Pubblicato il 21/04/10 alle 12:00:01 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Il rischio di una terza guerra mondiale. Da liberal sabato 17 aprile 2010 La scorsa settimana, Washington ha annunciato la nuova dottrina nucleare americana che esclude attacchi nucleari contro gli Stati privi di capacità atomica o che rispettino il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), escludendo in questo modo «gli Stati fuori norma come l’Iran o la Corea del Nord» che hanno violato o rinunciato al Tnp. Secondo Teheran, questa nuova strategia di Barack Obama, ribadita durante il vertice internazionale sulla sicurezza nucleare del 13 e 14 aprile, minaccerebbe “implicitamente”gli iraniani. E di fronte alla volontà occidentale di fare adottare all’Onu nuove sanzioni più efficienti per fermare il programma nucleare iraniano, la “contro-offensiva” del regime dei mullah è stata affiancata dall’annuncio della produzione di nuove centrifughe di seconda generazione con una capacità di arricchimento dell’uranio 3 volte superiore a quella attuale. Teheran ha dichiarato di essere pronta a fronteggiare «qualsiasi minaccia israeloamericana » e ha annunciato la realizzazione di un nuovo sistema missilistico antiaereo, il Mersad (imboscata), «capace di colpire aerei nemici a media e bassa quota». Secondo il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, inoltre, il vertice interWashington il 12 e 13 aprile scorso sulla sicurezza nucleare e al quale l’Iran non è stato invitato è stata una «provocazione» e una nuova «iniziativa umiliante », visto che Obama lo ha utilizzato anche per persuadere la Russia e la Cina ad avallare le sanzioni. In risposta alle nuove misure strategiche americane e alla volontà occidentale di isolare l’Iran nucleare, il regime dei Mullah ha elaborato una contro-offensiva molteplice. Prima di tutto, nell’ambito di una retorica vittimista e terzomondista che seduce i paesi anti-occidentali o contrari all’egemonismo americano, i dirigenti iraniani tentano di allargare il fronte filo-iraniano e stanno presentando una denuncia formale all’Onu, designando come «vera minaccia per il mondo» i paesi che possiedono attualmente le armi atomiche» (vale a dire America, Francia, Gran Bretagna, e Israele). Poi, la Repubblica islamica ha fatto sapere che non si ritiene obbligata a rispettare le decisioni prese nel vertice di Washington ed è passata dalle parole ai fatti organizzando oggi e domani a Teheran un “controvertice” sul nucleare al quale sono stati invitati tuuti i paesi ostili alle sanzioni contro l’Iran. Secondo il quotidiano turco Hurriyet Daily News & Economic Review China, Cina, India, Siria, Venezuela, Turkmenistan, Sudan, Oman, e Cuba, hanno assicurato la loro presenza. Il vertice si intitolerà, nella “neolingua” orwelliana dei Pasdaran, «Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno». Infatti, per giustificare il suo programma nucleare e delegittima re l’embargo e le sanzioni internazionali contro l’Iran, Teheran sostiene, benchè tutti sappiano la verità, che il suo programma nucleare sarebbe «solo destinato a scopi civili» precisando che «lo sviluppo di armi atomiche andrebbe contro i dettami dell’islam », al contrario delle imprese e intenzioni bellicose dei “Satana” americano-israeliani. Per sedurre le capitali islamiche, arabe e terzomondiste, Teheran è riuscita ad allargare il fronte filo-iraniano denunciando l’ingiusto “doppio peso”. Ovvero: «impedire agli iraniani di avere ciò che è stato consentito a Israele». Di fatto, la strada di un inasprimento delle sanzioni contro Teheran è respinta non solo dalla Corea del Nord totalitaria o dalla Cina post-maoista, ma anche dal nuovo alleato strategico dell’Iran, la Turchia post kemalista di Erdogan che accusa Israele e vuol