La FAO smentisce radicali e neomalthusiani: «nel 2050 ci saranno cibo e risorse per tutti»

La forza di chi ritiene lecito uccidere esseri umani al primo stadio di vita, cioè gli abortisti, è così potente perché a loro si sono uniti nel tempo gli ecologisti o, meglio, gli eco-catastofrosti. Quelli che sostengono la bomba demografica, in poche parole, cioè che l’uomo sia il cancro del pianeta e che sterilizzazione, contraccezione e abortosiano indispensabili per controllare l’aumento demografico.

In Italia negli anni ’70 era attivo il Club di Roma, associazione che si ispirava a Thomas Malthus, specializzata a diffondere notizie allarmanti sulla popolazione mondiale, prevedendo catastrofi e distruzioni a causa di un presunto eccesso di popolazione. Il fondatore, Aurelio Peccei, riteneva che medicina ed igiene sono mezzi buoni ma usati per fini cattivi, favoriscono cioè la “proliferazione cancerosa” di uomini che continuano a «vivere sul pianeta come vermi sulla carogna» (da “Cento pagine per l’avvenire”, Mondadori, 1981). Pensate che questi fondamentalisti non siano legati al Partito Radicale? Ovviamente vi sbagliate, inutile dire che Peccei è il padre spirituale di Marco Pannella, come spiega bene questo sito web concentrato sull’argomento. Oltre ai radicali, un altro noto neo-malthusiano  in Italia è Giovanni Sartori, di cui abbiamo già parlato. L’aborto sarebbe quindi giustificato come contrasto alla natalità e alla fantomatica “bomba demografica”, un argomento pericolo che ci ha spinto a dedicare ad esso uno dei nostri dossier.

In questi giorni comunque, agli aborto-ecologisti radicali sono arrivate addosso come uno treno le dichiarazioni del direttore generale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, José Graziano da Silva. Durante un convegno a Ginevra con i rappresentanti delle aziende private, governi, scienziati e ONG per discutere se saremo in grado di sfamare la popolazione nel 2050, ha infatti dichiarato: «Ci sono risorse per assicurare cibo per tutti, ora e anche per altri quattro decenni». I problemi della mancanza di cibo nel mondo derivano non dalla sovrappopolazione, ma dal fatto che «si perde o si spreca un terzo del cibo prodotto ogni anni, cioè circa 1.300 milioni di tonnellate», come ha stabilito uno studio della FAO e dell’Istituto Svedese per le biotecnologie alimentari. Nei Paesi in via di sviluppo il ​​40% delle perdite avviene dopo la raccolta, lavorazione, trasporto e stoccaggio. L’obiettivo dunque è quello di «studiare come garantire la sicurezza alimentare», non c’è nemmeno bisogno di aumentare oltre il 60% la produzione alimentare. Dato confermato dal ministro nigeriano, che ha aggiunto: «se riduciamo le perdite del 25%, ci sarebbe cibo in più per oltre 500 milioni di persone all’anno, senza alcun bisogno di aumentare la produzione».

Radicali e fata-ecologisti vari possono stare tranquilli: non esiste nessuna bomba demografica, nessuna necessità di contrastare la natalità, se migliorano le politiche sociali ci sono risorse e cibo per tutti. Marco Pannella lo sa bene, la sua bilancia in bagno può confermare.

Luca Pavani

http://www.uccronline.it/2012/04/04/la-fao-smentisce-radicali-e-neomalthusiani-nel-2050-ci-saranno-cibo-e-risorse-per-tutti/



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