Insegnante sotto processo per vilipendio agli ebrei
Pubblicato il 20/07/09 alle 11:50:19 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
L'insegnante avrebbe pronunciato alla presenza degli alunni frasi di sapore antisemita quali «gli ebrei sono tutti ladri», «l'ebraisimo è una religione stupida perché insegna a pregare un muro» Polacco (Ucei): «Vogliamo tutele, non chiediamo soldi»
LIVORNO. Un'insegnante di religione delle scuole elementari D'Azeglio, Cinzia Viviani, 48 anni, è sotto processo per vilipendio alla religione ebraica. Ieri, davanti al giudice Antonio Del Forno e al pubblico ministero Gianfranco Petralia, si è svolta l'udienza di smistamento del processo, il cui inizio vero e proprio è stato fissato per il febbraio 2010. I fatti per i quali si è arrivati al dibattimento risalgono, però, al 2006, quando secondo l'accusa l'insegnante avrebbe pronunciato alla presenza degli alunni frasi di sapore antisemita quali «gli ebrei sono tutti ladri», «l'ebraisimo è una religione stupida perché insegna a pregare un muro», «la religione ebraica è inferiore a quella cristiana».
Da questa segnalazione, sono partite denuncia e indagini, che hanno portato l'insegnante al rinvio a giudizio per "offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone". Secondo quanto è stato possibile ricostruire, l'episodio sarebbe stato segnalato da alcuni genitori dei ragazzi delle D'Azeglio a un'insegnante della scuola di religione ebraica, Luna Mosseri, che si è costituita parte civile nel processo, assistita dall'avvocato livornese Angela Acconci. Fiorentino è invece l'avvocato Renzo Ventura, che rappresenta l'Unione delle Comunità ebraiche italiane, anch'essa parte civile. L'imputata è invece difesa dall'avvocato Alberto Uccelli.
«Si tratta di un episodio a dir poco spiacevole - dice Gadi Polacco, unico livornese eletto nel Consiglio e anche nella giunta dell'Unione delle Comunità ebraiche - i cui contorni debbono essere chiariti fino in fondo. A dire la verità, se le affermazioni fatte da quell'insegnante sono davvero quelle che abbiamo letto negli atti finora a nostra disposizione, sono perfino banalotte. Ne ho sentite di meglio in tema di antisemitismo, lasciatevelo dire...». Battute a parte, Polacco non nasconde la sua preoccupazione per un fatto che, se confermato anche dall'istruttoria del processo, sarebbe di una gravità inaudita.
«La gravità sarebbe maggiore - dice ancora l'esponente della Comunità ebraica livornese - proprio perché quelle parole sarebbero state pronunciate in presenza di minori. Voglio precisare che l'Unione delle Comunità si è costituita per tutelare l'immagine dell'ebraismo e per contrastare ogni forma di razzismo e di antisemitismo. Non siamo a caccia di risarcimenti, né vogliamo accanirci contro una persona: il nostro obiettivo è fare chiarezza su un episodio che Torna indietro ci è stato segnalato, non altro».