risolvere la crisi con l’Iran «solo per via diplomatica». Assieme alla Turchia, alcuni altri paesi musulmani reputati “moderati” come l’Egitto e la Giordania, esigono che Israele aderisca al trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e parlano di evidente strategia del doppio peso. Posizione che ha convinto il premier israeliano Netanyahu a non recarsi al vertice di Washington e a mandare il suo vice, Dan Meridor. Per molti analisti, il caso israeliano potrebbe rendere più difficile l’adozione di nuove sanzioni contro Teheran, perchè la Cina, i paesi del terzo mondo e quelli islamici dell’Oci (Organizzazione della Conferenza islamica) si chiedono come mai il nucleare iraniano sia una minaccia ma non quello israeliano, sempre tollerato dall’Occidente. Oltre alla Siria e al Sudan, alleati privilegiati di Teheran sul dossier nucleare, il prossimo-oriente e l’antioccidentalismo, Ahmadinejad ha invitato al contro-vertice di Teheran 60 paesi, fra cui i paesi dei Bric: Brasile, Russia, Cina, India, i quattro in grado di bilanciare l’unipolarismo americano, e senza dimenticare i paesi africani e sudamericani non allineati. Infatti, oltre la Siria e i paesi comunisti ed ex-comunisti dell’antica Urss, il nucleare civile iraniano gode dell’appoggio di tanti paesi dell’America Latina: dal Brasile, che ha accettato di recarsi al contro-vertice di Teheran pur essendo amico dell’Occidente, all’asse “neo-bolivarista” promosso dal presidente venezuelano Hugo Chavez, (il “fratello” di Ahmadinejad), e i suoi discepoli della Bolivia (Evo Morales) del Nicaragua (Daniel Ortega), dell’Equador (Rafael Correa), fino ai maestri di Cuba (fratelli Castro), uniti nel gruppo latinoamericano- caraibico Alba contro l’Alena filo-statunitense. Scontata la partecipazone della Corea del Nord totalitaria, alleato di sempre della Repubblica islamica iraniana, che aiuta quest’ultima a perfezionare la portata dei missili balistici iraniani Sejil II. Quella dell’India lo è un po’ di meno, visto che la cooperazione di Nuova Delhi con i servizi americani e israeliani in funzione anti-terrorismo islamico è ottima. La verità è che l’India, storico paese non allineato, ha bisogno come la Cina di mantenere una certa amicizia o neutralità con l’Iran, che è - esattamente come il paese di Gandhi - membro osservatore all’Organizzazone della Conferenza di Shanghai (Ocs), che unisce in funzione anti-occidentale e ananti- americana la Cina, la Russia e le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale che mirano ad instaurare un «nuovo ordine mondiale multilaterale». Detto questo, non va dimenticato che l’India, alla pari della maggioranza degli invitati, non ha la capacità di impedire le sanzioni contro l’Iran nell’ambito del dossier nucleare iraniano. Al contrario, la presenza della Cina al contro-vertice iraniano, è molto più problematica. Infatti, a differenza della Russia di Medvedev che si è avvicinata all’Occidente da quando Obama ha deciso di firmare con Mosca lo Start e di rinunciare in parte al progetto di radar e antimissili in Europa centrale, la Cina è l’unico paese filo iraniano a possedere diritto di veto nel Consiglio di sicurezza Onu e che potrebbe opporsi alle sanzioni contro Teheran senza temere danni o rappresaglie. Con la Russia, la Cina avrebbe tutto l’interesse a fare fallire un eventuale embargo contro l’Iran dei Mullah. Ma a differenza di Mosca, che dispone di tantissime riserve di petrolio e di gas (44% delle riserve mondiali di gas), la Cina può difficilmente mettere in discussione l’alleanza con l’Iran, che ha le seconde riserve di idrocarburi del Golfo e tutto l’interesse a fare pressione sull’America nell’ambito di parecchi casus belli come Google, Taiwan e il Tibet. È in quest’ambito che il capo negoziatore iraniano