Sanità USA: imposte polizze che garantiscano contraccezione, aborto e sterilizzazione

Anche se le cronache non ne parlano, magari proprio perché non amano parlarne, il braccio di ferro che da mesi oppone l’Amministrazione guidata dal presidente Barack Obama alle Chiese degli Stati Uniti, di fatto capitanate dal presidente della Conferenza episcopale cattolica, l’arcivescovo di New York mons. Timothy M. Dolan, è sempre in corso.

L’argomento è quello del tentativo profuso dalla Casa Bianca d’imporre a tutti i cittadini statunitensi – quindi a maggior ragione ai credenti di qualsiasi fede e a chi vi obbietta per ragioni qualsiasi di coscienza – una riforma della Sanità pubblica nella quale viene tra l’altro previsto l’obbligo di sottoscrivere, entro l’anno venturo, polizze che garantiscano anche tecniche di controllo delle nascite: contraccezione, aborto e sterilizzazione.

Del resto, l’”Obamacare” – come viene chiamata la riforma sanitaria voluta dal governo federale – è attualmente criticata con toni aspri anche da quanti, conti alla mano, dubitando della sua sostenibilità finanziaria a meno di una pesante aumento delle tasse per tutti (con forte ricaduta negativa pure sull’occupazione) e da quanti, Costituzione federale alla mano, dubitando della liceità di un tale imposizione da parte dello Stato sul piano specifico del diritto commerciale. Alla Corte Suprema pende infatti il giudizio sulla conformità dell’”Omabacare” alla legge fondamentale del Paese.

Ciò che i credenti americani hanno anzitutto a cuore è però la tutela del diritto alla libertà religiosa che, sancito a chiare lettere dalla Costituzione, viene invece palesemente violato dalle polizze assicurative volute dalla Casa Bianca; ed è per questo che i credenti americani riescono, in questa protesta, a portare dalla propria parte non pochi concittadini, magari non proprio credenti epperò spaventati da una così aggressiva violazione del fondamento stesso dell’ethos americano. […]

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