Parla ai giovani delle coppie gay, catechista linciata da Repubblica

6 giu – È partita l’Inquisizione al contrario. Ieri Repubblica si è scagliata contro una catechista del milanese rea di aver spiegato ai suoi ragazzi delle medie che cosa dice la dottrina cattolica a proposito di omosessualità.

Non è un mistero infatti che i pochi riferimenti al tema presenti all’interno delle Sacre Scritture siano di netta condanna del fenomeno. Dal libro del Levitico, all’episodio di Sodoma e Gomorra, fino alle lettere di San Paolo, l’omosessualità viene considerata una “perversione” e “un peccato impuro e contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio”. Ma evidentemente, alla Chiesa e alle persone di fede non è permesso esprimere il proprio pensiero. Eppure, Marilù De Pinto, 63 anni, una vita passata tra casa e parrocchia, in questa circostanza non ha nessuna intenzione di porgere l’altra guancia a chi, a suo dire, ha strumentalizzato questa vicenda e i suoi ragazzi per attaccare la Chiesa. E forse, anche per motivi di visibilità personale. Siamo andati a sentire la sua versione dei fatti.

Signora De Pinto, pensa davvero che l’omosessualità sia “una malattia”?
“Non è tanto un problema di cosa penso io. Il mio compito è insegnare ai ragazzi quello che dice la Chiesa. I testi sacri ci dicono che l’omosessualità è una perversione, ma ci avvertono che può esserci perversione anche in un rapporto eterosessuale. Ho solo spiegato quello che dice la Bibbia”.

Per quale motivo avete parlato di un tema così delicato?
“Alcuni ragazzi continuavano a ripetere che la Chiesa è corrotta, omofoba e razzista. Io cercavo di far capire loro che la Chiesa non odia gli omosessuali. Tutt’altro. La Chiesa porta avanti un discorso sull’umanità e la dignità della persona. Io devo educare i ragazzi all’amore e volevo fargli capire che il sesso, svuotato di ogni significato, sminuisce la nostra umanità”.

Si è sentita tradita da qualcuno?
“Alcune dichiarazioni che ho letto in questi giorni mi hanno fatto male. Capisco che la questione sia delicata e che alcuni uomini di Chiesa non sappiano bene come affrontarla. Ma la Chiesa non può smettere di educare al sesto comandamento. Non sono dispiaciuta tanto dell’attacco nei miei confronti, quanto del fatto che chi ha voluto creare questa polemica ha danneggiato sopratutto i ragazzi e la Chiesa”.

A quanto pare però la comunità è dalla sua parte. Non è così?
“Ho ricevuto la solidarietà di molti dei miei ragazzi e di parecchi genitori. Anche un sacerdote che ha esercitato a San Felice è intervenuto in mia difesa. E di questo sono contenta. Ho dato tutto per questi ragazzi. Gli dicevo sempre che erano la mia famiglia. Mi dispiace molto per quello che è successo”.

Perché ha scelto di esporsi e di metterci la faccia andando in qualche modo controcorrente?
“Ci ho pensato tanto prima di rilasciare questa intervista. Non so se questo sia il modo giusto di aiutare la Chiesa. Ma poi ho pensato che le cose non succedono mai per caso. Ecco perché ho deciso di raccontare la mia verità. Se dovessero esserci conseguenze negative, sono pronta ad affrontarle”.

Lo sa che Repubblica ha rimosso l’articolo dal suo sito internet?
“Ormai il danno è fatto. Quel pezzo è stato condiviso in rete da sei mila persone. Era un articolo che conteneva diversi errori. Chi l’ha scritto non si è nemmeno preoccupato di venire a sentire la mia versione dei fatti. Hanno scritto che i ragazzi erano cresimandi ma la cresima si fa in prima media. E nonostante tutto pretendono di spiegarci cosa la Chiesa può o non può dire”.

il giornale

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/parla-ai-giovani-delle-coppie-gay-catechista-linciata-923632.html



        

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