Pubblicato il 15/03/10 alle 14:30:47 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
La minaccia islamica nei secoli. Lezione tenuta all’Università di Verona il 9 novembre 2009 dal prof. Massimo de Leonardis In una prospettiva storica l’Islam ha costituito per quasi un millennio la più grave minaccia militare alla libertà ed all’identità cristiana dell’Europa (cfr. il bel volume: Alberto Leoni, La Croce e la mezzaluna.
Le guerre tra le nazioni cristiane e l’Islam.Una storia militare dalle conquiste arabe del VII secolo ai giorni nostri, Ares, Milano, 2002). In poco più di settant’anni dalla morte di Maometto nel 632, l’Islam aveva conquistato con le armi la Siria (636), la Persia (636 e 641), Gerusalemme (638), l’Egitto (640-642) e l’Africa del Nord, Bukhâra e Samarcanda nel 709 e 711. Tra il 711 ed il 720 i musulmani conquistarono gran parte della penisola iberica spingendosi fino a Narbona (720). Fermò l’avanzata islamica in Europa la sconfitta di Poitiers (732) ad opera di Carlo Martello. La Reconquista della penisola iberica terminò solo nel 1492, ad opera dei Re cattolici Ferdinando di Castiglia ed Isabella d’Aragona.
Da secoli però la minaccia islamica, mentre retrocedeva ad Occidente, avanzava ad Oriente, non più ad opera degli arabi, ma dei turchi, risalendo la penisola balcanica e nel Mediterraneo. Nel 1087, con gesto di sfida altamente simbolico, il terzo Sultano selgiuchida, Malik-Scià, aveva immerso la sua spada nelle acque del Mediterraneo. La prima crociata proclamata da Papa Urbano II a difesa della fede minacciata dalla nuova invasione musulmana, fu un appello del vero erede degli imperatori romani per la difesa dell’Occidente, della più alta autorità europea per la salvaguardia dell’Europa contro gli invasori asiatici, successori di Attila e precursori di Maometto II, conquistatore di Costantinopoli.
Grandi vittorie cristiane si ebbero a Malta, dove i Cavalieri Gerosolimitani resistettero al Grande Assedio del 1565, a Lepanto nel 1571, a Vienna nel 1683. Il cappuccino Beato Marco d’Aviano, la cui statua campeggia sulla facciata della Kapuzinerkirche nella capitale austriaca, consigliere per un ventennio dell’Imperatore Leopoldo I, fu l’eroe della vittoriosa difesa di Vienna del 1683 e l’anima della resistenza cristiana contro gli ottomani anche a Budapest (1684 e 1686), Neuhäusel (1685), Mohács (1687), Belgrado (1688).
Due secoli prima il francescano San Giovanni da Capistrano era stato l’anima della resistenza contro i turchi. Aveva settant’anni quando, nel 1456, partecipò alla difesa di Belgrado, dove per undici giorni mai abbandonò il campo di battaglia: «Entrò nelle schiere dei combattenti, - scrive Piero Bargellini (Mille Santi del giorno, Firenze-Milano, 1980, p. 594) - dove era più incerta la sorte delle armi, incitando i cristiani ad avere fede nel nome di Gesù», innalzando il suo stendardo con il monogramma bernardiniano di Cristo Re e una pesante croce di legno. Lepanto segnò la battuta d’arresto dell’espansione marittima degli ottomani. Non pose fine però alle scorribande dei pirati barbareschi basati nel Maghreb ed in Libia. Ancora nell’ottobre 1815, l’isola di S. Antioco, nel sud-ovest della Sardegna, fu attaccata da una flottiglia tunisina che prese prigionieri 150 abitanti. Nei quindici anni seguenti le marine britannica, francese, sarda e delle Due Sicilie compirono spedizioni navali per eliminare la pirateria, che ricevette un colpo mortale dall’occupazione francese di Algeri nel 1830.
