Pubblicato il 08/10/10 alle 22:12:22 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
"La politica israeliana di frammentazione territoriale e la risposta palestinese" Ho assistito, il 5 / 10 / 2010, a una conferenza della giornalista israeliana Amira Hass, tenuta in una sede messa a disposizione dall'Università di Bologna, sul tema "La politica israeliana di frammentazione territoriale e la risposta palestinese". Non mi ero munito di materiale per annotazioni, e mi affido alla memoria per trasmetterne il senso generale e alcuni particolari notevoli ai pochi amici disposti a leggermi.
C'è stata una introduzione geografica con diapositive, per illustrare la frammentazione della West Bank tra le aree sotto controllo palestinese e le aree sotto controllo israeliano (insediamenti e altre zone); si sottolineava il fatto che, poiché le aree sotto controllo israeliano sono collegate tra di loro e con Israele da una rete viaria esclusiva, le aree sotto controllo palestinese restano staccate tra loro come isole, rendendo problematica, allo stato attuale, l'idea di uno Stato palestinese organico ed economicamente vitale.
Fin qui, niente da dire: anche la geografia, come la matematica, non è un'opinione, la realtà è questa. Ma la relatrice, dopo aver esordito affermando che il problema sta nel passato, lo ha descritto nel modo seguente.
In partenza, ha equiparato tout court, come se fossero sinonimi, sionismo e colonialismo. E' vero che l'assemblea generale dell'ONU, in una certa famosa occasione, ha fatto di peggio; ma sentire una enormità del genere da una cittadina ebrea di Israele fa una certa impressione. Per la Hass, insomma, il progetto di uno Stato grazie a cui gli Ebrei potessero ritrovare un posto e una dignità nel consesso internazionale dopo millenni di sofferenze era fin dall'inizio solo un complotto imperialista e razzista, con gli Ebrei punte di lancia dell'"uomo bianco" contro il resto del mondo da sfruttare e sottomettere; nient'altro.
Comunque sia, questa patente di "colonialisti" rilasciata d'autorità dalla Hass ai sionisti dell'Ottocento e del Novecento e ai fondatori dello Stato d'Israele comporta una conseguenza: lo Stato d'Israele è per sua natura, e insanabilmente, illegale; per cui, l'occupazione della West Bank è illegale al quadrato. E' vero che la Hass si è espressa a favore della formula "2 Stati per 2 popoli": ma è apparso evidente che si trattava di una scelta forzata, provvisoria e ipocrita, il suo cuore batte per la "soluzione" di uno Stato unico e "socialista" (???): cioè, evidentemente, sotto controllo arabo e con gli Ebrei (quelli che eventualmente rimanessero) ridotti a dhimmi. La Hass lo ha presentato, all'inizio, come il suo sogno e augurio; poi ha finto di correggersi, ha affermato che era solo uno scherzo ("non lo avete capito?"); ma in tutta la sua successiva esposizione sono apparsi, chiarissimi, il suo pensiero e i suoi sentimenti. Per lei, gli unici abitanti "legittimi" dell'intera regione sono gli arabi palestinesi, gli Ebrei hanno fatto male a venire e farebbero meglio ad andarsene, e comunque l'idea dei 2 stati è una perdita di tempo perché è respinta da una sola delle parti: quella israeliana, compresi i vari Peres e Rabin, indicati di solito come "colombe" ma in realtà ostili alla pace. Gli israeliani sono tutti guerrafondai, lo dimostra l'episodio del pazzo omicida di Hebron.
E qui è partita una lunga, ripetitiva, noiosissima descrizione delle angherie imposte alla popolazione palestinese nella West Bank, di tutti i disagi, le diseconomie, gli impedimenti ai rapporti sociali, le ingiustizie, fino all'ingiustizia somma, il Muro, che non è stato costruito per difesa contro i terroristi ma per colonialismo, per la bella ragione che il progetto, segreto, risalirebbe al 1995, prima dell'ultima ondata terroristica (e se anche fosse? Forse che prima della seconda Intifada il terrorismo non c'era?). Anzi, anche il Muro è un complotto: i kamikaze che ne hanno reso necessaria la costruzione sono stati strumenti degli israeliani: Forse sono stati gli israeliani stessi a organizzarli! (Lo sanno tutti che anche l'11 settembre furono gli Americani, anzi gli Ebrei americani, a pilotare gli aerei!).
E il pubblico? Beh, dire che fosse "schierato" è dire poco. Grandi applausi sottolineavano puntualmente le frasi contro Israele, specialmente le "battute" più stupide. Un solo esempio: "Israele è uno Stato democratico.......per gli Ebrei". Già, perché invece negli Stati arabi e musulmani ci sono le più avanzate forme di democrazia, ben superiori a quelle di cui devono accontentarsi i palestinesi residenti e cittadini di Israele: non è così?
