In aumento la violenza sulle donne, allarme di 'Telefono Rosa'
Pubblicato il 04/09/11 alle 14:54:34 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Settanta casi di atti violenti contro le donne finiti in tragedia da gennaio a oggi, senza considerare stupri o violenze domestiche E le donne in gravidanza che vengono picchiate dai mariti o compagni. "Telefono Rosa" lancia l’allarme sull’aumento dei fatti di cronaca che hanno come vittime le donne nel nostro Paese. Secondo la relazione dell’associazione, sino ad oggi sono stati 41 gli omicidi e 29 i tentati omicidi.
È il Lazio la regione nella quale si sono verificate più violenze finite tragicamente in 13 casi: 6 donne sono state uccise mentre 7 sono stati i tentati omicidi. Il primo caso è avvenuto l’8 marzo quando il cadavere di una donna senza testa nè gambe e privo di alcuni organi interni è stato trovato lungo l’Ardeatina, nella periferia a sud di Roma. Il 23 agosto scorso a Sabaudia una ragazzina di undici anni, dopo aver lasciato il suo fidanzatino di dodici, è stata sfregiata da quest’ultimo con un vetro. Seguono Lombardia e Campania, rispettivamente con 6 e 4 omicidi e 1 e 3 tentati omicidi. L'ultimo caso è quello di un trentottenne di origine indiana che ha massacrato di botte la moglie all’ottavo mese di gravidanza. La colpa attribuita alla donna era quella di aspettare una bambina. La notizia arriva da Radda in Chianti, nel senese.
Souad Sbai, deputata del Pdl e presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia (Acmid-donna onlus) ha lanciato una proposta destinata probabilmente a far discutere: revocare il diritto di cittadinanza italiana a chi maltratta donne e bambini, e ritirarla anche a chi l’ha già ottenuta. «Al nostro numero verde antiviolenza “Mai più sola”, arrivano continuamente denunce di questo tipo -rimarca Sbai- l’ultima telefonata in ordine di tempo riguardava una donna maghrebina che il marito minacciava di far rimpatriare perchè aspettava una bambina e non un maschio. Al telefono mi ha detto “non avessi mai fatto quella maledetta ecografia”. Il marito è cambiato da un giorno all’altro, l’ha riempita di botte e insulti. Ci siamo presi cura di lei e ora in un centro di accoglienza».
La giornalista e parlamentare ha concluso il suo appello affermando che bisogna lottare contro forma di violenza contro le donna: «Chi è in Italia, che sia cittadino o meno, deve rispettare le regole del Paese in cui vive e qui la donna non è considerata una macchina sforna-figli, bensì un essere umano». La sua proposta fa riflettere su quanto si debba e si possa fare in Italia per tutelare i diritti basilari delle donne quando vengono calpestati: il diritto ad una vita dignitosa, il diritto a non subire violenza domestica, il diritto ad essere madri, prima ancora di quello alle pari opportunità e allo stesso trattamento in ambito lavorativo che è riservato agli uomini. Ma le istanze che difende impongono anche una riflessione su cosa si debba fare per promuovere una società pluralista e multiculturale.