I sette peccati di Hollywood, torna dopo 50 anni il primo libro della grande Fallaci

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ORIANA FALLACI, ‘I SETTE PECCATI DI HOLLYWOOD’ (Bur-Rizzoli, pag. 231, euro 10,00)

Era il 1956 quando una giovane, gracile, ma per niente disarmata, Oriana Fallaci viene ”inviata” suo malgrado ad Hollywood. Non ne ha voglia, ha in mente altro, ha l’anima piena di grandi progetti, vuole inseguire storie e persone vere, quelle che fanno la storia. Lei lo sa già e il lettore lo capisce, che il suo futuro è già tutto dentro di lei, nella sua determinazione scanzonata. E’ lo spirito con cui, da aliena, atterra nel mondo di cartapesta della mecca del cinema. Per scoprire non meravigliosi protagonisti di rara bellezza, ma fantasmi coperti di cipria, corpi non di star ma simulacri tristi di una falsa vita non vissuta. Un mondo fatto di irrealtà che lei racconterà con la mancanza di pietà di una ragazza di carattere e con la lucidità di una grande reporter. E si vedrà anche nella fiction interpretata da Vittoria Puccini in onda su Rai1 (16 e 17 febbraio). Da quel viaggio in un altro mondo nasce nel 1958 il suo primo libro, I sette peccati di Hollywood, da allora mai ripubblicato in Italia e ora meritevolmente riproposto nella collana Bur da Rizzoli.

Oriana Fallaci i sette peccati di hollywood    Meritevolmente perché è un bellissimo capitolo della storia del giornalismo ma anche uno spaccato di rara freschezza di storia del cinema. Già il presupposto del racconto è affascinante. Oriana infatti racconta la storia non di uno scoop ma di un fallimento: la mancata intervista a Marylin Monroe. ”Chi dice Hollywood pensa subito a Marilyn Monroe”, scrive. ”Ma è inutile che cerchiate in questo libretto un ritrattino o una intervista con Marilyn Monroe. Non c’è. Sono stata a Hollywood più di una volta, vi sono rimasta una lunga insopportabile estate, sono entrata nelle case dei divi, ho mangiato con loro, ho fatto il bagno nelle loro piscine. Ho subìto le loro lacrime, le loro bugie e la loro boria, ma non ho mai, dico mai, parlato a quattr’occhi con la signorina Jean Mortenson, in arte Marilyn Monroe”.

Eppure ci ha provato, eccome. Oriana parte proprio con questo scopo ma dopo mesi di inseguimenti, di ricerche, di appostamenti e persino dopo un lungo pomeriggio con Arthur Miller in attesa che entri finalmente la sua celebre moglie con un promesso caffè sul vassoio, quell’intervista non arriverà mai. Nel frattempo l’indomita e caratteriale Oriana, bella e apprezzata, e già temuta nonostante la giovane età, si intrufola nei più reconditi meandri dello star system. Entra in feste vietate a tutti, tanto da condizionarne l’esito per delle vecchie e nuove stelle che non sono abituate a confrontarsi in privato con la carta stampata e ne temono la presenza indiscreta. Ruba confidenze, conquista anche la simpatia di Orson Welles che la paragona a Mata Hari e le scrive la prefazione del libro, sicuramente divertito da quella bella giornalista dall’accento toscano e senza peli sulla lingua. Capace di ridurre in polvere il sogno di Hollywood. Ma questo poi, era solo l’inizio.



        

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