E ANCHE IN SIRIA, IN EGITTO E NEI TERRITORI PALESTINESI...
Pubblicato il 23/12/08 alle 22:05:25 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
SOTTO IL VELO, DI TUTTO (falso puritanesmo)
Il commesso barbuto prende un paio di slip rossi con la zip davanti dalla vetrina piena di guêpière made in Cina e lo mostra alle tre ragazze velate che si tengono a braccetto e parlottano. Dietro il bancone della piccola bottega a pochi isolati dalla Muqata, la sede del governo palestinese, un ritratto di Yasser Arafat. La taglia è giusta: le amiche pagano e si rituffano nel trambusto dei centri commerciali di Radio Bulevard, il cuore di Ramallah, automobili con la musica sparata, banchi di fragole, un grande albero di Natale.
«E' un settore che qui non conosce crisi» scherza Mustafà, titolare d'un negozio di corsetti piumati e reggiseni trasparenti, alcuni di marche europee. Suo cugino vive a Gaza, dove di questi tempi i trafficanti si arricchiscono importando armi e Viagra: «Quando è riuscito ad andare in Egitto, attraverso il valico di Rafah, ha comprato diversi capi, cose adatte a una serata speciale con la moglie. Anche il Cairo ormai è invaso da prodotti cinesi, costano meno, li usi una volta e poi cambi fantasia».
Nonostante il numero crescente di donne velate, il mondo arabo mantiene la passione per la biancheria intima licenziosa. Facce entrambe della stessa medaglia, secondo il libro di due giovani studiose che sta facendo il giro della comunità musulmana londinese e di quella virtuale, la umma online.
The Secret Life of Syrian Lingerie, la vita segreta della lingerie siriana, è un'inchiesta sul lato occulto della capitale siriana tra i cui vicoli non si nascondono solo gli agenti del Mukhabarat, la temibile polizia segreta del presidente Assad, ma un'immaginario erotico decisamente audace narrato finora solo dalla letteratura.
Romanzi come La prova del miele di Salwa Al-Neimi, una specie di Melissa P mediorientale, hanno avuto molto successo all'estero e in patria, seppure grazie a internet. Ma raccontare la realtà resta un tabù sostiene Malu Halasa, una delle due autrici di The Secret Life of Syrian Lingerie: «Basta pensare alla fantasiosa biancheria intima siriana. Prodotta da tradizionali e religiose famiglie sunnite per una clientela tradizionale e religiosa sarebbe l'ideale contro la convinzione occidentale che l'islam sia puritano e sessuofobico». Il condizionale è d'obbligo: «Dopo mesi di discussioni l'editore ha rifiutato le immagini della prima donna musulmana in lingerie che si vedono sui cartelloni pubblicitari di mezza Siria per paura di una reazione violenta». Della serie si fa ma non si dice. Scriverne poi, apriti cielo. (Fonte: "Hurricane_53, da "La Stampa")