Le Lezioni della crisi libica - reazione di DEL VALLE su Gheddafi |
| Scritto il 24/02/10 alle 11:24:01 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
Come è stato possibile che i Paesi europei, con l’Italia in testa, abbiano finito per negare la solidarietà alla verde Svizzera e dar ragione al tiranno verde? All’apparenza, l’attuale crisi tra l’Unione europea e la Libia nasce dalla pubblicazione, pochi giorni fa, di una lista di 188 cittadini libici banditi dalla federazione elvetica, tra cui Moammar Gheddafi, i suoi familiari, i parlamentari e i funzionari dell’apparato di Stato. In risposta, la Guida della “Jamahiriyya araba socialista libica” Gheddafi ha deciso di sospendere il rilascio dei visti di ingresso ai cittadini di tutti gli Stati dell’Unione Europea, tranne la Gran Bretagna, che non fa parte di Schengen, inclusi gli Italiani, benchè l’Italia abbia concluso il 30 agosto 2008, un Trattato di Amicizia e Cooperazione che mirava non solamente a rafforzare il partenariato (lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina, alla cooperazione energetica e militare, ecc), ma poneva fine al «contenzioso sul passato coloniale italiano in Tripolitania e Cirenaica ». La terza parte del Trattato stipulava che l’Italia si dovesse impegnare a realizzare infrastrutture in Libia per un valore di 5 miliardi di dollari, tramite esborso di 250 milioni di dollari all’anno per 20 anni. Una misura che non fu nè apprezzata nè capita da molti italiani. Ma per salvare un accordo considerato importantissimo per l’economia italiana e per meglio gestire i flussi migratori in arrivo dalle coste libiche, alcuni politici italiani cercano adesso di giustificare, con delle scuse, il comportamento della Libia accusando la Confederazione elvetica di essere il primo responsabile della crisi. Al riguardo, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato che «la scelta della Svizzera prende in ostaggio tutti i Paesi dell’area di Schengen». E credendo di fare una proposta che potrebbe calmare la “rabbia” della Libia gheddafiana totalitaria, Frattini propone come soluzione: «l’emissione di un visto che valga per tutto il territorio europeo Schengen, salvo che per la Svizzera». Prova dell’assenza totale di solidarietà tra i paesi europei. Non la prima volta che l’Europa o l’Italia non sono solidali con un paese europeo alleato di fronte alle “rappresaglie” della Jamahiriyya. L’ultima volta fu proprio in occasione della vera origine della crisi, quando nel luglio del 2008 venne arrestato il figlio di Gheddafi, Hannibal, accusato dalla giustizia svizzera di aver maltrattato due dipendenti di un albergo di Ginevra. Al fermo (qualche ora) del figlio della Guida libica e della moglie, la Libia rispose con il processo a due uomini d’affari svizzeri accusati di «violazioni del permesso di soggiorno» e di «attività illegali», da quel momento costretti a rimanere in Libia. E davanti al rifiuto iniziale del presidente della Confederazione svizzera Hans-Rudolph Mertz di scusarsi, quando Gheddafi padre chiese di «smembrare» la Svizzera in occasione del vertice del G8 nel luglio 2009 a L’Aquila, o quando il figlio Hannibal paventò «l’atomizzazione della Svizzera », dopo avere brandito la minaccia di chiusura delle fonti di energia e di ritiro dei beni finanziari libici dalle banche elvetiche, l’Italia e il resto dell’Europa non dimostrarono nessuna solidarietà con la Svizzera. Non solo non osarono minacciare la Libia di rappresaglie diplomatiche, ma il governo italiano propose alla Libia di investire nelle banche italiane il denaro che voleva ritirare dalla banche svizzere!. Abbandonato dai suoi partner occidentali e europei, Hans-Rudolph Mertz fece il suo pellegrinaggio a Canossa, ovveroTripoli, scusandosi pubblicamente per un errore che non aveva mai commesso, cioè per quanto accaduto a Hannibal Gheddafi, il quale era stato rilasciato invece di essere condannato. Malgrado queste scuse, la Libia ha continuato a minacciare la Svizzera e i suoi cittadini trattenuti in Libia. La lezione di questo è che le scuse svizzere e la divisione europea hanno aumentato la “rabbia” libica invece di “calmarla”. Da li nasce la volontà legittima della Svizzera di bandire i visti alla nomenclatura libica solidale con le provocazioni e minacce di Gheddafi padre e figlio. Alcuni dicono che il governo italiano di centro-destra può difficilmente schierarsi