La piaga delle conversioni forzate all’islam

16 apr – La Commissione nazionale per le Minoranze, organo governativo del Pakistan, dedicherà uno specifico incontro all’annosa questione delle conversioni forzate all’islam. E’ quanto conferma all’Agenzia Fides il Ministro di stato per l’Armonia Nazionale, il cattolico Akram Gill, spiegando che “i parlamentari appartenenti alle minoranze religiose, nell’assemblea nazionale e in quelle provinciali, hanno segnalato più volte al Ministero questa delicata questione, che tocca la libertà di coscienza e di religione”.

La questione delle conversioni forzate all’islam riguarda soprattutto le donne delle comunità cristiane e indù, che in Pakistan costituiscono le due principali minoranze religiose: su 180 milioni di abitanti, per circa il 95% musulmani, i cristiani sono circa il 3%, gli indù meno del 2%.

Il Ministro spiega a Fides che “quella delle conversioni forzate è una piaga che nelle istituzioni, nella società, ma anche a livello religioso, non si può tollerare. Sappiamo che l’islam è una religione liberale e che nessuno può o deve costringere un altro essere umano a cambiare la sua fede. Vogliamo assicurare il pieno rispetto della libertà di culto e di religione”.

Secondo dati raccolti da fonti dell’Agenzia Fides, sono circa 700 le donne cristiane che in Pakistan ogni anno vengono rapite e costrette alla conversione forzata. La maggior parte dei casi si registra in Punjab, provincia del Pakistan centrale dove l’estremismo islamico prospera nella società e nella politica.

Chiedendo l’anonimato per motivi di sicurezza, una suora cattolica che in Punjab aiuta le vittime delle conversioni forzate, racconta a Fides che riceve, in media, una segnalazione ogni settimana. Secondo la religiosa, il fenomeno è in crescita per diverse ragioni: “Prima di tutto le donne sono considerate merce senza valore e quelle delle minoranze religiose sono doppiamente schiavizzate”. Inoltre “la crisi economica e la povertà spingono molte persone a cercare un rifugio nella fede, e la conversione di un nuovo fedele all’islam è considerata un merito per il paradiso”.

Le donne indù che subiscono lo stesso trattamento sono, secondo stime di Ong nel Sindh, circa 400 ogni anno. Per questo il nuovo Arcivescovo di Karachi, Sua Ecc. Mons. Joseph Coutts, ha chiesto alla Commissione “Giustizia e Pace” della sua diocesi di effettuare una ricerca e di realizzare uno specifico rapporto sul fenomeno, dato che la comunità pakistana indù vive, in larga maggioranza, nella provincia del Sindh, di cui Karachi è capitale.

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38853



        

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