Pubblicato il 06/10/09 alle 07:23:13 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Detto in parole brutali, per gli eredi di Mario fu De Benedetti a non osservare l’intesa, e non il contrario. Eppure il lodo dette ragione all’Ingegnere La sentenza che condanna Fininvest a versare 750 milioni alla Cir di Carlo De Benedetti riaccende i riflettori su un passato che, forse,non si è mai chiuso. Ogni ricostruzione racconta una storia diversa di fatti tanto intricati, da somigliare a una lunga soap opera sudamericana. La memoria dei protagonisti non si ferma: continua a scavare, e a combattere. Ce n’è uno che oggi non può parlare, né potè farlo nel mezzo della bufera giudiziaria di 20 anni fa: quel Mario Formenton che morì un attimo prima che tutto accadesse. Fu lui a volere l’ingresso di Carlo De Benedetti nel grande gruppo editoriale, uscito poi smembrato dalla guerra giudiziaria. Fu lui a spianargli la strada verso il controllo. Quando se ne fu andato, la moglie Cristina e il figlio Luca proseguirono su quel tracciato perunpo’.Madopo soli 12mesi dall’intesa con Cir, ecco la svolta: arriva il Cavaliere.
È in quel momento che inizia la saga di Segrate. C’è chi l’ha chiamato tradimento, chi strappo, chi voltafaccia, chi ribaltone, chi piroetta. Cosa è stato davvero? Per i legali di Formenton non fu una libera scelta, ma una via obbligata. Motivi gravi costrinsero di fatto la famiglia a cambiare campo di gioco. Detto in parole brutali, per gli eredi di Mario fu De Benedetti a non osservare l’intesa, e non il contrario. Eppure il lodo dette ragione all’Ingegnere. L’appello successivo capovolse quel verdetto, dando ragione a Silvio Berlusconi. La magistratura verificò più tardi che quella sentenza fu comprata. Tuttavia restò in piedi la tesi della famiglia Formenton, che dimostrò come nel 1989 non poteva rispettare un’intesa che fu disattesa dall’altra parte. Il ribaltone ci fu, e fu esplosivo. A quel punto tutti e due i contendenti, la Cir e Fininvest, potevano vantare accordi con i Formenton. Fu l’inizio dei combattimenti. La tregua arrivò nel ‘91, grazie all’intervento di Giuseppe Ciarrapico che con il «bilancino » (parola sua) divise il patrimonio e impose la «pax» di stampo andreottiano. Ma le battaglie giudiziarie non si fermarono. Ipmmilanesi dimostrarono che vi fu corruzione dei giudici in quell’appello che riaprì la strada a Silvio Berlusconi: 400 milioni versati al giudice Vittorio Metta, transitati su una serie di conti esteri. Arrivarono condanne pesanti, come è pesante quella civile emessa l’altroieri. In queste ore i legali Fininvest preparano la contromossa per evitare di versare un risarcimento così costoso.Ma il Pdl non si ferma alle aule giudiziarie: è intenzionato ad usare la piazza.