KOSOVARO stupra la mamma della sua fidanzata incinta
Pubblicato il 01/06/09 alle 13:10:11 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
«Io e mia figlia siamo vittime di quell'uomo che ha distrutto la nostra vita» dice la donna stuprata L'aggressore è in carcere. La sua compagna è incinta. La vittima delle aggressione per difendersi si è rotta un braccio e si è rivolta alla polizia. Lui ha 25 anni, lei 43. Violentata in casa e nell'atrio del condominio
Stupra la suocera mentre la fidanzata è incinta. Lui ha 25 anni, lei 43. La donna rimasta in silenzio per evitare alla figlia un dolore, dopo il parto ha presentato denuncia contro il genero. Lui, finito nei giorni scorsi in carcere per altri motivi, ha saputo in cella della rivelazione.
«Io e mia figlia siamo vittime di quell'uomo che ha distrutto la nostra vita» dice la donna stuprata. Ha rilasciato una lunga deposizione agli uomini della Mobile raccontando cosa ha significato essere violentata dal fidanzato della figlia, ha anche un braccio rotto. «Era il 14 maggio, voleva violentarmi. Mi trascinava per le scale. Ho resistito attaccandomi al corrimano, ma sono inciampata cadendo. Mi sono fratturata il braccio, solo così mi ha lasciata stare». E' l'inizio di aprile quando la figlia, che ha 25 anni, incontra quel ragazzo che si fa chiamare Davide e dice di avere 21 anni. In realtà, è un giovane kosovaro che vive di furti, ma questo la ragazza e sua madre non lo sanno ancora. La giovane è incinta, ma si innamora di Davide che appare altrettanto innamorato. Ricorda la mamma: «All'inizio sembrava tranquillo, premuoroso con mia figlia. Per questo avevo acconsentito che frequentasse la nostra casa. Vedevo anche che lei era finalmente contenta. Volevo che arrivasse al parto il più serenamente possibile». Tutto cambia una sera che arrivano alcuni amici. Fa caldo e decidono di andare a bere qualcosa. Viene invitato anche Davide, la fidanzata invece rimane a casa. Al ritorno sulle scale, improvviso lo stupro. Il genero aggredisce la suocera. La minaccia: «Se urli, ti mando i miei amici».
«Ero sconvolta, non sapevo cosa fare. Confessare a mia figlia alla vigilia del parto cosa era accaduto mi sembrava di causarle uno shock dalle conseguenze imprevedibili». La donna decide di rimanere in silenzio intanto comincia a dire alla figlia di valutare, dopo la nascita del bambino, se è il caso di proseguire la relazione. Due giorno dopo la nascita del bambino, l'uomo sa che la donna è sola in casa e si presenta nell'appartamento. Questa volta è ancora più violento e la stupra mentre tenta disperatamente di difendersi. A quel punto chiama la polizia. Per Davide è tardi: la squadra mobile lo stava cercando perché ritenuto il responsbaile di furti compiuti in città e lo arresta. Quando lei sa che è in carcere trova il coraggio. Si presenta in Questura e confessa: Quel ragazzo mi ha violentata».