Intrigo alle Cinque Terre: carte false e amanti
Scritto il 03/10/10 alle 13:52:20 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
PoliticaDall’inchiesta che ha portato in cella il presidente pd del Parco uno spaccato del Belpaese tra seggi scippati, tradimenti e "corvi"

Bonanini non ottiene il seggio in Regione e si sfoga contro Burlando: "Mi hanno fregato". La segretaria che lo aiutava a aggirare la contabilità: "Gli dicevo sempre sì. Ero innamorata"
[...]Su tutti, per ruolo raggiunto e per mire ancora insoddisfatte, spicca proprio Bonanini, uomo di sinistra stimato anche a destra per tutto ciò che ha fatto di buono per le Cinque Terre. Pur se ben piazzato nel ruolo di vertice di un ente del genere, senza dubbio anche chic, che vanta perfino la benedizione dell’Unesco, lui non si accontenta. Divorato da una fregola di onnipotenza che gli ha procurato il nomignolo di «Faraone», il nostro sgomita e si affanna. Punta al Parlamento italiano e non ce la fa. Sogna quello europeo e il seggio a Strasburgo, che in prima battuta sembrava conquistato, gli svanisce da sotto le natiche il giorno dopo, per una stramaledetta riconta dei voti. Ripiega allora sulla Regione Liguria, ma manca anche quella per un pugno di voti a suo dire scomparsi - e se ne lagna imprudentemente con tutti, cani e porci, «Claudio mi ha fregato» - per colpa del governatore in carica Claudio Burlando, suo compagno di partito. Col che oggi, ragionando sulla sua recente caduta in disgrazia, si potrebbe anche azzardare un pensierino malizioso.
Ma non volano soltanto le invettive. Da questa storia italiana giunge anche l’eco di ansiti e gemiti. Inequivocabili. Nella gestione del parco, il Faraone avrebbe fatto materialmente carte false proprio grazie alla relazione con Francesca Truffello, 45 anni - volevate mancasse il cherchez la femme? - responsabile del protocollo al Comune di Riomaggiore, paese del quale Bonanini era sindaco-ombra. In pratica, migliaia di pagine che la fedelissima lasciava in bianco perché poi lui potesse retrodatare i mandati di spesa quando arrivavano i fondi pubblici. «Ero innamorata, gli dicevo sempre sì», si giustifica ora lei, capace di missioni impossibili come recuperare chissà mai dove, nell’inverno 2010, una marca da bollo del 2007 - più introvabile di un Gronchi rosa! -, indispensabile per coprire gli artifizi amministrativi. [...]

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