per il dossier nucleare, Saeed Jalili, era venerdì scorso a Pechino per incontrare il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi e convincerlo a partecipare alla conferenza di Teheran. E questo spiega la strategia a doppio binario della Cina neo-capitalista e vetero-totalitaria che da un lato dà una mano all’economia di mercato occidentale, di cui ha bisogno per continuare a crescere, e dall’altro sostiene il nuovo Asse dell’Odio anti-occidentale (Iran, Corea del Nord, Sudan, Siria) che utilizza sia per fare pressione internazionale (con l’obbiettivo di mandar via la flotta americana dal mar cinese) sia per l’approvigionamento energetico (soprattutto dall’Iran) di cui ha bisogno per diventare - come ha detto a Washington il leader cinese Hu Jintao, la prima potenza mondiale entro il 2050. Cina e Russia hanno investono da anni miliardi nel settore energetico iraniano e condividono con Teheran lo stesso rifiuto dell’ordine internazionale unipolare caraterizzato dagli interventi statunitensi nel Golfo, in Europa (Balcani), nel Caucaso, in Asia Centrale e in Asia. Infatti, anche se Mosca sembra aver stretto la mano tesa Obama, non mai smesso di ribadire (assieme a Pechino) la sua contrarietà a delle sanzioni draconiane contro l’Iran. Principale consumatore d’idrocarburi, in primo luogo iraniani, prossima prima potenza mondiale in tutti i campi (militare, economico, demografico) tra il 2030 e il 2050, la Cina sarà in futuro il principale rivale degli Stati Uniti se non addirittura il suo avversario. E lo sarà anche dell’Europa, se quest’ultima rimane “assoggettata” alla Nato e a Washington. La nuova Cina, di cui si tende a dimenticare la natura totalitaria e che è sempre governata con pugno di ferro dal partito comunista cinese, ambisce a “respingere” a breve la marina americana fuori dall’Asia e dal mare cinese e dall’Eurasia e a recuperare Taiwan. Sostiene le aspirazioni nucleari dell’Iran e di altri dittatori “antimperialisti” sulla via della nuclearizzazione, come la Corea del Nord di cui fa finta di essersi allontanata ma che non avrebbe la bomba nucleare e i missili balistici senza l’aiuto e il permesso di Pechino. Condivide con il suo storico (ex-futuro) nemico russo (con il quale esiste un enorme contenzioso territoriale) lo stesso desiderio di rivincita per «l’umiliazione» subita dal Mondo Libero. E persegue lo stesso obiettivo, in particolare attraverso l’Ocs, che consiste nel rimettere in discussione il Nuovo Ordine internazionale e l’ideologia dei Diritti dell’Uomo, «punto essenziale» della nuova doxa americano-occidentale. Oggi è difficile cadere vittima della duplice strategia della nuova Cina, che penetra gode l’organizzazione mondiale del commercio (Omc) e utilizza il libero-scambismo e la mondializzazione economica per rovinare l’Occidente e arrichirsi (“socialismo di mercato”) pero corteggia e appoggia sotto mano l’Asse neo-totalitario rossonero- verde. Un paese che sostiene i peggiori regimi totalitaristici del mondo come la Corea del Nord, che arma l’Iran, ha la bomba nucleare ed è responsabile di carestie di massa, oppure il regime islamico-militare del Sudan, che continua nell’indifferenza generale a sterminare centinaia di migliaia di persone nel Darfur ma che dispone di petrolio e compra gli aerei e i missili cinesi e russi. La Cina totalitaria-neocapitalista cerca a tutti i costi di controllare ovunque in Africa, in America Latina e in Oriente dando le fonti e le vie degli idrocarburi necessari alla sua crescita a due cifre, in cambio progetti industriali senza pretendere alcuna forma di democratizzazione. Nell’ambito della mondializzazione, questo rappresenta un enorme vantaggio per i dittatori antioccidentali, non solo africani ma di tutto l’Asse dell’Internazionale dell’Odio