IMMIGRATI BRAVA GENTE: incatenano e segregano connazionale per debito |
| Scritto il 11/10/08 alle 21:17:14 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
Il sequestro era una punizione: La vittima doveva 250 euro Allarme dei vicini. In cella tre connazionali. Legato con catene mani e piedi, segregato per due giorni in un appartamento della Zisa da tre connazionali, finché non è arrivata la polizia a liberarlo. È la vicenda di un bengalese - A.R. di 41 anni - che forse ha davvero rischiato la vita. È stata una signora da un balcone di un altro palazzo della stessa via Filippo de Lignamine a notare poco dopo le 12 di mercoledì quell´uomo legato che urlava in una lingua a lei sconosciuta. La donna ha chiamato il 113 e le volanti del commissariato Zisa - coordinate dal vice questore aggiunto Manfredi Borsellino - sono accorse. Quando hanno sfondato la porta dell´appartamento indicato dalla donna, hanno trovato la vittima incatenata al letto, con addosso soltanto una camicia azzurra e uno slip. Accanto a sé aveva un secchio per i suoi bisogni fisiologici, e nell´appartamento c´era soltanto uno dei tre aguzzini, Nabiz Ahmed, 33 anni, bengalese con carta d´identità italiana, che prima ha cercato di non fare entrare gli agenti, poi si è stupito che i poliziotti soccorressero la vittima, curata in ospedale con cinque giorni di prognosi. «È un ladro, dovete punire lui», ha detto Ahmed. A.R. ha anche indicato i tre grossi coltelli da cucina con cui era stato minacciato. La vittima poi era priva di permesso di soggiorno. «Se fosse stato ucciso - dice Domenico Guarino, primo dirigente del commissariato Zisa - non se ne sarebbe mai saputo nulla». Nella casa, gli agenti hanno anche trovato una macchina fotografica con immagini della vittima in catene con in mano dei soldi: secondo uno dei sequestratori, dovevano essere mostrate ad altri connazionali, a testimonianza dell´onore recuperato dai tre aguzzini dopo quello che per loro era un furto e che per la vittima, invece, era soltanto un debito da 250 euro. Mancavano all´appello i due complici, indicati dal sequestrato nelle fotografie che erano nell´abitazione. La polizia, sfruttando l´idea dei bangalesi che la vittima fosse colpevole di furto, li ha convocati in commissariato facendo loro credere che dovessero denunciare A.R. Quando i due - Alam Mozumder, 31 anni, e Abdul Ahad, di 36 - sono entrati in commissariato, si sono ancora sorpresi che, invece, la polizia li stesse arrestando. I due non erano irregolari: avevano un appuntamento per il 2010 all´ufficio Immigrazione per regolarizzare le loro posizioni. Per gli inquirenti, inoltre, non è chiaro se la vicenda dell´onore da riscattare si sarebbe conclusa con le foto, o se queste dovessero servire per chiedere un riscatto ai familiari della vittima o se, addirittura, i tre avrebbero poi ucciso (come avevano minacciato di voler fare) il loro connazionale. Ora ai tre arrestati sono all´Ucciardone, con accuse pesantissime: sequestro di persona e riduzione e mantenimento in stato di schiavitù. Al vaglio anche la posizione del proprietario (italiano) dell´appartamento di via Filippo de Lignamine che, al momento, risulta irreperibile. REPUBBLICA PALERMO |
Commenti a questo articolo: |
cavernicoli |
| Scritto il 11/10/08 alle 23:43:49 GMT pubblicato da dario |
| "poi si è stupito che i poliziotti soccorressero la vittima". Pazzesco. E chi dovevano salvare? Ma di quale integrazione si va cianaciando? Questi vanno resettati e poi si può parlare di integrazione... |
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