Campidoglio: inchiesta amministrativa sulla scolarizzazione dei rom
Scritto il 02/10/08 alle 09:30:59 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Giustizia e Ingiustizia9.000 euro l’anno: il doppio degli istituti scolastici privati più cari ed esclusivi della città per mandare a scuola un solo ragazzo rom

Differenze tra dati Arci e scuole, 3.6 milioni la spesa annua, pulmini vuoti: lo rivela Bruno Vespa nel libro Un’Italia diversa. E il Comune di Roma cambia rotta ed avvia un’inchiesta (di Emanuela Micucci).  

9.000 euro l’anno: il doppio degli istituti scolastici privati più cari ed esclusivi della città. Tanto spende il Comune di Roma per mandare a scuola un solo ragazzo rom. Poco male se servisse a garantire una reale frequenza scolastica dei nomadi. Invece, nonostante i 3,6 milioni di euro all’anno destinati alla loro scolarizzazione, i banchi restano vuoti.

Non solo, i dati di frequenza forniti dall’Arci, una delle cooperative che gestisce il servizio, sono smentiti da quelli ufficiali forniti dalle scuole. Tanto che l’Assessore alla Scuola del Campidoglio, Laura Marsilio, ha annunciato di aver deciso di avviare in merito un’inchiesta amministrativa.

E’ quanto emerge dai dati raccolti dal giornalista Bruno Vespa nella preparazione del suo nuovo libro “Un’Italia diversa. [...]

I dati del libro di Bruno Vespa
Adesso il libro di Vespa conferma la mala gestione del servizio da parte della precedente giunta comunale. Vespa ha notato discrasie tra i dati Arci e quelle delle scuole quando ha chiesto all’Assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio, e all’ufficio stranieri del Ministero dell’Istruzione una verifica dei dati ricevuti dalle associazioni. “Finora il riscontro è stato possibile soltanto su due importanti campi rom, Castel Romano e Tor de’ Cenci”, spiega Vespa.

Secondo l’Arci sono 257 i bambini Rom iscritti alla scuola di Castel Romano.
Di questi solo 1/3, cioè 82 ragazzi, frequenterebbe più o meno regolarmente tra i 180 e i 140 giorni all’anno.
In 68 andrebbero a scuola solo tra i 70 e i 140 giorni all’anno, in 33 da 18 a 71 giorni.
Ben 81 non ci mettono piede.


“Ma la differenza clamorosa e sconcertante è con i dati ufficiali forniti dalle scuole - continua il giornalista -. Intanto gli iscritti sono 224 e non 257: 30 alunni in meno”. I bambini rom che frequentano le lezioni scolastiche tra i 144 e i 180 giorni sono appena 3. Al contrario, sono 66 quelli che vanno in classe tra i 77 e i 140 giorni e che quindi non superano ragionevolmente l’anno scolastico. Ancora, 73 entrano a scuola per meno di due mesi. E ben 82 ignorano i banchi.

Per il Campo Rom di Tor de’ Cenci Vespa scrive che “su 89 iscritti a sette scuole elementari e a una scuola media non ce ne è uno - uno solo - che sia andato a scuola per almeno 144 giorni, tanto da compiere una frequenza regolare. Ce ne sono 47 che vanno a scuola per meno di 140 giorni, 30 che frequentano tra i venti giorni e i due mesi e 19 che non frequentano affatto. Sconfortanti, in particolare, i dati della scuola media: su 39 iscritti soltanto sei frequentano per più di 100 giorni e meno di 120?. “Con tre/quattro mesi di assenza non c’è nessun profitto possibile - prosegue - Vediamo a questo punto quali sono i dati forniti dall’Arci. Se alla scuola non risulta nessun alunno con frequenza regolare, l’Arci ha assicurato al comune di Roma che la frequenza media è stata di 22.7 alunni per mese. Ventitré alunni contro zero. Com’e’ possibile?”.

La questione non riguarda solo la mancata frequenza scolastica dei ragazzi nomadi, ma anche le enormi spese a carico del Comune.
“Se andassero a scuola tutti - continua Vespa nel suo libro - i 500/1600 che risultano a vario titolo frequentarla, il costo individuale sarebbe di circa 2300 euro ciascuno. Ma analizzando i dati effettivi dei 313 alunni provenienti da Castel Romano e Tor de’ Cenci e considerando che soltanto un terzo frequenta per qualche mese all’anno, il costo individuale salirebbe a circa 7000 euro. Se invece il costo per il campo di Tor de’ Cenci si divide soltanto per i 23 alunni che frequentano per almeno cento giorni all’anno sui 180/200 regolamentari, il costo individuale sale a 9000 euro all’anno”.

[...]

Il caso del servizio bus
Raffaele Ciambrone, direttore dell’ufficio del Ministero dell’Istruzione che si occupa di alunni stranieri, ha detto a Vespa: “Sui cinque pullman da 55 posti ciascuno che vanno ogni mattina a Castel Romano non salgono complessivamente più di 30 bambini. Sale invece qualche adulto, che va a Roma per i fatti suoi.
Questi dati ci sono stati confermati il 21 giugno 2008 da uno dei responsabili del campo di Castel Romano, Kasim Cizmic, dinanzi a Henry Scicluna, maltese, coordinatore del Consiglio d’Europa per le attività e i diritti dei rom”. “Bisogna cambiare mentalità - insite l’assessore Marsilio - Gli enti affidatari del servizio devono capire che in quel momento ‘sono’ il Comune e che i servizio che offrono deve rispondere a criteri di efficienza. L’ente deve garantire che il numero dei bambini sia congruo al contratto con il Comune”.
Anche perché si tratta di risorse pubblica pari a 1,3 milioni di euro per il servizio bus che coinvolge 30 linee per portare i ragazzi a scuola. Gli operatori li accompagnano e forniscono anche le “attività di diritti nei campi” di cui il Comune per la prima volta ha specificato la tipologia: educazione civica, educazione ambientale, prescolarizzazione. “L’obiettivo - conclude Marsilio- è che i rom vengano coinvolti in modo tale che la necessità di un bus tutto per loro in futuro venga a mancare. O meglio, sia utilizzato al pari degli altri bambini: solo per quegli alunni che abitano lontano da scuola.”

Emanuela Micucci
http://oknotizie.alice.it/go.php?us=614010980f8b08af

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