SVEGLIATI ALEMANNO, QUESTI NON SONO I PADRONI DI ROMA
Pubblicato il 30/08/09 alle 19:04:12 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
SCEMPIO A VILLA ADA: «Fermate il muro scempio di Villa Ada», ambientalisti contro il consolato egiziano Associazioni e Wwf chiedono la sospensione dei lavori di ristrutturazione della sede del consolato del Cairo. ROMA - Mattone su mattone, il muro della discordia è quasi completato. Nei mesi passati, avvolti dal silenzio e dalla discrezione della vegetazione folta, le ruspe hanno lavorato all'interno del Parco di Villa Ada, storico polmone verde sulla via Salaria a Roma, per costruire un «muro perimetrale di centinaia di metri in cemento armato» che servirebbe a proteggere la Villa reale (oggi sede del consolato egiziano a Roma). Ma il via vai di operai ha attirato l'attenzione degli ambientalisti. Due associazioni, Villa Ada greens e Wwf Lazio, hanno chiesto alla Sovrintendenza di ordinare l’immediata sospensione del cantiere e per «evitare ulteriori danni» e chiedono l’immediato ripristino dei luoghi.
SELVAGGIA COLATA DI CEMENTO - Le due associazioni parlano di «assurda e selvaggia colata di cemento che sta colpendo il cuore di Villa Ada». Da giugno scorso, ricordano in una nota, furono viste le prime ruspe all’interno dei giardini reali ma «nulla avrebbe fatto presagire quanto accaduto nel corso dei mesi successivi», dichiarano Francesca Pescatori e Michele Mirante della Villa Ada Greens. «I lavori si sono evidentemente estesi - accusano - e stanno portando alla costruzione di un muro perimetrale di centinaia di metri in cemento armato che ha distrutto tutte le essenze arboree esistenti sul tracciato. Un danno evidente e inaccettabile al contesto paesaggistico pensato e voluto da Architetti paesaggisti del 1700 e 1800 come Puri De Marchis e famosi giardinieri come il Richter, divenuto per questo direttore delle ville reali».
IL PARCO E' VINCOLATO - Contro il muro si schiera anche il Wwf Lazio. «Troviamo inaudito - dichiara Vanessa Ranieri, presidente dell'associazione ambientalista - che in virtù di un seppur legittimo diritto di difesa invocato si possa permettere la compromissione di un bene culturale di valore storico ambientale come Villa Ada, anche alla luce della rigida normativa che vincola la stessa e più in generale tutte le Ville storiche».