I FONDAMENTALISTI CHE MINACCIANO LA LIBERTÀ D'ESPRESSIONE |
| Scritto il 04/02/09 alle 17:29:56 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana |
in Olanda è tornata in discussione una conquista che tutti pensavamo fosse fuori discussione: la libertà di espressione E’ mai possibile che la civilissima Olanda debba subire il fanatismo islamico? E' mai possibile che noi occidentali dobbiamo arrenderci alle minacce e impedire l'uscita di un film solo perché la tesi dell'autore non ha avuto l'imprimatur degli ayatollah, degli imam e dei fondamentalisti? Davvero ormai non si capisce se è più spaventoso il ridicolo dell'Occidente o la ferocia dell'Oriente, entrambi in attesa di Fitna, un film che non è ancora uscito, che nessuno ha visto, ma che sta già mettendo in discussione la sicurezza del mondo, ha provocato rumore di cingolati, piani segreti di evacuazione delle ambasciate occidentali nei Paesi musulmani e, ovviamente, le solite manifestazioni di fanatismo di massa. Contro il film è persine intervenuto il segretario generale della Nato avvertendo che le truppe in Afghanistan sono a rischio e ricordando addirittura che l'Iran ha intensificato i programmi di ricerca atomica. Insomma la Nato, che è un'organizzazione militare, sta trattando il film come fosse un atto di guerra. E già da qualche settimana il partito dei cristiano-democratici (al governo) si è messo alla ricerca di un cavillo giuridico che possa bloccare il film come ha ufficialmente chiesto il ministro degli Esteri iraniano. Solo il partito laburista, anch'esso al governo, difende la libertà di espressione e ricorda che dalle nostre parti il tempo dell'imprimatur è passato da secoli e che i libri si scrivono e i film si girano indipendentemente dal volere delle autorità religiose. Dunque in Olanda, dove già è stato ucciso da un fanatico islamista il regista Theo Van Gogh, è tornata in discussione una conquista che tutti pensavamo fosse fuori discussione: la libertà di espressione appunto. Con l'ovvio effetto di rendere feroce anche la critica alla ferocia, al punto che su "Youtube" ormai si moltiplicano non solo i promo del film, ma anche i video artigianali di insulti al Corano, maiali in Moschea, variopinte bestemmie contro Allah e contro il profeta. E il regista del film, il corpulento deputato di estrema destra Geert Wilders è inopinatamente diventato una star a riprova che cercare di vietare un film è il modo migliore per promuoverlo, e che il politicamente corretto, rischia, tra le altre cose, di creare anche degli strani eroi, dei resistenti che proprio come sta facendo Wilders si autoproclamano esperti di Islam e al tempo stesso soldati dell'Illuminismo e di Voltaire. Dunque Wilders che è un imponente, banale, estremista, a 44 anni rilascia interviste ai giornali e alle televisioni di tutto il mondo, si compiace di vivere sotto scorta, e sempre spiega cos'è l'Iran, dice che «il Corano è peggio del Mein Kampf», che «l'Islam moderato non può esistere», che «il profeta Maometto insegnava a sgozzare gli infedeli con le mani», insomma spaccia le sue frittelle ideologiche per bibliografia e per cultura. Adesso pensateci un attimo e ditemi se questo Wilders non vi ricorda qualche improvvisato esperto di casa nostra che magari non ha ancora girato film ma certo scrive, spiega, si accanisce a semplificare le cose complesse, amministra la realtà sulla base delle proprie fobie e magari anche della voglia di armare il cristianesimo contro l'islamismo, e dunque si sente un eroe di quello scontro di civiltà che mai dovrebbe essere farfugliato anche perché già l'invito a sedarlo lo legittima. Ecco: anche quella di promuovere a capolavori dell'arte film e libri mediocri, blasfemie gratuite, e di elevare ad artisti maledetti personaggi come Wilders, è una delle tante maniere di uccidere la libertà di espressione in un'Europa che ospita quindici milioni di musulmani ed è spaventata al punto che l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams la settimana scorsa è arrivato a proporre l'adozione di alcune norme della sharia, la legge islamica, nel diritto inglese; e in Germania, qualche mese fa, una signora giudice aveva negato il divorzio ad un donna non perché non fosse vero che il marito la picchiava ma, come sta scritto nella sentenza, «perché la picchiava, ma per obbedire al Corano». Tutti sappiamo che denunziare gli eccessi dell'Islam può costare la vita ed è bene ricordare che persino l'amministrazione Bush, l'allora primo ministro inglese Tony Blair, e anche il Vaticano espressero la loro solidarietà ai musulmani in collera che bruciavano le ambasciate e uccidevano gli infedeli perché si sentivano offesi dalle vignette satiriche pubblicate dal quotidiano danese Jylland Post. In quel clima i 57 Paesi dell'Organizzazione della conferenza islamica presentarono all'Onu un progetto per proclamare «l'incompatibilità della libertà di espressione con la diffamazione delle religioni e dei profeti». E al culmine di quella ondata di violenze persino il Papa fu poi costretto a rettificare e chiedere scusa per l'innocente citazione accademica, vagamente critica verso la tradizione islamica, che aveva pronunziato nell'ormai famoso discorso di Ratisbona. Ebbene, adesso che il ridicolo è diventato evidente, sarebbe forse ora che la smettessimo di ingoiare le minacce dei fondamentalisti e che tutti insieme, attraverso i nostri organismi nazionali e internazionali (la Commissione europea per cominciare) mettessimo in atto una comune strategia di forza tranquilla che proibisse la censura per pavidità. E che facessimo sapere a tutti i paesi musulmani e a tutti gli estremisti religiosi del mondo che mai rinunzieremo alla libertà di espressione, alla critica e alla satira, anche delle religioni, e che non accetteremo un ritorno all'inquisizione e alla punizione delle eresie, al medioevo islamico, a costo di diventare tutti infedeli, tutti registi, tutti sbeffeggiatori di Maometto. Sarebbe ora infine che la resistenza artistica alle minacce del fondamentalismo, vale a dire il coraggio di fare film e satira e critica, venisse strappato di mano ai tronfi Wilders di turno e cominciassimo a produrre film di uguale coraggio ma di maggiore assennatezza. Pensate come sarebbe bello non dovere più difendere soltanto film e registi che non ci piacciono. ARCHIVIO REPUBBLICA |
Commenti a questo articolo: |
C'è un po' di confusione. |
| Scritto il 05/02/09 alle 15:42:39 GMT pubblicato da giuliana |
| Viene criticato l'autore Geert Wilders e giustamente si reclama a gran voce la libertà di esercitare il proprio sacrosanto diritto di critica. Ma qui il problema va ben oltre. Fitna non è un'opera in cui gioca un ruolo decisivo la fantasia dell'autore, non è una vignetta satirica dai toni un po' esagerati, ma un breve film documentario che riporta fedelmente sure del corano ed episodi violenti che caratterizzano il mondo musulmano. Qui non è tanto in gioco la libertà di espressione (nel senso di esprimere un'opinione) quanto -e a mio parere, ancora più grave- la possibilità di dire la verità. |
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