ORIANA FALLACI - TEATRO, CINEMA E FICTION LA RACCONTANO
Pubblicato il 16/06/11 alle 16:54:32 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Le forme di espressione artistica a confronto sul modo migliore per raccontare il mito Fallaci Giornalista di fama internazionale e scrittrice tradotta in tutto il mondo, la Fallaci è forse uno dei personaggi più difficili da raccontare e da rappresentare. Probabilmente perché lei stessa era una grande narratrice di sé e degli avvenimenti in cui si trovava coinvolta: i suoi non erano libri di fantasia, ma sempre strettamente aderenti alla realtà, ai personaggi, ai fatti vissuti in prima persona. Dal suo esordio, nel 1958, con I sette peccati di Hollywood alla trilogia composta da La rabbia e l’orgoglio (2001), La forza della ragione e L’Apocalisse (2004), passando per Lettera a un bambino mai nato (1975), Un uomo (1979) e Insciallah (1990), il percorso narrativo di Oriana Fallaci è sempre legato alla sua esperienza esistenziale e mai avulso dalla sua avventura professionale di giornalista. Se sposa una causa civile, come la condizione della donna, ne viene fuori un libro come Il sesso inutile (1961). Se affronta la follia, la malattia dell’amore, decide di raccontare la sua relazione con Alekos Panagulis. Se indaga il tema della maternità, ne nasce la commovente descrizione del suo complesso rapporto con un “bambino mai nato”. I lettori dei suoi libri, tutti editi da Rcs, conoscono bene questo tratto fondamentale. D’altronde, la stessa Fallaci afferma che “il giornalismo è stato un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura” e che, già da quando aveva l’età di quattro-cinque anni, non concepiva “nemmeno lontanamente un mestiere che non fosse quello di scrittore”. E nella prefazione a Interviste con la storia (1974), tiene a precisare:
“Non mi sento e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento. Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che sento come se mi riguardasse personalmente e dovessi prendere una posizione. Perché io, semmai, sono uno scrittore prestato al giornalismo. Piuttosto sono uno storico, cioè quel giornalista che scrive la storia nell’istante in cui accade”.
Ma Oriana Fallaci ammette di avere un’unica ambizione:
“Che i miei libri continuino a vivere anche dopo la mia morte, perché dai libri nascono i libri, proprio come dalla gente nasce altra gente. Insomma, vorrei morire un po’ meno”.
Eppure, chi si è avventurato a trarre dei film dai suoi libri, quando la Fallaci era ancora in vita, ha sempre trovato enormi difficoltà: da Michael Cimino a Robert De Niro, da Robert Redford al produttore Franco Cristaldi, che tentarono inutilmente di portare sul grande schermo Un uomo, per citare solo gli esempi più clamorosi. E c’è chi afferma che, da quando la Fallaci è scomparsa, è più facile lavorare sulla Fallaci.
Attualmente, oltre all’immaginaria, impossibile intervista alla più grande intervistatrice del ‘900, interpretata in teatro da Monica Guerritore, sono in lavorazione una fiction sulla vita di Oriana Fallaci e un film tratto proprio da Un uomo.