Pubblicato il 16/01/10 alle 13:09:18 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
I francescani pubblicano il libro dell’imam su Allah e i suoi profeti: «Conoscere la spiritualità islamica per vincere la paura» PADOVA — Non è una provocazione ma «un messaggio d’amore» quello lanciato da Yahya Pallavicini, imam della moschea al-Wahid di Milano e vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana, che per pubblicare il suo ultimo libro «Il Misericordioso, Allah e i suoi profeti» ha scelto proprio le «Edizioni Messaggero» di Padova. Ovvero la più grande casa editrice cattolica d’Italia, gestita dai padri francescani. Una scelta forte in un Paese in cui si combatte per il velo, il crocefisso e le moschee, e in un Veneto che rifiuta spazi di preghiera ai musulmani accanto alle Chiese e s’indigna di fronte a un calendario in cui la Caritas di Rovigo affianca le feste cristiane a quelle delle altre religioni. «E’ un segnale forse coraggioso, ma ci vuole coraggio per portare avanti le occasioni di confronto e dialogo, che sono le vera soluzione ai contrasti — osserva Pallavicini, fondatore del Comitato internazionale di imam, rabbini e cristiani per la pace insediato all’Unesco di Parigi —. Altrimenti cadiamo nell’isolamento e finiamo per credere che i pregiudizi siano la verità.
Ed è proprio l’ignoranza, della propria civiltà e delle altre a generare lo scontro. Sono convinto che l’Italia sia pronta a recepire il messaggio, perchè ormai è stanca di continui slogan e se non crede in Dio almeno può credere nell’umanità e nell’amore, che ci accomuna tutti. Non siamo fatti a compartimenti stagni, ma di universalità». Fatto sta che il libro invita a conoscere i profeti di Allah, presentati nel Corano e nella tradizione islamica: i soliti sospettosi potrebbero muovere le annose accuse di proselitismo e reclutamento, da sempre lanciate anche contro le moschee. «L’integrazione passa per la conoscenza dell’altro e per il rinnovamento culturale, agevolato da interlocutori che fungano da mediatori — spiega l’imam — e questo è l’obiettivo del testo. Bisogna trovare riferimenti per fare le cose insieme, è l’unico modo per risolvere anche gli integralismi della mia religione. E’ vero, gli immigrati scontano un gap culturale, ma bisogna aiutarli a superarlo, non demonizzare un’intera civiltà per il comportamento sbagliato di pochi. Sennò si cade nel qualunquismo e nell’abbruttimento generale». L’idea del matrimonio con le «Edizioni Messaggero» è nata alla presentazione del secondo libro di Pallavicini — sui sermoni dei musulmani italiani —, edito da Rizzoli. Era presente anche padre Edoardo Scognamiglio, direttore della neonata collana «Dialogo», che vuole avvicinare cristianesimo e Islam e più in generale le diverse religioni e culture: l’imam gli ha annunciato di voler approfondire la propria dottrina e i profeti («accomunano musulmani, ebrei e cattolici»), trovandone l’approvazione. Così «Il Misericordioso» è diventata la seconda uscita del «Dialogo». «Il libro è uno strumento per far conoscere la spiritualità islamica — afferma padre Danilo Salezze, direttore generale del Messaggero di Sant’Antonio —. Se si vive con la paura di un mondo difficile da comprendere è perchè spesso si confonde la cultura musulmana con le devianze di frange integraliste.
Ci vogliono persone libere dai pregiudizi per agevolare l’incontro fra due mondi e l’imam Pallavicini fa parte dei sapienti musulmani, che sanno vivere con il Corano in mano ma calati nella complessità del mondo moderno. Sapienza è saper coniugare fede e laicità, e in quest’ottica la complessità della nostra epoca ha bisogno del messaggio profondo contenuto nella Bibbia e nel Corano. Del resto — ricorda padre Danilo — nel 1218, durante la quinta crociata a Damietta, San Francesco incontrò il sultano d’Egitto Al Malik, che lo trattò bene, nonostante allora in Europa non ci fosse meno paura di adesso dell’Islam. Francesco disse: non dobbiamo andare contro nessuno, ma in mezzo a tutti. Ecco, non bisogna costringere l’una o l’altra civiltà a cambiare idea ma incontrarsi nella misericordia, la grammatica del dialogo, ripulendo la storia dai pregiudizi globali che falsano la reciproca conoscenza». E di fronte al rischio di possibili critiche, il direttore del Messaggero anticipa: «E’ un tributo che si paga per volare sopra la superficialità. Cacciamo via la stupidità di chi grida alla crociata, non porta a niente: il dialogo non è facoltativo ma fondamentale, non è strumento di contrattazione per cui io ti do il velo e tu mi dai il crocefisso, ma è comprensione. E se ci sono imam che scrivono questo e facilitano la lettura reciproca, ben vengano».