Vittime per sempre: intervista a Barbara Benedettelli
Pubblicato il 20/04/11 alle 19:09:22 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Barbara Benedettelli, scrittrice, articolista, curatrice del programma “Top Secret” in onda su Rete4 Sono le quattro del pomeriggio e mi sto recando a un appuntamento con lei, per parlare del suo ultimo libro “Vittime per sempre” (Aliberti Editore, 277 p. 2011,€ 16,50). Lascio l’Ara Pacis alle spalle e mi dirigo verso l’altra sponda del Tevere. Mi addentro nei vicoli all’ombra del cupolone e finalmente arrivo in un ex convento adibito ad albergo. Bel posto.La scrittrice mi raggiunge. Ha il viso dolce e sorridente, occhi neri e profondi. Si instaura subito un clima di simpatia.
Barbara, parlami del tuo ultimo libro “Vittime per sempre”.
In questo libro ho messo tutta la mia anima. Mi ha assorbito completamente, vi ho lavorato senza sosta. E’ il frutto di numerose interviste che ho fatto ai parenti di chi è stato strappato prematuramente alla vita. La vita è il più grande dono che possediamo ed è importante che impariamo a rispettarla. Non possiamo svalutarla, trattarla come carta straccia. Non possiamo disprezzarla. La vita va difesa. E’ questo che ho cercato di mettere in evidenza.
Chi sono le ‘vittime per sempre’ di cui parli?
Le vittime per sempre sono i congiunti di chi è stato ucciso. Uccidere una persona significa uccidere un mondo intero, distruggere le vite dei familiari che vengono condannati ad un’esistenza di dolore. L’assassino dopo aver scontato la sua pena, può comunque avere un futuro. I familiari delle vittime no. Vengono condannati all’ergastolo del dolore. Nel libro ho voluto dar voce a queste vittime. Racconto otto storie.
Ho visto che il libro raccoglie le interviste ai parenti delle vittime.
Si, il libro contiene i dialoghi, le confidenze, la corrispondenza che ho ricevuto dai parenti che vivono un’esistenza spaccata, che cercano di farsi ascoltare per ricevere giustizia e che invece si sentono dimenticati, mal tollerati e maltrattati dal nostro sistema giudiziario. Avvicinandomi a loro ho scoperto un mondo che neanche lontanamente immaginavo. Sono entrata nella loro vita in punta di piedi, ho visto il loro dolore, il disincanto di scoprire che l’assassino, nel corso del processo, si trasforma da delinquente senza scrupoli in ‘povera vittima’ che va curata, seguita, e quasi coccolata per donargli, dopo una detenzione mai adeguata alla efferatezza del delitto, una nuova esistenza, una nuova possibilità di futuro e di ricostruzione. Nel sistema penale italiano la vittima, i parenti delle vittime, che hanno perso il bene più grande, contano pochissimo. Conta di più il bene per l’assassino, il suo recupero, il suo reinserimento nel sistema sociale. E con questa mentalità, ho scoperto che la vittima e i loro parenti non ricevono giustizia. Noi abbiamo un ‘sistema premiale’: se l’assassino dimostra una convinta partecipazione alla rieducazione, ti riducono quarantacinque giorni di pena ogni sei mesi. E a questo si aggiungono una serie di altri benefici. [...]