Moralisti, guru, no global. Ecco i nemici di Oriana

 

di Alessandro Gnocchi

Nel 2002 esce L’islam castiga Oriana Fallaci. Lettera a una vecchia mai cresciuta (Edizioni Alethes) di Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia, «il primo ed unico partito religioso-politico musulmano in Europa».

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Si tratta di una risposta a La Rabbia e l’Orgoglio. Secondo l’autore, le parole della Fallaci sono «turpi vaniloqui di poveri squilibrati, di etilisti all’ultimo stadio». Meglio ancora: «Oltraggi che, di norma, più che scoprirli in un libro, si odono ai mercati generali. Spesso sotto i ponti. A volte negli ospedali psichiatrici o, piuttosto, sui marciapiedi delle strade illuminate dai falò accesi da quelle tante ospiti (prevalentemente atee o cristiane) dei Paesi dell’est, che cercano di scaldarsi e farsi notare durante il loro servizio notturno». Insomma, tanto per fugare ogni dubbio, il linguaggio usato «dalle peripatetiche». Naturalmente la Fallaci è subito accusata di volgarità. Adel Smith sarà quindi misurato?

Giudicate voi stessi: «Preparati a una forte e giusta punizione: essere messa a nudo. Denudata. Spogliata. Non del tuo abbigliamento come, forse, avresti desiderato (e dico desiderato visto che di te vien detto che hai l’utero nel cervello). Non mi interessa. Ma denudata della tua forza, di quella tua tenue forza che trai dalle tue spregevoli menzogne. Sto per smascherarti. Preparati! Sto per infliggerti una punizione. Te lo meriti, eccome. Donna! Brutta o bella che tu sia, preparati dunque adesso al castigo umano: quello divino, ben più abbondante e doloroso, lo avrai dopo, a suo tempo. Questa è una promessa».Può sembrare incredibile ma in questo caso è la realtà a superare la fantasia: Adel Smith riuscì a diventare un personaggio mediatico, ospite nei principali talk show.

A fine dicembre 2001, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti traduce in termini pop le idee dei primi accusatori della Fallaci. Nell’album Il Quinto mondo, è contenuto il brano Salvami. Da una parte il G8 di Genova, visto da una prospettiva no global: «Villaggi di fango contro grandi città», «mercato mondiale e mercato rionale»; dall’altra l’attentato alle Torri Gemelle, in particolare la polemica seguita a La Rabbia e L’Orgoglio. Un paio di versi sono rivolti alla Fallaci: «La giornalista scrittrice che ama la guerra/ perché le ricorda quando era giovane e bella». C’è da chiedersi se Jovanotti, epitome canora del politicamente corretto, avrebbe scritto le stesse cose di un uomo, riducendone le idee a un fatto biografico e soprattutto anagrafico. Volgarità a parte, il cantante ripropone lo stereotipo della Fallaci guerrafondaia. Tiziano Terzani, nell’introduzione a Lettere contro la guerra (Longanesi) troverà Salvami molto «poetica».

guzznti-orianaNella successiva polemica di Oriana contro il Social Forum organizzato dai no global a Firenze, salta fuori Sabina Guzzanti con un’imitazione della Fallaci elmetto in testa. La comica travalica e irride il cancro della giornalista. Questa la risposta, affidata a Panorama: «Giovanotta, essendo una persona civile io le auguro che il cancro non le venga mai. Così non ha bisogno di quell’esperienza per capire che sul cancro non si può scherzare. Quanto alla guerra che lei ha visto soltanto al cinematografo, per odiarla non ho certo bisogno del suo presunto pacifismo. Infatti la conosco fin da ragazzina quando insieme ai miei genitori combattevo per dare a lei e ai suoi compari la libertà di cui vi approfittate». Ancora: «E nessun giullare che mi bercia addosso in piazza, nessun lanzichenecco che imbratta la mia fotografia in TV, nessun’oca crudele che mi impersona con l’elmetto in testa e deride la mia malattia, nessun corteo di cialtroni che marciano levando cartelli su cui è scritto Oriana puttana o Fallaci guerrafondaia riuscirà mai a intimorirmi, a zittirmi» (La Forza della Ragione).

Ma cos’era successo? Nel novembre 2002 è in programma a Firenze il Social Forum Europeo. È il punto d’incontro delle associazioni contrarie al neoliberismo, la galassia genericamente definita «no global». Analoghi raduni sono finiti male: scontri con le forze dell’ordine, città devastate, perfino morti e feriti. Tutti hanno in mente Genova, il G8, il tentativo di forzare la zona rossa interdetta ai manifestanti, gli anarchici violenti del Black Bloc, le cariche della celere, la macelleria messicana della scuola Diaz, piazza Alimonda, Carlo Giuliani. Firenze non sembra il luogo adatto per ospitare l’evento previsto alla Fortezza da Basso. I cortei possono raggiungere facilmente il centro storico. E incidenti nella culla del Rinascimento potrebbero causare danni irreparabili al patrimonio artistico, la prima ricchezza, oltre che l’anima, della città toscana. Il 6 novembre, sul Corriere della Sera, la Fallaci invita i suoi concittadini a una serrata generale in occasione del Social Forum: «Chiudete i ristoranti, i bar, i mercati. Chiudete i teatri, i cinema, le farmacie». Nonostante le minacce di alcune frange, Oriana si dice sicura che nessuno oserà imbrattare o devastare o attaccare. Ma anche l’intimidazione è violenza, e con l’intimidazione il Social Forum ha ottenuto la Fortezza da Basso. Ora bisognerà difenderla, insieme col resto di Firenze, da eventuali no global desiderosi di menare le mani

 Il dissenso della Fallaci è legato soprattutto a motivi ideologici. La scrittrice se la prende con i «falsi rivoluzionari, i figli di papà, che vivendo alle spalle dei genitori o di chi li finanzia osano cianciare di povertà. Di ingiustizia. I presunti pacifisti, le false colombe, che la pace la invocano facendo la guerra e la esigono da una parte sola. Cioè dalla parte degli americani e basta». Il comitato di redazione del Corriere della Sera entra in fibrillazione. Avrebbe voluto fosse chiaro, dalla titolazione e dall’impaginazione, che la Fallaci non rappresenta la linea del giornale di via Solferino.

Il fiorentino Tiziano Terzani rilascia un’intervista a la Repubblica, pubblicata il 7 novembre, nella quale per l’ennesima volta accantona la raggiunta serenità spirituale per buttarsi nella feroce polemica personale: «Il caso Fallaci non è più politico, ideologico o morale. A mio parere è un caso clinico». «Per una che un anno fa ci aveva promesso di stare zitta, mi pare che blateri anche troppo» aggiunge Terzani convinto che non si possa «gratuitamente invitare i concittadini all’odio».

IL GIORNALE



        

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