La Francia vieta ai musulmani di pregare nelle strade cittadine
Pubblicato il 17/09/11 alle 13:29:06 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
La tradizionale preghiera del venerdì si è svolta in una stazione dei vigili del fuoco dismessa a Parigi Vietato Pregare per strada. Fino a ieri, il divieto era più teorico che reale, come chiunque poteva constatare facendo due passi di venerdì nel quartiere islamico della Goutte d’Or, un pezzo di Algeri trapiantato nel diciottesimo arrondissement di Parigi, concesso e non dato di riuscire a camminare per le vie intasate di musulmani prosternati. Qui di moschee ce ne sono due, ma sono troppo piccole per ospitare tutti i fedeli che quindi si arrangiano sui marciapiedi adiacenti.
Da qui proteste di chi musulmano non è, ingorghi nella circolazione e un potente argomento di propaganda regalato al Front national di Marine Le Pen, troppo felice di brandire contro l’immigrazione musulmana il totem superepubblicano della «laicità», sancita dalla legge del 1905 sulla separazione delle chiese (all’epoca, soprattutto quella cattolica) dallo Stato, tuttora in vigore e anzi diventata un feticcio della République.
La svolta è arrivata dal tosto ministro dell’Interno, Claude Guéant, deciso a passare dalla teoria alla pratica e a vietare la preghiera sulla pubblica via che, parole sue, «non è degna di una pratica religiosa e contravviene al principio di laicità». Quindi, ordine ai prefetti delle tre città dove la si fa (oltre a Parigi, Marsiglia e Nizza) di non tollerarla più a partire da venerdì 16, cioè ieri.
Però Guéant ha avuto l’accortezza di concludere un accordo preliminare con la comunità musulmana. Così giovedì il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, ha annunciato che era stata trovata in extremis un’intesa con lo Stato, che avrebbe affittato alla comunità del diciottesimo arrondissement un’ex caserma nella stessa zona. Costo: 30 mila euro. Qualcuno ha storto il naso, perché l’ex caserma è ben poco accogliente e necessita, oltretutto, di diversi lavori. Ma è sempre meglio che l’asfalto. [...]