antioccidentale. Nel 1997, Samuel Huntington descriveva come un visionario questo nuovo dato legato alla fine della Guerra fredda spiegando che: «L’alleanza confuciano- islamica è nata per sfidare gli interessi, i valori e le potenze occidentali. La Cina aumenta rapidamente le sue spese militari e le sue forze. Acquista armi dalla vecchia Unione Sovietica. Sta comprando missili a lunga gittata». Ricordiamo, infatti, che il Paese di Confucio e di Mao esporta armi sofisticate verso un gran numero di paesi antioccidentali e da anni aiuta paesi islamici ad acquistare armamenti e tecnologie di avanguardia. Grazie alla Cina non solo il Pakistan, che ospita Bin Laden ed è sostenitore dei talebani, possiede la bomba atomica ma anche l’Iran, che è un suo grande debitore, si sta per dotare del nucleare. Forse in futuro, subito dopo l’Iran, lo faranno anche l’Algeria revanscista, la Siria, ma anche l’Arabia saudita, l’Egitto, ecc. Tra venti o trent’anni, quest’alleanza rosso- verde o «confuceo-islamica », ostile all’egemonia americano- occidentale, preoccuperà sia l’indebolita e divisa Europa che la sicura America, sempre più odiata e contestata come mai prima d’ora. Infatti, la nuova Cina, prossima prima potenza mondiale, pur pretendendo voler un mondo pluripolare e essere “nemica di nessuno”, non è in verità né alleata né amica di nessuno. La nuova Cina rimane la più grande dittatura rossa del mondo. Benché Pechino sia stata l’invitata d’onore del vertice di Washington, e benchè sia abilmente inserita nell’Omc e faccia finta di non essere più «totalmente opposta alle sanzioni contro Teheran», perchè deve a tutti i costi continuare a smerciare i suoi prodotti a basso costo in Occidente, ha comunque sempre più bisogno del petrolio musulmano, in gran parte iraniano. E per alimentare la sua immensità e la sua crescita difficilmente sostenibile energeticamente, deve continuare a conquistare, economicamente e a sedurre il Terzo Mondo islamico e l’Africa. Si sente quindi libera di stringere un’alleanza rosso-verde “confuceo-islamica” con l’Iran di Ahmadinejad, il Sudan di Al Bachir, e numerosi stati africani produttori di petrolio, come lo aveva pronosticato con pessimismo Huntington. Se facciamo un’analisi retrospettiva dei quattro ultimi anni di negoziati con Teheran e sanzioni progressive e limitate, la politica di dialogo portata avanti da Barack Obama con l’Iran sul programma nucleare ha solo permesso a Teheran di risparmiare tempo e farne perdere al “Gruppo dei 5+1” e all’Aiea. Infatti, i rappresentanti delle 5 più importanti potenze nucleari del mondo più la Germania, incaricati del dossier nucleare iraniano, hanno capito che la risposta dell’Iran di Ahmadinéjad alla “mano tesa” del presidente americano e dell’Europa è stata “inadeguata”. La strategia di “dialogo” scelta finora dall’Occidente, che vuole evitare a tutti i costi lo scontro militare è soltanto ingenua. Il contro-vertice del prossimo fine di settimana e le ultime minacce di Teheran saranno il punto di partenza di una nuova sfida per l’Occidente e i paesi sunniti filo-occidentali del Golfo che temono la crescita della rivoluzione sciita in Iraq, in Libano, ma anche tra le minoranze sciite del Golfo e in Palestina: o l’Occidente decide di fermare con mezzi efficienti Teheran, anche se non piace alla Cina, o l’Iran nazislamista avrà la bomba e trasformerà il Prossimo Oriente e il Golfo o in una “zona di tempesta”. Fra i peggiori scenari, non possiamo escludere quello di un Iran nucleare - arrogante sotto un’embargo inutile (perchè non totale) o bombardato da Israele - capace di bloccare gli stretti di Ormuz e Charm Al Cheikh, dove passano le navi del petrolio, suscitando un tardivo intervento militare occidentale con il rischio di una terza guerra mondiale.