“La benevolenza gay nei confronti dei persecutori” di Paolo Mieli

Lettera a Paolo Mieli

Sono rimasto molto turbato da quel passaggio della sua risposta a proposito di Guevara in cui lei ricorda che, all’inizio degli anni Sessanta quando era ancora all’Avana, il Che si segnalo’ nella dura repressione degli omosessuali a Cuba. Questo dettaglio mi ha rattristato in primo luogo per il fatto in sè, ma soprattutto perché non ne avevo mai saputo nulla. E, dal momento che non ho motivo di mettere in dubbio la fonte di tale informazione – una rivista, il Diario di Enrico Deaglio, che di certo non è pregiudizialmente ostile a Fidel Castro – mi domando perche’ di queste cose la sinistra italiana non abbia mai adeguatamente parlato.

Alessandro Borroni, Milano

Risponde Paolo Mieli:

Caro signor Borroni, mi stupisco del suo turbamento. Se e’ in eta’, dovrebbe sapere che tutti i Paesi a regime dittatoriale – siano essi dittature di destra o di sinistra – si segnalano, oltre che per la repressone di ogni forma di dissidenza, per la persecuzione degli omosessuali. Tutti, senza eccezione alcuna. Ed e’ consuetudine, purtroppo, che le organizzazioni politiche dei gay prendano atto sì di questo fenomeno, talvolta ne facciano oggetto di denuncia, ma, al momento della scelta tra Paesi dove gli omosessuali sono liberi di fare quel che vogliono e Paesi dove invece sono vessati, non diano il benche’ minimo valore a quella che dovrebbe essere, per così dire, la ragione sociale delle loro associazioni.

Clamoroso sotto questo profilo il comportamento di tali organizzazioni in occasione della guerra in Iraq, Paese che sotto il dispotico regime di Saddam Hussein in materia di rapporti con gli omosessuali non ha fatto eccezione all’enunciato di cui sopra.

Ai primi di dicembre il Consiglio nazionale dell’Arcigay (l’associazione di sinistra che difende i diritti degli omosessuali e vanta centotrentamila tesserati) si e’ detto contrario alla guerra angloamericana all’Iraq perche’ “nulla di positivo apporterebbe alla comunità “lgbt” – lesbica, gay, bisessuale, transessuale – dell’Occidente e tanto meno a quelle dell’Oriente”.

Su ventuno aventi diritto al voto, tredici si sono espressi a favore della mozione ispirata alle posizioni del correntone Ds, tre contro (il presidente del Circolo di Siena Giacomo Andrei, il consigliere al municipio primo di Roma Antonio Trinchieri e il presidente del circolo triestino Marco Reglia), cinque si sono astenuti. “E ci fu qualcuno che avrebbe voluto espellerci per aver votato contro quell’ordine del giorno che ci e’ stato imposto senza poterne modificare una riga”, ha poi raccontato Andrei.

“Siamo sicuri che compito dell’Arcigay sia quello di esprimersi contro gli Stati Uniti e a favore dell’Iraq ? Che debba lanciarsi in spericolate analisi di politica internazionale, avventurarsi in risibili previsioni geopolitiche, prodursi in inutili auspici pacifisti ?”, si e’ chiesto in quell’occasione Daniele Scalise sul Foglio , quotidiano su cui tiene una preziosa rubrica su questi temi.

Conosco bene la risposta alle domande poste da Scalise: gli omosessuali sono cittadini come gli altri ed è dunque normale oltreché legittimo che in occasione di una guerra esprimano un’opzione pacifista (come del resto ha fatto un’alta percentuale di italiani). Ovvio. Quel che pero’ stupisce e’ che le tali associazioni politiche sempre (sottolineo: sempre) in caso di controversia tra Paesi in cui i gay sono maltrattati e Paesi in cui sono invece rispettati, prendano in modo più o meno diretto le parti dei primi.

Come è possibile che mai, neanche in un caso, per associazioni come l’Arcigay il rispetto dei principi di liberta’, tolleranza, democrazia facciano pendere la bilancia a favore dei Paesi che tali valori li hanno fatti propri, contro quelli che invece li hanno calpestati? Mistero. Un mistero che e’ indissolubilmente legato alla mancata spiegazione del perche’ nessun membro di tali organizzazioni – fatte le dovute (scarse, scarsissime) eccezioni – abbia avvertito l’esigenza di approfondire il tema dell’impegno attivo di Guevara nella campagna contro i «maricones». E qualcuno di loro, probabilmente, non si e’ posto alcun problema quel mattino che ha deciso di indossare una maglietta con l’effigie del Che. Curioso, no ?

Corriere della Sera, 6 mag 2003

http://www.oliari.com/comunismo/cheguevara.html

Che – Guevara: Il comandante che sparava agli omosessuali

 



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