Oriana: la profetessa non ascoltata

Riprendiamo da SHALOM di settembre 2016, a pag.20, con il titolo “Oriana la profetessa non ascoltata“, il commento di Fiamma Nirenstein

ORIANA

Sono passati dieci anni da quando è morta Oriana Fallaci, ed è beffardo quanto la si senta ancora attuale, viva, presente nella discussione che occupa tutte le prime pagine. Quando andavo a New York l’andavo a trovare al numero 222 della 61esima, zona elegantissima, palazzo in Brownstone, ed ero sempre un po’ intimorita, preoccupata dall’ondata di passione cosmica che stava per investirmi. Le portavo dei fiori di campo, adatti a lei, lei mi preparava da mangiare un uovo essendosi dimenticata in un cassetto il caviale beluga che mi aveva dedicato, e mi sentivo in compagnia nel parlare fiorentino, nell’ansia della tempesta islamica che si stava gonfiando, nel dividere l’ esistenza fra due dimensioni, l’una, quella italiana, irrinunciabile, l’altra quella americana la sua, quella israeliana la mia, indispensabili.

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Ci sono tante cose che vorrei ricordare di lei: quando mi sono persa andandola a trovare in campagna nella grande casa che ha visto i suoi ultimi giorni ed era diventata ancora più piccola e spigolosa, e di come mi chiese di stilare la sua ultima intervista-libro, e di come mi costrinse a porre come condizione di poterci mettere almeno un pò le mani perché no, invece no, lei avrebbe fatto tutte le domande e tutte le risposte, e io avrei curato solo l’editing perché ormai la debolezza glielo faceva sfuggire di mano… E così dovetti, sbagliando, dirle di no.

Dovrei raccontare le molte ansiose telefonate di consultazione quando si avventurava per le prime volte nei meandri della storia islamica e io le feci conoscere Bernard Lewis e altri esperti. Invece voglio qui solo parlare ai lettori di Shalom e raccontare di come il cammino di Oriana verso gli ebrei e Israele sia stato lento, la sua amicizia alla fine divenuta completa sia stata costruita negli anni proprio per apprezzamento della “rabbia e l’orgoglio” con cui un popolo conserva la ua identità e combatte per la sua sopravvivenza contro un nemico niente affatto motivato da quella spinta all’indipendenza e alla libertà che veniva contrabbandata dal politically correct… E quello Oriana lo aborriva. Ma soprattutto, l’avvicinamento agli ebrei che avvenne dopo anni di discussioni telefoniche alle due di notte durante la seconda Intifada (lei era a New York, io negli USA) fu motivato da quel “NO !” che ha sempre accompagnato la vita di Oriana e che diventava feroce quando a essere messi in discussione erano i valori fondamentali in cui era stata educata. Quelli di onestà, coerenza, eleganza della sua famiglia, del retaggio della civiltà toscana, del valore della sua milizia partigiana, quelli della guerra al mostro nazifascista o in genere totalitario di cui rimase sempre una campionessa. La risorgenza antisemita dei primi anni duemila in Europa ha innescato la miccia della sua potente indignazione, si è intrecciata con la sua rivoluzione contro il terrorismo dell’attentato dell’11 di settembre, la molla del suo pensiero più recente: immediatamente da sua pari Oriana ne capisce lo sviluppo potenziale, che infatti purtroppo si è visto nei mesi e negli anni successivi.

rabbia_orgoglioLa scansione tematica della rabbia espressa in un articolo del 2004 è precisa e inesorabile, gli accusati sono indicati con chirurgica definizione, la disperazione di vedere l’Italia cadere di nuovo nell’abiezione antisemita è, come faceva sempre lei, gridata forte perché la si senta bene. “Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas, nei forni crematori, venderebbe a un harem la propria madre“.

Oriana si accorge subito che il fenomeno non è solo italiano e dopo poche righe continua:” Io trovo vergognoso che in Francia, la Francia del Libertè-Egalitè-Fraternitè si brucino le sinagoghe, si terrorizzino gli ebrei, si profanino i loro cimiteri. Trovo vergognoso che in Olanda e i Germania e in Danimarca i giovani sfoggiano il keffiah come gli avanguardisti di Mussolini sfoggiavano il bastone e il distintivo fascista. Trovo vergognoso che in quasi tutte le università europee gli studenti palestinesi spadroneggino e alimentino l’antisemitismo…”.

