Pubblicato il 31/01/10 alle 14:21:47 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Un partito che si spendeva pubblicamente per l’emancipazione femminile la negava poi internamente e con modalità così terribili «Ma io questa cosa l’avevo già ricordata alla Camera. E nessuno mi smentì». Nulla di più nuovo del già detto. Ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo venerdì sera, lo storico Piero Melograni butta la notizia in zona Cesarini: questioni di cuore e politica sono sempre andate a braccetto.
Anche ai tempi del Pci, quando la segreteria impose a Togliatti, fresco della sua relazione extraconiugale con una giovanissima Nilde Iotti, di abortire il frutto del loro amore. Stupore in studio. «Gli hanno impedito di avere un figlio, capisce? Lei lo sapeva?». Il sì poco convinto della Gruber ha dato la misura del silenzio che Melograni rimprovera proprio ad ex e post-comunisti sulle vicende del loro passato. Oggi i siti internet riportano la notizia come fosse uno scoop, i blog si esercitano equamente nello sdegno o nella condanna di nuova ondata revisionista.
E invece, purtroppo, la storia è nota. Ma come spesso accade, poco divulgata. La raccontò nel 1994 Filippo Ceccarelli ne Il letto e il potere, accennando a quel figlio della «colpa» sacrificato sull’altare della ragion politica, occultato come gli incontri clandestini tra Palmiro e Nilde nel solaio al sesto piano di Botteghe Oscure. Una vicenda che avrebbe dovuto far discutere. Non per questioni di gossip, ma perché un partito che si spendeva pubblicamente per l’emancipazione femminile non poteva negarla internamente e con modalità così terribili. Abbiamo quindi contattato Melograni per un supplemento di spiegazioni.
Esisteva quindi una doppia morale, libertaria in piazza ma intransigentemente borghese in casa? «I comunisti erano dei moralisti, dei bacchettoni per certi versi. E questo perché c’era Stalin, la cui rigidità s’imponeva tanto in politica quanto nella vita di tutti i giorni, in Unione Sovietica e nei partiti fratelli». Quindi Togliatti non era padrone in casa sua... «Ma certo che no. Basti pensare alla svolta di Salerno. Mica la decise lui, gli fu imposta da Stalin». E allora facciamo peccato a immaginare un’analoga eterodirezione anche nel caso dell’interruzione di gravidanza della Iotti? «Non escluderei che possa essere accaduto. Probabilmente tutti gli interpreti di Stalin all’interno della segreteria del partito hanno ordinato a Togliatti di far abortire la Iotti. Ricordo che anni fa, presentando con Filippo Ceccarelli il suo libro alla Camera, dissi questa cosa. Accennai cioè alla vicenda dell’aborto imposto dal partito. La Iotti allora era ancora deputato alla Camera. Mi son detto: vuoi vedere che adesso smentisce. E invece no, non lo fece». Come mai tanto rancore verso la Iotti? Pesava la sua formazione cattolica, la sua originaria estraneità al Pci e alla resistenza? «No, gli aspetti religiosi non contano. Semplicemente non bisognava far sapere che il compagno Togliatti aveva lasciato per sempre la moglie, Rita Montagnana, storica militante del partito, unendosi a una donna giovane e bella per godersi la vita». Godersi la vita poteva significare venir meno a una visione della politica intesa come missione totalizzante...