Trani, ferma messa a punto del Colle sui limiti del Csm
Scritto il 17/03/10 alle 19:29:42 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Giustizia e IngiustiziaIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene con una ferma messa a punto sulla polemica innescata dalla decisione del Csm di aprire una pratica sugli ispettori mandati dal Guardasigilli Alfano alla Procura di Trani
ecisione che aveva portato ad uno scontro con il ministro della Giustizia, che aveva parlato di violazione della Costituzione da parte del Consiglio superiore della magistratura. In una nota Napolitano spiega che "la richiesta sottoscritta dalla gran parte dei membri del Consiglio per l'apertura di una 'pratica' inerente l'ispezione disposta dal ministro della Giustizia presso la Procura della Repubblica di Trani non poteva discutersi, mancandone i presupposti, come apertura di una 'pratica a tutela' qual è concepita nelle rigorose formulazioni di recente introdotte nel regolamento del Csm; ed è stata perciò correttamente assegnata alla VI Commissione, competente per 'questioni di carattere generale connesse a rapporti istituzionali'". Se le ispezioni "non possono interferire nell'attività di indagine di qualsiasi Procura", ricorda Napolitano, il Csm "non può pronunciarsi preventivamente sullo svolgimento" delle ispezioni, ma solo esprimersi sulle "relazioni conclusive". Il Csm, spiega il presidente, "può solo richiamare gli orientamenti generali già indicati da ultimo con deliberazione del 24 luglio 2003 circa i 'rapporti fra segreto di indagine e poteri dell'Ispettorato'", che tra l'altro, osserva, sono già "ben chiari a chi svolge attività ispettiva per conto del Ministero della Giustizia e a chi dirige la Procura di Trani". "Vanno in sostanza rispettate l'autonomia delle indagini e l'autonomia degli interventi ispettivi disposti dal Ministro della Giustizia nei limiti dei suoi poteri".

L’intervento del Quirinale è stato accolto molto positivamente dal ministro Alfano, che osserva come il presidente si sia "ancora una volta confermato il più alto presidio di equilibrio e di buonsenso della realtà delicata che stiamo vivendo. Non voglio neanche immaginare cosa sarebbe questo Csm senza la presidenza di Napolitano. Perché è sotto gli occhi di tutti - rammenta il Guradasigilli - lo scivolone clamoroso preso da questo Csm che si è fatto governare da alcuni capi corrente in campagna elettorale, aprendo un aperto conflitto con il buonsenso e a tratti con il senso del ridicolo". "Con grande chiarezza - ricorda Alfano - avevamo detto che mai e poi mai avremmo voluto, potuto, dovuto interferire con le indagini. Non era nostro intendimento e volontà. Dunque è stato veramente un fuor d’opera quello del Csm, che viola gravemente il principio di leale collaborazione in base al quale avevo accettato, nonostante nessuna legge e nessuna regola scritta me lo imponesse, i pareri sulle nostre iniziative legislative da me non richiesti. D’ora in poi - annuncia il ministro - non accetterò più da parte del Csm i pareri che io non chieda specificamente. Quindi se li chiederò li accetterò ben volentieri. Se non li chiederò e me li manderanno, rimanderò indietro il bottino a Palazzo dei Marescialli”.

Alla netta presa di posizione del ministro, dopo l'intervento del capo dello Stato, ha risposto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, facendo notare che "la decisione del Comitato di presidenza di rimettere alla valutazione della sesta Commissione (invece che della prima, come inizialmente richiesto, ndr) la richiesta di apertura di una pratica, finalizzata a confermare i consolidati orientamenti del Csm relativi ai rapporti fra segreto di indagine e poteri dell'ispettorato, ha incontrato completa condivisione nelle autorevoli parole del presidente Napolitano". Nella sua nota Mancino dà "atto al presidente di avere posto sui giusti binari, da un lato la facoltà del ministro della Giustizia di inviare ispettori presso gli uffici giudiziari e dall'altro il potere del giudice di avviare indagini nei confronti di qualunque cittadino". Il vicepresidente del Csm, quindi, constatando che sono state "rimesse le questioni al loro posto", invita "chi ha responsabilità istituzionali e di governo" ad "accogliere l'auspicio del capo dello Stato" e quindi ad "evitare drammatizzazioni e contrapposizioni". Se Napolitano avesse "condiviso" la decisione del Csm, come dice Mancino, osserva però Francesco Casoli, vice capogruppo del Pdl al Senato, "non sarebbe dovuto intervenire oggi". [...]

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