Il pericolo islamico oggi
Il pericolo islamico oggi si presenta sotto molteplici aspetti. Non è apparentemente un pericolo immediato e mortale, ma più complesso, non affrontabile con una singola battaglia risolutiva come a Lepanto ed a Vienna. È una sfida identitaria: l’Islam, «rappresenta ... l’unica reale, concreta ed universale alternativa alla cultura ed alla tradizione occidentale». Tale sfida si manifesta in due modi. Nei Paesi a dominazione islamica attraverso la persecuzione delle comunità cristiane che rischia di portare alla loro pressoché completa estinzione.
«Possiamo storicamente constatare che in tutti i luoghi in cui si è imposto l’islàm con la sua azione militare, che per la sua rapidità e la sua estensione ha pochi esempi nella storia, il cristianesimo, che vi era straordinariamente fiorente e radicato da secoli, è praticamente scomparso oppure si è ridotto Burquaa piccole isole in uno sterminato mare islamico» (P. Giovanni De Rosa S. J, I cristiani nei Paesi islamici, in La Civiltà Cattolica, a. 2003, quaderno 3680, pp. 160-173).
In Occidente, attraverso la perdita dell’identità cristiana l’immigrazione islamica offre l’occasione ai laicisti di eliminare dalla vita pubblica la religione cristiana; esponenti della Chiesa cattolica, che risente della confusione dottrinale indotta dal Concilio Vaticano II, talvolta praticano un’apertura suicida all’Islam. Il neoconservatore esperto di Medio Oriente Daniel Pipes (Europe’s Stark Options, in The National Interest, March-April 2007, http://www.danielpipes.org/article/4323) osserva che il «secolarismo fondamentalista» degli europei aliena i musulmani, un’osservazione del tutto simile a quella fatta dall’allora Cardinale Ratzinger poco prima di essere eletto al soglio pontificio: «I musulmani … non si sentono minacciati dalle nostre basi morali cristiane, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata che nega le proprie basi» (J. Ratzinger, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Siena-Roma 2005). Contro gli eccessi dell’ecumenismo ha messo in guardia il cardinale Giacomo Biffi: «Una casa non si può costruire dicendo che deve essere tutta aperta. Ci vogliono le mura, poi si fa l’apertura. Un’Europa così non ha prospettiva. O si sveglia l’anima cristiana o l’Europa sarà musulmana. perché i musulmani da noi vengono con una intransigenza di principio e hanno di fronte soltanto il “vietato vietare”».
Il terrorismo internazionale di matrice islamica rappresenta la manifestazione più estrema della guerra asimmetrica», ovvero di una forma di lotta nella quale una delle due parti non rispetta alcuna regola del diritto bellico tradizionale e nessun principio umanitario. L’islam non rappresenta per il momento una sfida statuale, militare od economica di tipo tradizionale, tuttavia: Il Pakistan è una potenza atomica ed il suo futuro è strettamente collegato all’esito della guerra in Afghanistan mentre l’Iran sta probabilmente cercando di acquisire l’arma atomica. I paesi musulmani, come Arabia Suadita, Iraq, Iran, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Yemen, Libia, Nigeria, Algeria, Kazakhistan, Azerbaijan, Malaysia, Indonesia, Brunei, possiedono una quota tra 66.2 e 75.9 % delle riserve petrolifere totali (a seconda delle fonti e della metodologia utilizzata per la stima). Non va sottovalutato il fattore demografico. Paul Kennedy identifica la sfida del XXI secolo nella risposta del «potere della tecnologia» alle sfide lanciate dal «potere della popolazione» (Verso il XXI secolo, Milano 1993, pp. 26 e 286). L’esito finale però sarà a favore di quest’ultimo, il «differenziale tecnologico consentirà ancora a lungo al mondo industrializzato, in netto declino demografico rispetto ai Paesi in via di sviluppo, di garantire la propria sicurezza e il proprio benessere. Beninteso tale garanzia avrà un termine, dato che nei tempi lunghi della storia le uniche vittorie che contano sono quelle demografiche» (C. Jean, Geopolitica, Roma-Bari 1995, p. 81).
Percentuali di maschi tra i 15 ed i 29 anni sulla popolazione mondiale