicuri del fatto che "non ci siano connivenze" tra il Governo e i suoi alleati nell'amministrazione.

Dal canto suo, padre Sebastiano D'Ambra, esperto di dialogo con l'islam nelle Filippine, ha avvertito del fatto che gli attacchi potrebbero esacerbare le tensioni religiose in una regione in cui sono sempre più presenti i fondamentalisti.

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