Cominciano gli interventi del pubblico. C'è la svampita "pacifista" ex sessantottina, tutta giuliva, che propone boicottaggi e altre forme di "lotta non violenta" (risposta della Hass: "Non voglio sentir parlare di non violenza, perché sembrerebbe una condanna morale di attività positive come il lancio di pietre, gli incendi, il sabotaggio, le distruzioni vandaliche; al massimo, parlerei di lotta senza armi. Ma queste cose non bastano, data la collaborazione militare israelo - americana; ci vuole qualcosa di più, come lo spostamento degli equilibri di forza della intera regione mediorientale [trasparente allusione, secondo me, a un auspicato intervento diretto dell'Iran]). E poi c'è lo studente che premette "Non sono nè filo-israeliano nè filo-arabo", e poi si lancia in un attacco a Israele che più unilaterale non si può. Alla faccia del bicarbonato di sodio, avrebbe detto Totò: e figuriamoci se avesse dichiarato una piccola preferenza per i palestinesi!
C'è stata però una coraggiosa ragazza israeliana che ha preso la parola, di fronte alla platea ostile, per denunciare la scorrettezza di non aver previsto una sola voce "ufficiale" che controbilanciasse la parzialità della relatrice, e che presentasse le cose anche da un punto di vista un po' diverso. Aveva mille volte ragione, anche solo per una questione di metodo e di onestà intellettuale, cose sconosciute alla relatrice, all'organizzazione e alla platea.
Ho deciso che il suo appello non poteva cadere nel vuoto, e che la voce alternativa sarebbe stata la mia. Ovviamente, come voce dalla platea, dovevo limitarmi nei tempi e negli argomenti, e dovevo rinunciare in partenza a ogni eventuale replica; per cui, ho selezionato mentalmente tre concetti tra i molti che avrei voluto esprimere. Eccoli:
1) La relatrice ha parlato del "passato" e dei "fatti", che bisognerebbe conoscere bene per interpretare la situazione. Però, tutte le volte che ha parlato dell'opzione "2 Stati", ha "dimenticato" di dire chi si è ferocemente opposto ad essa, cominciando nel 1948, continuando per altre 3 guerre e oltre, e rifiutando una divisione territoriale che gli Ebrei, all'inizio, erano dispostissimi a concludere. E dopo questo "passato", dopo i "fatti" di 4 guerre e di un terrorismo sanguinario, dopo le feste palestinesi per i missili di Saddam che cadevano su Israele, dopo i quotidiani lanci di razzi da Gaza, pretendete di non pagare pegno e di dimenticare tutto, come se finora si fosse scherzato, e di parlare solo delle conseguenze, condannando l'occupazione della West Bank nel nome del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra? E sapendo benissimo che cosa sarebbe successo se Israele avesse perso una sola volta!!! (altro che Ginevra e legalità internazionale!!!)
2) E' indecente tornare a parlare sempre e solo di quell'unico pazzo di Hebron, dimenticando di proposito le continue, innumerevoli e mostruose atrocità dall'altra parte.
3) Ammettendo che Lei voglia davvero i 2 Stati e quindi una situazione di pace: perché in Israele possono vivere indisturbati oltre un milione di palestinesi, e invece gli ebrei insediati nella West Bank dovrebbero sgomberare? Non potrebbero vivere insieme, ovviamente quelli che accettano lo Stato palestinese e in parità di diritti? E se no, perché?
Si possono immaginare i muggiti del pubblico. Ma per farla breve elenco le tre risposte:
1) Gli Stati arabi (non ha nominato nè i palestinesi nè, tanto meno, Hamas) sono d'accordo per i 2 Stati e quindi per il riconoscimento di quello israeliano: lo dimostra il fatto che da parecchio tempo non fanno guerre (certo: lo Stato israeliano è così "riconosciuto" che tutti gli Stati arabi considerano un nemico inaccettabile sul loro territorio qualsiasi turista che abbia il timbro israeliano sul passaporto!!!).
2) Le atrocità sono legittime se compiute da un popolo sotto occupazione. (quindi, evidentemente, quell'unico episodio di Hebron pesa più di tutte le atrocità passate, presenti e future).
3) I coloni israeliani in West Bank potevano forse essere accettabili prima, quando erano relativamente pochi; adesso sono mezzo milione, quindi troppi (E perché non ci avete pensato 20 o 30 o 40 anni fa, promuovendo allora una pace con riconoscimento definitivo?)
