Non basta la solidarietà ai giovani iraniani. Adesso serve l'azione
Pubblicato il 10/01/10 alle 19:07:05 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Contro i clerico-nazisti di Teheran è ora che l'Europa si muova Una carnevalata, proteste nauseanti e - per finire - un pugno in faccia alla Gran Bretagna. Queste alcune delle frasi pronunciate dai vertici iraniani a commento dei moti di protesta che stanno invadendo le strade di Teheran. Una protesta giovane, l’ennesima azione spontanea contro un regime corrotto capace solo di mantenere il potere attraverso la forza e l’oppressione. Un presidente - Ahmadinejad - pronto in ogni istante a ragliare minacce contro Israele e gli stati democratici - in primis Gran Bretagna, Usa e Francia - che hanno fortemente condannato la brutalità della repressione portata avanti.
Carnevalata, pagliacciata. Ora siamo arrivati all’offesa, al dileggio non solo degli avversari, ma delle giovani promesse dell’Iran, un popolo con una storia millenaria, portatrice di arte, cultura e stile universalmente riconosciuti che non merita un regime clerico-nazista come quello retto dalla Guida suprema Ali Khamenei. Un regime capace solo di lanciare fatwa, condanne a morte, che si regge sul terrore e sui brogli elettorali, assolutamente distaccato dai voleri del popolo, condannato dagli stessi leader spirituali iraniani - la scuola giuridica di Qom - , pronto a reprimere ogni voce dissenziente. Un regime - quello iraniano - anacronistico nel ventunesimo secolo, illiberale e dispotico. Questi sono gli aggettivi corretti da usarsi, senza infingimenti.Non è solo tempo di solidarietà ai giovani iraniani, sostegno alla loro battaglia. È tempo che alle parole di condanna l’Occidente faccia seguire un aumento delle pressioni internazionali, un isolamento che porti a un totale embargo contro l’Iran, al boicottaggio commerciale con pesanti azioni verso le aziende che continuano a trattare con questo stato canaglia.
Uno stato il cui ministro degli Esteri - degno scherano del presidente Ahmadinejad, a sua volta marionetta in mano a Khamenei e al suo seguito - risponde alla condanna proveniente da una patria di democrazia e laicità come è il Regno Unito di Gran Bretagna, dicendo che l’Iran è pronto a tirare «un pugno in faccia» - eliminando ogni bon ton diplomatico - non merita rispetto.
L’Europa - non i singoli Stati - si trova ora a vivere una prova per lei decisiva. Con le nuove figure istituzionali da poco insediate - alla Presidenza e agli Esteri - deve avere il coraggio, la determinazione di parlare una sola lingua, di stringere la morsa contro questo Stato oppressore, anche se troverà le - probabili resistenze - più d’interesse economico che “ideologiche” - di Russia e Cina.Basta evitare scorciatoie e vie mediane. Non è più il tempo dei Chamberlain che tornano trionfanti in patria svolazzando un accordo che è già carta straccia. È l'ora dei Churchill, l’ora che permetterà di far sentire veramente forte la pressione sull’Iran, sui suoi corrotti governanti e che sarà d’aiuto - si spera queste volta definitivo - ai giovani iraniani che in questi giorni stanno lottando non solo per la loro libertà, ma anche per la nostra.
La loro testimonianza arriva nelle nostre case tramite twitter, facebook e filmati realizzati con i telefonini a rischio della loro vita. Non meritano di essere lasciati soli, non meritano di rischiare la vita in modo vano.