Amato suggerì: FATE AMMALARE IL PAPA |
| Scritto il 31/01/08 alle 10:25:02 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
Così Giuliano Amato suggerì al Vaticano di evitare la Sapienza di Franco Bechis [...] Mentre i tecnici della sicurezza - da una parte il questore di Roma, Marcello Fulvi, dall'altra l'ispettore generale della gendarmeria vaticana, Domenico Giani, stavano esaminando i luoghi dove il Papa sarebbe passato, il ministro dell'interno italiano, Giuliano Amato, chiamò il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, e subito dopo il segretario di stato Vaticano Cardinale Tarcisio Bertone, che in quel momento si trovava con il segretario particolare del Papa. Una telefonata che così terminò: "SCONSIGLIO quella visita. Giovedì mattina POTRESTE ALL'ULTIMO COMUNICARE LA RINUNCIA PER UN RAFFREDDORE del Papa," disse Amato. In entrambi i colloqui Amato spiegò prima a Bagnasco e poi a Bertone che certo l'incolumità fisica del Papa non sarebbe stata a rischio, ma descrisse l'alta probabilità di una capitale messa a ferro e fuoco dai contestatori, non solo dentro e intorno la Sapienza. Il titolare dell'Interno fece riferimento - secondo quanto ha potuto ricostruire Italia Oggi - anche a scontri gravi, con possibile sparimento di sangue. Per questo fu avanzato il suggerimento di evitare la visita papale. Dalla telefonata i vertici del Vaticano uscirono molto scossi, e certo sorpresi - se non indignati - da quel suggerimetno sulla malattia "diplomatica" del Papa per evitare polemiche. Pochi minuti dopo nella stanza di Bertone, alla presenza di padre Georg Gaenswein, segretario del Papa, giunse anche l'ispettore generale Giani che riferì dell'incontro con il uestore di Roma, Fulvi e con il prefetto Carlo Mosca. Giani spiegò di avere dato, a sopralluogo effettuato, il nulla osta tecnico alla vistita: "noi siamo in grado anche da soli di garantire l'incolumità del Santo Padre". Ma quelle parole di Amato pesarono di più. [...] [....] Padre Georg fece presente che Papa Benedetto XVI ne sarebbe rimasto assai addolorato - come in effetti fu - ma con il Ministro dell'Interno italiano che si esprimeva in quel modo non restava davvero altra scelta. [....] Appena resa pubblica la rinuncia, dal ministero dell'Interno arrivò una seconda doccia fredda: la reazione di Amato, che solo poche ore prima aveva fatto quelle due telefonate assai allarmate - fu quasi di attacco al Vaticano: "La sicurezza era garantita", disse alla stampa. [...] Fu a quel punto, constatando l'amarezza di Benedetto XVI, che Bertone, Ruini e Bagnasco decisero di comune accordo di fare un riferimetno alla verità di quei coloqui in occasione della prolusione del presidente della Cei all'assemblea dei vescovi italiani. "La rinuncia di Benedetto XVI," disse Bagnasco "si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell'Autorità italiana", provocando così una stizzita reazione non più di Amato ma della stessa Presidenza del Consiglio che in un comunicato ha fatto riferimento non alle telefonate del ministro dell'Interno ma al contenuto delle riunioni tecniche con la Gendarmeria vaticana. Il peggio - meno noto - è però venuto nelle ore immediatamente successive. Perché fra gli organismi [...] (c) Italia Oggi 29 gennaio 2008 p.1 NOTA Per la serie "le voci che piacciono ai comunisti": Mentre il Papa si deve ammalare (e quindi tacere), il terrorista sofri (il minuscolo è richiesto dalla morale) va a pontificare in TV http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233582 |
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