Ovvero, l’analisi della Fallaci sull’antisemitismo è diretta e perfetta: l’odio contro Israele è odio di distruzione sia da parte dei palestinesi che dei loro alleati, ha molto più a che fare col genocidio che con la rivendicazione di indipendenza dei palestinesi, con l’ipotesi delle anime belle: “due Stati per due popoli”. E la riprova sta da una parte nella sequela di attacchi terroristici suicidi che la Fallaci testimonia durante l’orrore della seconda intifada e dall’altra nell’indifferenza verso i morti ebrei, migliaia, della compagine progressista europea, e della connivenza dell’informazione col terrore: “Io trovo oltraggioso che le televisioni di Stato contribuiscano al risorto antisemitismo piangendo solo sui morti palestinesi, facendo la tara ai morti israeliani, parlando in modo sbrigativo e spesso in modo svogliato di loro. Trovo vergognoso che nei loro dibattiti ospitino con tanta deferenza i mascalzoni. Che ieri inneggiavano alla strage di New York e oggi inneggiano alle stragi di Gerusalemme, Haifa, Netanya, Tel Aviv. Trovo vergognoso che la stampa scritta faccia lo stesso, che si indigni perché a Betlemme carri armati circondano la Chiesa della Natività e non si indigni perché nella medesimo chiesa duecento terroristi palestinesi ben forniti di mitra e munizioni e esplosivi..siano non sgraditi dai frati… Troppo vergognoso che l’Osservatore Romano..neghi ai sopravvisuti di quel popolo sterminato a milioni dai cristiani il diritto di reagire, difendersi, non farsi sterminare di nuovo.. che i preti delle nostre parrocchie o centri sociali.. stiano dalla parte dei medesimi che inaugurarono il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali, a fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarli“.

E qui Oriana, minacciata, lancia il suo famoso “fuck you” a chi la vuole “castigare in nome di Allah”. E’ molto bello e storicamente appropriato che una donna della sua generazione trovi “vergognosa” nel paragrafo successivo, la dimenticanza del contributo degli ebrei dato alla lotta antifascista da parte di “quella sinistra che permise a un suo corteo di deporre una bara (quale mafioso avvertimento) dinanzi alla sinagoga di Roma”. E li ricorda: “Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Umberto Terracini, Leo Valiani, Emilio Sereni, Anna Maria Enriquez Agnoletti, i 75 dei 335 uccisi alle Fosse Ardeatine, gli infiniti altri morti sotto le torture e in combattimento o dinanzia ai plotoni di esecuzione”. Come è potuto succedere, si infuria Oriana, che “anche per colpa della sinistra, anzi soprattutto per colpa della sinistra (pensa alla sinistra che apre i suoi congressi applaudendo il rapprendente dell’OLP..) gli ebrei nelle città italiane abbiano di nuovo paura”.

Ha capito tutto Oriana Fallaci, come al solito, ha guardato triste come Cassandra nella palla di vetro del futuro ed è andata a fondo: “Io trovo vergognoso che obbedendo alla stupida, vile, disonesta e per loro vantaggiosissima moda del politically Correct i soliti opportunisti sfruttino la parola Pace.. che in nome di un pacifismo (leggi conformismo) delegato ai grilli canterini e ai giullari che prima leccavano i piedi a Pol Pot aizzino la gente confusa ingenua o intimidita“. Oriana, mentre Arafat godeva ancora di una schiera di fan che lo consideravano un grande combattente per la libertà, lo identifica per quel demagoghi autoritario, inventore del terrorismo internazionale che è stato, e proprio nella passione per questa causa palestinese destituita di verità storica e imbottita invece di anti-semtiismo, identifica le radici di tutti i maggiori guai che si avventano sull’Europa, il terrorismo, l’incapacità a identificare l’amico e il nemico. Il nesso fra terrorismo e anti-semtismo, fra battaglia per la verità e battaglia di difesa di Israele , il nesso fra la malattia dell’Europa e l’incomprensione di Israele le si sono mostrato in piena luce. Anche lei ci ha messo tanto a capirne le ragioni, e lo dice: “Con gli israeliani ho litigato spesso, di brutto, e in passato ho difeso i palestinesi forse più di quanto meritassero. Però sto con Israele e con gli altri ebrei, difendo il loro diritto a esistere a difendersi, a non farsi sterminare una seconda volta. E disgustata dell’anti-semitismo di tanti italiani di tanti europei, mi vergogno di questa vergogna che disonora il mio Paese e l’Europa“. Cosa può esserci di più vero, di più diretto e preveggente?

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