Concludo, per conservare a questa comunicazione il carattere di resoconto, anche se non ho potuto non sottolineare qualcuna tra le bugie e le omissioni dell'ineffabile relatrice. Alla quale vanno i miei sinceri complimenti: penso che difficilmente si potrebbe trovare un interlocutore arabo con idee più radicalmente anti - israeliane delle sue. Lascio gli altri commenti ai lettori, esprimendo solo un ultimo rammarico: queste celebrazioni orgiastiche della malafede e della disinformazione andrebbero contrastate, fin dalla fase di preparazione, con presenze più organizzate e autorevoli di quanto possa essere la voce di un singolo cittadino qualunque come me.
Bologna, 6 / 10 / 2010 - Bruno di Mauro
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UNA RISPOSTA INDIRETTA :Una lettera di un arabo mussulmano ,cittadino israeliano:
Questa lettera è stata pubblicata su un sito israeliano (news first class) in ebraico e in arabo e in un sito americano
Sono un arabo mussulmano, cittadino israeliano. Non ne posso più di quella bugia chiamata “il popolo palestinese” ed è giunto il momento per un arabo, di esprimersi apertamente.
Noi arabi che viviamo in Israele siamo semplicemente arabi.
Non siamo mai stati palestinesi, perchè non c'è mai stata una cosa chiamata “popolo palestinese”.
La maggioranza degli arabi israeliani sono nati nello stato di Israele. I nostri avi sono giunti qui da vari stati arabi negli ultimi 120 anni, cercando lavoro e sostentamento offerti dagli ebrei o dagli inglesi in quei 30 anni in cui hanno governato la regione.
E' vero che un numero insignificante di arabi hanno vissuto qui anche prima, sotto il dominio turco-ottomano durato 400 anni.
Questi sono morti e i loro figli continuano ad essere semplicemente arabi come me.
L'invenzione del popolo palestinese ed in seguito la richiesta di uno stato autonomo palestinese, costituisce per me un incubo.
Non voglio vivere in nessuno stato arabo, nemmeno in “ Palestina”.
Un ulteriore stato arabo sarà come qualsiasi altro stato arabo, che qualsiasi arabo israeliano sano di mente deve temere e a cui deve opporsi.
Fra tutti gli stati arabi non c'è nè nemmeno 1 democratico.
NIENTE LOTTA NIENTE DISCRIMINAZIONE
Io arabo mussulmano israeliano voglio vivere nello stato di Israele, nella patria democratica del popolo ebraico che è anche la mia patria, come ebrei/arabi/cinesi/ vivono fuori dalla loro patria ed accettano le leggi, le usanze e la cultura che li ospita.
Io pretendo pari diritti civili tre me e qualsiasi ebreo, ma anche pari doveri. Voglio una divisione corretta delle risorse per tutte le etnie della cittadinanza.Lo stato degli arabi in Israele non è tanto meglio di quello dei nuovi immigranti etiopici, ma tutti e 2 sanno che uno stato arabo qualsiasi è molto peggio.
La lotta degli arabi contro gli ebrei ci distingue dalla società israeliana ed obbliga gli ebreia discriminarci.
Senza questa lotta non ci sarà discriminazione. E' così semplice!
Io non sono solo, ci sono molti arabi in Israele che la pensano come me nel loro privato e qualche volta lo esprimono sottovoce.
Non è di moda parlare e scrivere in termini occidentali che abbiamo imparato dalla società israeliana, che ci ha insegnato anche alcune lezioni di vita.
Abbiamo capito che la sacralità della morte porta solo alla morte e che il diritto di vivere è un valore che supera tutti gli altri.
Io sono un arabo mussulmano laico che vive in mezzo a ebrei laici e basterebbe togliere dal nostro vocabolario quella sciocchezza che si chiama “ palestina” per non avere nessuna distinzione tra di noi.
VUOI UNO STATO ARABO? VATTENE DA ISRAELE!
Dobbiamo ammettere: gli ebrei vogliono vivere in pace con gli arabi loro concittadini. Siamo noi e specialmente i “nostri” leader arabi a perpetuare l'ostilità per evitare la convivenza.
Ci sono state delle guerre e questa è la realtà, il piccolo stato di Israele può e deve essere uno stato modello e non me ne frega che venga chiamato “ la patria del popolo ebraico”.
Io voglio vivere qui .
Un arabo che pensa di dover vivere in uno stato arabo se lo può scegliere. Ci sono tanti stati arabi.
IO NO!
Anche se questo stato sarà diviso e sarà istituito uno stato palestinese, non rinucerò alla possibilità di vivere nello stato democratico di Israele.
Io amo questo stato e rispetto gli ebrei che l'hanno costruito sulle rovine di una regione desertica , abbandonata e maltrattata.
“ Uno stato palestinese” sarà uno stato terribile. Non potrà essere uno stato democratico. Già oggi si vede il fiorire della corruzione dei leader palestinesi ancor prima che lo stato sia costituito.
Chi potrà giudicarli e punirli?Come invece succede in
Israele, basta leggere i giornali israeliani. Mustafa Bin Ali Khamdan Haj Akhmed