Strafalcioni e ignoranza, così i giudici volevano cancellare il voto
Scritto il 07/03/10 alle 12:53:59 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Giustizia e IngiustiziaI primi responsabili sono i magistrati. Dai documenti emerge che i giudici dell'ufficio elettorale del tribunale di Roma che hanno escluso le due liste hanno compiuto una serie di errori sconcertanti
Arroganza e ignoranza. I primi responsabili del caos scoppiato nel Lazio sul listino di Renata Polverini e sulla lista del Pdl a Roma sono i magistrati
. Perché a rileggere i documenti che hanno costretto addirittura il consiglio dei ministri a sanare tutta la vicenda, emerge che i giudici dell'ufficio elettorale del tribunale di Roma che hanno escluso le due liste hanno compiuto una serie di errori sconcertanti. Frutto, nel migliore dei casi, di leggerezza e ignoranza delle regole dettate dal Ministero dell'Interno.

Partiamo dal listino di Renata Polverini, poi riammesso. La sua esclusione è stata motivata dalla mancanza di una firma, quella di Alfredo Pallone, vicecoordinatore del Pdl nel Lazio.
In realtà della firma non c'era assolutamente bisogno
. Per presentarlo bastava solo quella di Vincenzo Piso. E questo per un motivo molto semplice: il regolamento del ministero dell'interno prevede che serva una procura firmata dal notaio che indica i responsabili degli elenchi dei candidati solo nel caso in cui si tratti «di partiti o gruppi politici che abbiano avuto eletto un proprio rappresentante anche in una sola delle Camere o nel Parlamento europeo o che siano costituiti in gruppo parlamentare anche in una sola delle due Camere nella legislatura in corso». Peccato che il listino Polverini non abbia nessuno di questi requisiti. Cosa che i giudici dell'ufficio elettorale dovevano conoscere. Invece hanno sbagliato clamorosamente, provocando un putiferio. Il secondo errore riguarda l'esclusione della lista del Pdl a Roma. Motivata con il fatto che il delegato del centrodestra Alfredo Milioni a mezzogiorno, termine ultimo per la presentazione, non era presente nell'ufficio elettorale.

Una motivazione che ha innescato ricorsi, spiegazioni, interpretazioni e denunce. Perché al rappresentante del Pdl sarebbe stato impedito con la forza di entrare. Ma il dato fondamentale è che i magistrati avrebbero dovuto far entrare comunque il delegato Pdl, anche se in ritardo. Infatti le «Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature» del ministero dell'Interno, prevedono che «il cancelliere non può rifiutarsi di ricevere le liste dei candidati, i relativi allegati e il contrassegno o contrassegni di lista neppure se li ritenga irregolari o se siano presentati tardivamente». Dunque i magistrati hanno compiuto un arbitrio. L'ennesimo.

Paolo Zappitelli
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/03/06/1134354-arroganza_ignoranza.shtml

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