L'immigrazione è un affare... per le banche |
| Scritto il 08/10/10 alle 11:00:39 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
Spesso uno si domanda per quale motivo l'establishment politico-mediatico si prodighi così tanto per favorire il processo di immigrazione di massa e per trasformare la nostra società in una pappetta multi-etnica e multi-culturale priva di una qualsiasi identità Ci si chiede perché ci si ostini ad imporre dall'alto questo cambiamento in realtà inviso alla stragrande maggioranza della popolazione. Ci si chiede perché si promuovano questi flussi incontrollati di persone tra cui spesso e volentieri si infiltrano mascalzoni di vario genere, perché si faccia di tutto per tentare di integrare la religione islamica nella società europea quando il mondo islamico dell'Europa è sempre stato nemico, anzi ha sempre tentato di conquistarla e porla sotto il suo giogo (per fortuna a Poitiers; Lepanto e Vienna li han fermati anche se la Spagna ed i Balcani han dovuto a lungo subire il violento giogo della "cultura superiore" NDA). Insomma, ci si chiede che senso abbia continuare con questo tipo di politica che ha solo contribuito a rendere più insicure le nostre città e le nostre vite, a far nascere una guerra tra poveri in quanto si preferisce sempre di più utilizzare la manodopera allogena rispetto a quella autoctona per i lavori di bassa manovalanza (pensiamo allo scorso anno quando nel mondo dell'edilizia son stati licenziati 15mila italiani. Voi direte "è la crisi". Sarà, ma se fosse "la crisi" allora ci si chiede perché in quello stesso settore sono stati assunti ben 12mila stranieri.). Se in parte è comunque vero che gli europei disdegnano i lavori di bassa manovalanza e non fanno più figli, facendo così saltare il sistema previdenziale allora uno si domanda, perché invece di favorire questi mastodontici flussi incontrollati non si fanno politiche per riqualificare quel tipo di lavori, magari partendo da una maggior selezione nel mondo dell'istruzione (stop allo slogan "l'università è un diritto". L'istruzione universitaria torni ad essere un privilegio e la smetta di essere il parcheggio di troppe braccia rubate all'agricoltura) e invece di favorire questi flussi per tamponare il calo demografico non si fanno politiche per favorire la natalità autoctona? La risposta sta probabilmente nel settore che più di tutti mangia sull'immigrazione di massa e che più di tutti condiziona il mondo della politica, ovvero il settore bancario. Già, il mondo bancario, mondo che condiziona pesantemente la politica specie la parte "sinistra" che non a caso è quella più favorevole all'invasione (basti ricordare le "primarie del PD" dove tutto l'establishment bancario italiota, Geronzi escluso, faceva la fila per dare il suo apporto alla causa. Oppure il fatto che il prossimo sfidante di Sarkozy potrebbe essere il banchiere Dominique Strauss-Kahn. Ma potremmo andare avanti) , sull'immigrazione guadagna parecchio. Anche lo scorso anno, nonostante la crisi, i "nuovi italiani" hanno fatto transazioni per 210 milioni di euro. Gli immigrati quindi per il mondo bancario sono una cornucopia. Poco importa se tra i flussi incontrollati promossi dai poteri forti e dalle loro marionette politicanti di sinistra e di certa mal-destra finiota spesso si intrufolino frotte di mascalzoni che ingombrano le carceri, rendono insicure le nostre città e squassano il sistema previdenziale (perchè noi gli dobbiamo tutto. Sussidi di disoccupazione, case popolari, sanità etc. etc.). Poco importa se si innescano guerre tra poveri per i posti di bassa manovalanza. Poco importa se molti dei redditi dei "nuovi italiani" sfuggano poi al fisco riducendo così la disponibilità economica degli stati e di conseguenza producendo politiche di tagli alla spesa pubblica e ai servizi. Quello che importa è che le banche guadagnino e facciano affari. Noi siamo solo carne da macello da sacrificare sull'altare dei loro guadagni. http://gio88-giova.blogspot.com/2010/10/limmigrazione-e-un-affare-per-le-banche.html |
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