contro Gheddafi dopo aver concluso un accordo (oltretutto recentemente) di riconciliazione con la Libia. Diplomazia versus compromissione E ovvio che la diplomazia non va gestita in modo manicheo come dicono i “moralisti” della Sinistra italiana, che stanno strumentalizzando la vicenda libica per bassi motivi elettorali. E che le accuse di un compromesso con la dittatura libica lanciate contro il Centrodestra sia dalla Sinistra che dall’Italia dei Valori fanno ridere, se ricordiamo che questi buonisti filoislamici si schierano d’abitudine dal lato delle dittature arabo-islamiche anti-occidentali. Alcuni vogliono anche “dialogare” con Stati e partiti terroristi come l’Iran, Hamas o Hezbollah. A parer mio, il centro-destra, non dovrebbe lasciare lo spazio delle analisi sane (anche se finte) alla sinistra pro-islamica anti-occidentale. Questo “ribaltamento” dei ruoli non serve certo alla maggioranza e rischia di far credere che sia la Sinistra a difendere l’Occidente democratico e la Destra a tradirlo. Rischia di far dimenticare le numerosi frasi e azioni coraggiose di Berlusconi, di Tremonti o di Maroni, riguardo la difesa delle democrazie occidentali: Israele, la civiltà giudaico-cristiana o la lotta al terrorismo internazionale. Pero invece di “temere”le reazioni di una Libia sempre più permalosa, o di temere di “dare ragione all’avversario”, il centro destra dovrebbe capire che non deve mai dare ai suoi elettori l’impressione che l’interesse partitico o privato superi il bene comune, l’orgoglio nazionale e il bisogno di identità. Dovrebbe capire, come ha spesso detto Nicolas Sarkozy in Francia, anche lui artefice di un accordo controverso con la Libia necessario (a parer suo) a controllare i flussi migratori, che «con gli amici si parla francamente» e che «con quelli che amano i rapporti di forza, la debolezza non paga», anzi. «Non avere paura» La famosa frase di Papa Wojtyla è più che mai attuale. Bisogna ricordare, infatti, che la Libia ha da perdere molto più dell’Italia e dell’Europa. Dopo anni di embar-go internazionale dovuto al coinvolgimento libico nel terrorismo internazionale, è stata la Libia a beneficiare maggiormente degli accordi firmati nel 2006 con gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia e l’Italia. Sarebbe un merito elettoralmente produttivo del centro destra parlare come il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione: «Non è accettabile che la Libia impedisca pregiudizialmente l’accesso ai cittadini dei paesi europei, dai quali, e specie dall’Italia, pretende però di essere considerata partner privilegiato e di ricevere risarcimenti e trattamenti di favore. (...) Fa bene l’Italia a sollevare il caso a Bruxelles, ma ci auguriamo che più che a verificare il comportamento svizzero serva a verificare il comportamento libico. Ci permettiamo di continuare a pensare che, nonostante i “grandi progressi” ottenuti grazie ai rapporti Berlusconi-Gheddafi (quali?) dal punto di vista della credibilità democratica e dei diritti la Svizzera sia un po’più affidabile della Libia». È così, e l’Italia deve osare dire alla Libia di Gheddafi che gli accordi presi con Tripoli sono sottomessi al principio di reciprocità e di buona fede. Infine, si può anche capire perchè Silvio Berlusconi decise di chidere pubblicamente perdono in nome del popolo italiano per la colonizzazione della Libia quando firmò l’accordo italo-libico. Magari facciamo bene a pentirci se abbiamo sbagliato in passato. Però osservo due cose: primo che uno non si deve scusare eternamente con coloro che sono diventati ricchi grazie a un petrolio e un gas scoperto e valorizzato dall’ex-colonizzatore. Secondo, ricordo sempre ciò che mi disse l’ex-presidente del Consiglio spagnolo José Maria Aznar: «chiediamo perdono agli Arabi per averli mandati via dalla Spagna e per la colonizzazione, però in cambio, si scusino per averci colonizzato nel passato e smettano di invocare l’islamizzazione del’Europa». E a questo proposito Gheddafi non ha mai dato il cambio “all’amico” Berlusconi, e a differenza di molti dirigenti europei che chiedono scusa, lui non si colpevolizza mai. Benchè si dichiari “anti-imperialista” e “anti-colonizzatore” o leader degli “Africani oppressi”, non si è mai pentito di essere sempre stato un colonizzatore in Africa e un irrendentista nell’Europa del Sud. Non ha mai chiesto scusa nè per aver rivendicato la