PAZZESCO: fermato e liberato il romeno con polpastrelli abrasi |
| Scritto il 11/06/08 alle 09:48:44 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
E Valter Togni (Lega Nord) commenta: «E’ roba da matti» IVREA. Pugno duro con chi delinque. Regole severe per chi è straniero. Tolleranza zero. Aumento sensibile delle pene per chi si rende responsabile di reati ascrivibili a quelli che sono forse troppo semplicemente definiti “microcriminalità”. Sono gli slogan che, ormai da mesi, sentiamo quotidianamente. Per questo, forse, rischia di essere tanto più singolare la storia accaduta in questi giorni a Ivrea, dove un sedicente cittadino rumeno senza fissa dimora, sorpreso a guidare senza patente su un camion risultato rubato, è stato scarcerato a poche ore dall’arresto su disposizione del pubblico ministero Francesco Saverio Pelosi, nonostante avesse picchiato e insultato gli agenti di polizia che lo avevano fermato e fosse stato impossibile sottoporlo al controllo Afis sulle impronte digitali perché aveva i polpastrelli abrasi. Il fatto, in sé, è di quelli che nei giornali meriterebbe una breve in cronaca, ma è tanto più significativo se inserito nel contesto di rigore che in questo periodo si sbandiera in nome della sicurezza. La prima immagine della storia è nella notte tra giovedì e venerdì. Una volante del commissariato di polizia sta pattugliando la città. E’ da poco passata l’una quando la pattuglia nota nei pressi del Terzo Ponte un camion Iveco che pericolosamente impegna la carreggiata in inquietanti zig zag. Lo seguono e cercano di fermarlo. Nulla. L’autista non sente la sirena, non accosta. Prosegue ondeggiando e si infila in città, su e giù per i marciapiedi, il vetro di una freccia direzionale del camion a pezzi contro un palo. Via Torino a zig zag e poi giù, verso Banchette. Infine si ferma. Stop. «Patente e libretto, per favore». Ma quale patente? L’uomo scende dal camion, gli agenti sentono odore di vino e una voce impastata afferma di non avere la patente («L’ho dimenticata nella ditta dove lavoro»). Il documento? Ecco una carta d’identità rumena. Sopra ci sono le generalità: Ioan Gal, nato a Timisoara il 9 febbraio di quarantatre anni fa. La carta di circolazione del camion, invece, è intestata ad un altro soggetto, in quel momento irrintracciabile. Qualche sospetto, gli agenti, ce l’hanno e chiamano in supporto una gazzella dei carabinieri con l’etilometro. Apriti cielo. I carabinieri, nel frattempo, devono intervenire nella sparatoria di Burolo e lasciano Ioan Gal e gli agenti del commissariato al loro destino. Lui, Ioan Gal, si è piuttosto alterato, si arrabbia con i poliziotti («razzisti, lasciatemi in pace, vengo a prendervi uno a uno») filosofeggia in modo quasi profetico («io non vi dico niente di me, non vi dò spiegazioni tanto non mi potete fare un c..») e tanto per ravvivare la situazione assesta spintoni e un bel calcione (refertato al pronto soccorso con due prognosi) nello stinco di un agente. Ma non è finita. La notte prosegue al commissariato, dove Ioan Gal viene arrestato e il pm di turno in procura avvisato telefonicamente. Al momento della fotosegnalazione, per comparare il nome di Ioan Gal alle impronte digitali e poter scoprire se sia eventualmente noto con altre identità o abbia pendenze con la giustizia, gli agenti constatano che l’uomo ha i polpastrelli abrasi. Per fare quest’accertamento, quindi, bisognerebbe aspettare che si riformino i polpastrelli con le impronte digitali. Missione impossibile, quindi. Nel frattempo si scopre pure che il camion era stato rubato a Rubiana, da un cantiere edile. La denuncia era stata presentata la mattina stessa ai carabinieri di Almese. La seconda immagine della storia è anche questa cosa di routine. In presenza di un arrestato viene avvisato un legale d’ufficio. Nella notte tra giovedì e venerdì è toccato all’avvocato Manuel Peretti ricevere una telefonata poco dopo le tre di notte. La mattina, come vuole la prassi, è andato a informarsi. E sabato mattina si era preparato a discutere all’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip. Le accuse: resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, ricettazione, guida in stato di ebbrezza. Invece, sabato, Ioan Gal è ritornato ad essere un “senza fissa dimora”. Quando l’avvocato è andato in procura, ha trovato un provvedimento di scarcerazione firmato dal pm Francesco Saverio Pelosi. Provvedimento naturalmente già eseguito. Per Pelosi non erano ravvisabili esigenze di custodia cautelare in carcere e a questo va aggiunto che il verbale completo di arresto è arrivato in procura oltre le ventiquattro ore, come sarebbe previsto dalla legge. A Ioan Gal, polpastrelli abrasi e senza fissa dimora, sarà notificato un provvedimento che dispone il giudizio. Sarà processato senza che nessun giudice, manco il suo avvocato, lo abbia mai visto. da ESPRESSO REPUBBLICA |
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