Pubblicato il 26/11/09 alle 15:02:35 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
l partito dei giudici esiste e lotta affiancato all’attuale schieramento di opposizione con l’unico obiettivo ben definito di abbattere l’odiato nemico di Arcore e la sua compagine governativa Il Cavaliere viene costantemente definito un’anomalia per il Paese perché controllerebbe sei reti televisive e due o tre quotidiani, anche se i fedelissimi Fede, Minzolini e Vespa non riescono ad elevare la loro voce al di sopra di quelle ben più incisive e affatto diplomatiche dei Santoro o dei Travaglio, oltre che dell’Annunziata e della Dandini con i loro ospiti accuratamente scelti tra gli irriducibili detrattori del Cavaliere. Invero anche i magistrati in guerra nel nostro Paese rappresentano una vera e propria anomalia e sin dai tempi in cui il pensionando procuratore generale di Milano esortò i magistrati a “Resistere! Resistere! Resistere!” non è stata più abbassata la guardia. Il Cavaliere, circondato da uomini di diritto ben pagati, ma certamente incapaci di trovare soluzioni idonee a risolvergli i problemi giudiziari, ha dovuto rinunciare ad ogni proposito di ridimensionare lo strapotere dei pubblici ministeri e della magistratura associata. Deve essersi convinto che la sua straripante maggioranza non avrebbe retto l’urto violento delle truppe cammellate delle toghe associate che, forti della loro rappresentanza e adeguatamente supportati dalla forza del circuito mediatico giustizialista, avrebbe avvelenato il clima politico fino ad infliggere pesanti sconfitte allo schieramento del PdL, continuamente indebolito da indagini avviate o riaperte con lucido tempismo nei simulacri più politicizzati della magistratura italiana: Milano e Palermo. Ma di fronte al rischio di una condanna per corruzione da parte del Tribunale di Milano non poteva non valere la pena di giocarsi il tutto per tutto, facendo saltare il sistema. Prima della fine della legislatura il Cavaliere avrebbe poi avuto tutto il tempo necessario per convincere gli italiani in attesa di una decisione giudiziaria, che tanto la loro sete di giustizia non sarebbe arrivata che dopo la prescrizione ordinaria e che la colpa era tutta di quei giudici comunisti che invece di contrastare la criminalità comune e badare a risolvere i problemi giudiziari dei cittadini, aveva ritenuto di dedicare ogni risorsa nel preordinato disegno di distruggerlo politicamente e da ultimo (con la condanna al risarcimento di 750 milioni di euro) anche economicamente. Insomma siamo alla resa dei conti. Ormai gli uomini del Cavaliere hanno capito: i magistrati non si fermano dinanzi a nessun ostacolo? E allora, non resta che far saltare per aria l’intero sistema (o quasi). È inutile bluffare: non è in gioco solo l’un per cento dei processi; a parte ogni facile ironia che significato avrebbe una legge che per accelerare la conclusione dei processi avesse un’incidenza su di una percentuale minima ed insignificante degli stessi? E poiché alla guerra non può che rispondersi con la guerra ecco la risposta delle toghe: la baraonda istituzionale e mediatica. Ogni colpo è ammesso e la moderazione, il riserbo che si addicono ai magistrati, anche se requirenti, vadano pure al diavolo. Se è vero che in tempi brevi i cittadini avranno una legge che taglierà migliaia di processi (tra cui quelli che interessano il Premier), nessun dorma! Tutti in campo! E mentre il Parlamento a tappe forzate (saltando addirittura la pausa pranzo) procederà all’approvazione della legge, ogni toga si appresti ad occupare il proprio posto di combattimento: i vertici dell’A.N.M. nei vari salotti televisivi a contrapporre i più nobili intenti di ogni operatore della giustizia alla politica aziendale e di bassa lega del Premier; gli altri i giudici veri, i cosiddetti rappresentati ed autogovernati, nelle aule di giustizia a rinviare processi, avviandoli alla solita veloce corsa verso un’ineluttabile declaratoria di prescrizione.