Sicilia e Malta, nè per il suo sostegno al Sudan colpevole di un genocidio di 2 millioni di persone. Quando parla degli immigrati musulmani “perseguitati” in Europa, si tratta di una vera farsa, perchè Gheddafi non ha mai chiesto scusa per i migliaia di tunisini espulsi nel giro di una manciata di giorni dalla Libia negli anni Novanta, per le condizioni atroci con le quali sono trattati i neri in Libia, vittime di un razzismo (il nero è spesso chiamato schiavo: Aabd). Non ha mai chiesto scusa alla Francia, alla Gran Bretagna e all’America per le vittime del terrorismo di Stato da lui concepito. Anzi, continua a negare i crimini. Gheddafi non nasconde mai l’odio che prova nei confronti dei Cristiani, degli Ebrei o dell’Occidente. Basta leggere le sue parole pronunciate a Timbuctu, il 10 aprile 2006, davanti alle telecamere di Al-Jazeera: «L’Europa e l’America dovranno accettare di diventare islamiche, o dichiarare la guerra ai musulmani (...). Ognuno deve diventare musulmano. (...) Ci sono 50 milioni di musulmani in Europa. Vi sono segni che Allah porterà il trionfo dell’Islam in Europa (...). I 50 milioni di musulmani trasformeranno l’Europa in un continente musulmano in pochi decenni. (...) E per questo fine, Allah mobilita la nazione musulmana della Turchia. Questo aggiungerà altri 70 milioni di musulmani in Europa. Ci saranno fra poco 100 millioni di musulmani in Europa». E ancora: durante il vertice di Lisbona tra Unione Europea e Africa (8-9 dicembre 2007), invece di ringraziare gli Europei per essere ritornato nel gregge delle nazioni, il leader libico dichiarò che «gli Europei devono scegliere tra pagare le risorse rubate durante la colonizzazione in Africa o essere pronti ad accogliere gli immigrati africani a casa...». Questo si chiama, in parole povere, ricatto. O paghi o avrai problemi. La tradizione islamica della tregua con "l'Infedele" La morale di questa storia è che quando fece credere all’Italia che il contenzioso fosse definitivamente chiuso, Gheddafi ha mentito. Per lui, l’accordo italo-libico non è un accordo di “pace” (Salam), ma una tregua (hudna), conclusa col nemico “infedele” che continua a odiare. Invece di accusare la Svizzera di aver danneggiato i rapporti, italo-libici e euro-libici, i dirigenti italiani dovrebbero studiare la tradizione islamica che stabilisce che i non-musulmani vanno trattati con disprezzo e combattuti fino a quando non saranno sottomessi e umiliati (sagirun) alla “Vera religione”, come prevede - senza ambiguità alcuna - il Corano (IX, 29). Pur collaborando con le polizie contro Al Qaeda per motivi di rivalità tra islamisti salafisti (Bin Laden) e rivoluzionari (Gheddafi), la Libia aderisce alla Tradizione islamica che vanta il trattato di Hudaibiyya, concluso tra Maometto e la Mecca nel 628 per 10 anni, ma che fu rotto dopo 18 mesi, quando il Profeta diventato ormai più forte decise di attaccare gli abitanti della città. Questa tattica della tregua fu imitata dai “Califfi ben Guidati” (Rachidun), successori di Maometto, nelle loro conquiste. Nell’epoca moderna, totalitari islamici come l’Ayatollah sciita Khomeini (un tempo rifugiato in Francia), il capo del Gama’à al-Islamiyya egiziano, Abdel-Rahman (che ottenne la Green Card) o il leader di Al Qaeda Osama bin Laden (che prima di dichiarare la guerra all’Occidente, face una Hudna con gli americani durante la guerra fredda e fino alla prima guerra in Iraq). Lo stesso leader palestinese Yasser Arafat firmò tante hudne, sempre rotte dopo. Solo gli ingenui si possono stupire quando Gheddafi viola i trattati o quando il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad rompe l’ultimo accordo nell’ambito dei negoziati falliti sul nucleare con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica o i paesi occidentali del gruppo dei ”5+ 1” (Gran Bretagna, Francia Germania, Stati Uniti, Russia, Cina). O quando da anni, i movimenti palestinesi denunciano l’ultima tregua conclusa con gli israeliani. La conclusione è che con i dittatori islamici, cosi come con tutti i regimi totalitari, che io definisco “potenze predatrici”, ogni dimostrazione di divisione, dubbi o debolezza, lungi dal «calmare la loro rabbia», aumenta al contrario le loro pulsioni violente e la loro suscettibilità infinita. L’Europa deve capirlo se vuol fermare l’ingranaggio. Alexandre del Valle |
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