Pubblicato il 19/04/09 alle 12:12:17 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Non giustificate da reddito ma presunto provento di illeciti. Una è intestata a un bimbo di Simona De Leonardis PESCARA. Una villa e una porzione di villa con giardino, 800mila euro il valore complessivo, in uso a rom senza un lavoro ufficiale, sconosciuti al fisco e ritenuti socialmente pericolosi per la presunta attività di traffico e spaccio di droga. Ieri finanzieri e poliziotti sono andati a sequestrare i due immobili.
In via Aterno 277 a Pescara, e in via Adige 12 a Montesilvano, le forze dell’ordine hanno notificato a Ferdinando Spinelli e alla moglie Serena Surricchio, il primo in carcere e la seconda arrestata un mese fa con 50 grammi di cocaina, il decreto di sequestro anticipato (relativo anche a una Fiat Cinquecento e a una moto 125 di Gianluca Spinelli, fratello di Ferdinando) emesso dal Tribunale di Pescara su richiesta del questore Stefano Cecere.
A nulla è valso il fatto che i due, proprio di recente, avessero intestato la villa di via Adige al figlio di quattro anni (con regolare rogito e nulla osta del giudice tutelare), perché il pacchetto sicurezza della scorsa estate, oltre ad ampliare il campo dei reati previsti dalla legge antimafia del 1965 e dalle sue successive modifiche, ha inserito anche la novità secondo cui «al reo» è possibile sequestrare beni e denaro di cui ha disponibilità «anche per interposta persona». E in questo caso, come riferito ieri in conferenza stampa dal comandante provinciale della Guardia di finanza Maurizio Favìa e dal dirigente dell’Anticrimine Giovanni Di Teodoro, gli investigatori hanno verificato che i due immobili di Pescara e Montesilvano erano entrambi in uso a Ferdinando Spinelli e famiglia.
Un piano terra con giardino e dependance in via Aterno e la villetta a due piani in via Adige. Immobili il cui valore, stimato intorno agli 800 mila euro, si va ad aggiungere ai sei milioni di euro tra ville, terreni, auto e contanti sequestrati negli ultimi 17 mesi da finanza e polizia alle famiglie rom di Pescara e Montesilvano nel corso delle tre precendenti fasi di «Leggenda metropolitana» (quella secondo cui gli zingari sarebbero intoccabili) e a cui si aggiunge quella di ieri.
«Tutti beni», hanno rimarcato Favìa e Di Teodoro, insieme al responsabile dell’ufficio Misure preventive della Questura, Giancarlo Totaro, «che sono stati confiscati: siamo nella fase del ricorso, le famiglie continuano a utilizzarli, pur non potendoli vendere, ma una volta concluso l’iter gli saranno tolti e diventeranno beni dello Stato da reimpiegare in asili nido o caserme».
La stessa sorte potrebbe toccare ai due immobili sequestrati ieri (tra 30 giorni la convalida e la confisca) e che, come sottolinea il colonnello Favìa, «attestano la continua attenzione nei confronti dei patrimoni acquisiti in maniera illecita da parte di chi non ha un lavoro, non ha mai presentato dichiarazione dei redditi e non è in grado di giustificarne l’uso in virtù di lasciti ereditari». Con la novità che se prima, per ottenere dal tribunale il sequestro bisognava dimostrare l’attività e la pericolosità sociale del suo proprietario, ora è sufficiente che il patrimonio sia riconducibile allo stesso nucleo familiare dedito ad attività delittuosa. Sei, infine, le sorveglianze speciali richieste.