Il sinistro successo dei “finti neonati”. «Io ne ho venti»

Non passa giorno che non arrivi a turbarci qualche nuova moda. Mentre ci sono tante ragazzine che amano diventare pressoché uguali a bambole viventi, succede anche che ci siano persone che desiderano avere bambole che sembrano esseri viventi, dei veri e propri bambini. Li chiamano “reborn babies” e sono la cosa più sinistra su cui ci si possa imbattere, uguali a neonati (dai 0-3 mesi) in tutto e per tutto. Queste bambole hanno l’espressione incerta di chi si sta approcciando alla vita e tutta quella serie di particolari fisici propri dei bambini: pelle morbida, peluria sottile, cordone ombelicale reciso e un corredino di tutto rispetto.

Create agli inizi degli anni Novanta, le “reborn babies” hanno cominciato ad avere sempre più seguaci e sempre più produttori, tanto che esiste l’organizzazione mondiale che raduna gli “International reborn doll artists”. A Birmingham c’è un negozio dedicato solo a tali bambole e la proprietaria del negozio gioisce nel vedere aumentare le donne che vogliono questo tipo di “giocattolo” con sé. La titolare, Suzanne Lewis, ha convertito il suo negozio di articoli per l’infanzia in un punto ve vendita esclusivo di questi manufatti. Suzanne racconta al Mirror che le sono state richieste centinaia e centinaia di bambole, ognuna delle quali è unica, come il bambino che vuole essere.

Tre settimane di lavoro, 40 ore per la composizione millimetrica del cuoio capelluto e delle ciglia degli occhi, della colorazione delle venuzze e delle unghie, tutto viene studiato in questo negozio al cui interno di sente il profumo di olio per bambini e talco profumato. Le clienti che si rivolgono alla Lewis sono per lo più donne che hanno avuto qualche trauma o qualche perdita e che, nel prendersi cura di queste bambole, ritrovano una sinistra pace. C’è la signora che è arrivata a comprarne venti e giura di fermarsi perché non ha più posto nella “nursery” in casa sua; c’è quella che ne ha solo tre come tre sono i familiari che ha perso in un incidente stradale; ci sono delle madri che ne comprano uno per le loro figlie adolescenti con lo scopo di “spaventarle” e non far loro correre il pericolo di una gravidanza in età da liceo.
La dottoressa Jane McCartney, interpellata dal quotidiano inglese, sostiene che in certe donne l’acquisto di una di queste “reborn baby” scateni produzione di ossitocina, l’ormone del parto, e che sia questo a farle stare bene. A Suzanne il giudizio degli altri, di quelli che vedono il fenomeno come inquietante, non importa, per lei sono solo affari. E per duecento sterline il bambino surrogato può essere di chiunque lo voglia.

Fonte: Tempi – 16/03/12



        

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