PARADISI COMUNISTI - Cina, cresce malcontento popolare
Scritto il 05/03/11 alle 15:40:49 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Cronaca e AttualitàLa stampa di regime: non emulate le rivolte arabe

Lo aveva scritto Mercoledì scorso Giampaolo Visetti su Repubblica: “I leader della nazione più popolosa del pianeta, esempio unico di autoritarismo di mercato, temono che il virus della libertà contagi anche le terre estreme dell’Est.” E l’allarme era scattato domenica 20 Febbraio, quando sulla rete era partito l’invito a “manifestare pacificamente per chiedere democrazia, libertà e giustizia” riunendosi alle 14 di ogni domenica nel centro di una ventina di città. Massima allerta, dunque. Perché, ricordava Visetti citando Mao Zedong, in Cina è una scintilla a bruciare la prateria.

Ed oggi, nella sessione annuale del Parlamento, l’argomento centrale è proprio questo: c’è malcontento popolare, ammette il Presidente Wen Jiabao. La questione, però, sarebbe tutta economica. Non avrebbe niente a che vedere con la richiesta di democrazia e libertà individuali. Ridurre l’inflazione e il livello di corruzione sono, secondo Jiabao, i nodi principali da risolvere per riportare il Paese ad una stabilità sociale.

Il Presidente, davanti ai 3.000 delegati, ha parlato di un’inflazione che a Gennaio 2011 ha raggiunto il 4,9%, contro il 3% dello scorso anno. Fissa l’obiettivo del deficit di bilancio al 2% e promette manovre finanziarie in favore del mondo rurale, insieme a spese volte a “migliorare il livello della popolazione e allo sviluppo dei settori sociali”.

Se da un lato, però, si parla di operazioni economiche, dall’altro Jiabao ammette anche che “certi problemi oggetto di vive reazioni fra la popolazione non sono stati tutti risolti”. Se si guarda a quello che sta accadendo nel mondo arabo, il discorso davanti al Parlamento e le iniziative economiche annunciate sembrano avere la stessa valenza delle decisioni prese in Arabia Saudita dal re Abdullah, per spegnere sul nascere la scintilla di una possibile rivolta popolare. E infatti a mobilitarsi in tal senso è anche la stampa cinese di questi giorni.

Il Quotidiano di Pechino, voce ufficiale del Partito Comunista, mette in guardia il popolo da possibili azioni che possano disturbare lo svolgimento della sessione annuale del Parlamento: “Tutti sanno che la stabilità è una benedizione e il caos una calamità”, si legge nell’editoriale di oggi. Nessuna notizia, invece, dei primi cenni di protesta che sono stati immediatamente soffocati dalla polizia nei giorni scorsi, e di giornalisti picchiati nel tentativo di raggiungere i luoghi delle manifestazioni.

Cristiano Marti

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