Nuova retorica "verde-rossa-nera" o "anti-sistema" di Osama Bin Laden
Pubblicato il 16/03/10 alle 11:15:11 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Bisogna precisare ai "rivoluzionari" sedotti dal revanscismo islamico anti-occidentale che profitterà solo agli islamici totalitari, non agli alleati "infedeli" ingenui Nel suo ultimo comunicato audio diffuso il 29 gennaio sorso su Al Jazira, Bin Laden si è presentato come il campione della lotta contro il "riscaldamento globale", denunciando "la responsabilità dei paesi industrializzati, in particolare gli Stati Uniti, colpevoli di" non aver firmato il Protocollo di Kyoto in favore degli interessi delle grandi imprese". Professionista del "marketing del chaos", il leader di Al-Qaeda sa che dietro la scorza verde dell'ambientalismo si nasconde spesso il rosso della parte interiore, colore dell'estrema sinistra rivoluzionaria, anti-capitalista, che condivide con gli islamici l'odio per l'Occidente e gli Stati Uniti. E per sedurre gli anti-americani di ogni tipo, Osama propone di "boicottare il dollaro, unico modo per liberare l'umanità dalla schiavitù dell'America e delle sue ditte".
Per estendere il suo pubblico ai No Global ecologisti-anti-capitalisti, l’8 settembre 2007, nel suo «messaggio al popolo americano», il leader di al-Qa’ida spiegava già che «la vita di tutta l’umanità è in pericolo a causa del riscaldamento climatico in gran parte provocato dalle emissioni gassose delle fabbriche delle grandi imprese". Usando uno stile che sarebbe piaciuto a Marx, proseguiva: «Quelli che veramente hanno il potere e sono influenti sono i possessori del capitale maggiore. Questi sono i veri terroristi». In un altro discorso del 14 marzo 2008, Bin Laden accusava i paesi industriali di essere "responsabili del riscaldamento globale e gli Stati Uniti di essere colpevoli della "morte di milioni di esseri umani in Africa". Denunciava "la schiavitù dei monaci, dei re e del feudalesimo medievale degli occidentali", invitandoli a "liberarsi della menzogna e della pressione del sistema capitalistico, che trasforma il mondo in un feudo per le grandi imprese sotto l'etichetta della globalizzazione, per tutelare la democrazia". Un discorso "progressista" che fa ridere se ricordiamo che il wahabismo di Bin Laden giustifica la schiavitù e promuove un sistema ancor più medievale. Ma per molti rivoluzionari anti-americani fascinati dall'Islamismo rivoluzionario anti-occidentale, Osama è diventato il "Nuovo Che Guevara, il nuovo difensore dei "popoli oppressi" dagli "imperialisti".
Infatti, il nuovo discorso trasversale "anti-sistema" di Al Qaida mira a sedurre i rivoluzionari terzomondisti, No Global, anti-americani e antisionisti di tutto il mondo. Lo scorso 24 gennaio, rivendicando il fallito attentato su un aereo di linea americano nel giorno di Natale, Osama minaccio' gli Americani di ulteriori attacchi "se avessero continuato il loro sostegno a Israele".
Desideroso di riconfermare il primato acquisito dai suoi concorrenti sciiti –dall’Iraq di Mogtada al-Sadr, al Libano del Hezbollah e all’Iran di Ahmadinejad, prova di sedurre tutti quelli che sono sensibili alla causa palestinese (causa suprema dei "rivoluzionari") con discorsi sempre schierati contro Israele e a favore degli "oppressi palestinesi". In diversi discorsi trasmessi dal marzo 2005, ha corteggiato gli ex-nemici nazionalisti arabi del partito Baath e tutti gli oppositori di sinistra alla guerra voluta da Bush per federare la "resistenza" in Irak. Ovviamente, questi nuovi leitmotiv non rispecchiano gli obbiettivi prioritari di Al Qaida. Quest’ultima combatte infatti qualunque forma di nazionalismo (arabo o palestinese) perchè rappresenta una "divisione" (in'asiliyya") della "comunità islamica" ("Umma al Islamiyya"), necessariamente senza frontiere, come l'Internazionale marxista. Quando rivendico' l'11 settembre, Osama Bin Laden espresse i veri scopi strategici di Al Qaida, parlando non dell'"umiliazione dei Palestinesi", ma dell'occupazione dei "Giudeo-crociati" ("Al-Yahud wal-salibiyun") in Arabia saudita, in quanto sede delle due città sacre proibite ai non-musulmani - "al-Haramain": la Mecca e Medina. Bin Laden denuncio' prima di tutto la "grande umiliazione" che costitui l'abolizione (nel 1924) del Califatto turco-ottomano dall'"apostata" Atatürk, fondatore della Turchia moderna, la cui ideologia laica (kemalismo) è combattuta oggi dai dirigenti turchi islamici dell'AKP. Lungi dall'essere un "anti-imperialista", Osama Bin Laden vuole ricostituire il Califato islamico dopo aver distrutto gli Stati nazionali arabi "artificiali" creati dopo la caduta dell'impero ottomano.
Con il suo nuovo discorso rivoluzionario, Bin Laden prova a fare crescere la sua popolarità (in calo) fra i terzomondisti e di far dimenticare che i suoi peggiori nemici sono i regimi nazionalisti rivoluzionari arabi, gli "eretici" sciiti della rivoluzione islamica iraniana, gli Hezbollah e i loro alleati sunniti di Hamas, i più terribili combattenti anti-israeliani. Per strumentalizzare la sinistra rivoluzionaria mondiale, in un audio diffuso il 14 marzo 2008, rese omaggio a Noam Chomsky, il famoso docente di linguistica all’MIT eroe dei No Global: "Chomsky è tra i più competenti nel trattare la manipolazione dell’opinione, ha dato consigli ragionevoli prima della guerra». Ricordiamo che dopo gli attentati dell’11 settembre, Chomsky dichiaro’ che l'America è uno «dei principali stati terroristici». E durante la "guerra dei 30 giorni" (estate 2006) si incontro’ con il leader Hezbollah Hassan Nasrallah e approvo' la decisione dei Hezbollah di mantenere l’uso delle armi.
La prova dell'efficienza propagandista della retorica anti-sistema di Al Qaida e di molte organizzazioni islamiche sovversive si è anche materializzata nel fatto che il terrorista d'estrema sinistra pro-palestinese Carlos ha abbracciato la fede “neo-wahhabita” e appoggia il Gihad di Al Qaida, come lo spiega nel suo libro scritto in prigione nel 2005, "L'Islam rivoluzionario" (Le Rocher ed).
A un altro livello geopolitico, l’alleato latinoamercano del presidente iraniano Ahmadinejad, Hugo Chavez, il presidente venezueliano rosso discepolo di Fidel Castro, fa l'apologia dell'islamismo rivoluzionario, e aiuta le organizzazioni islamiche a fare il proselitismo fra le masse amerindiane "diseredate" e sedotte dalla retorica anti-occidentale e anti-occidentale di Chavez e degli islamici radicali. Ricordiamo che alcune tribù indiani del Venezuela e della Bolivia e alcune sezioni rivoluzionarie indiane del Commandante Marcos nel Chiapas (Messico) hanno già abbracciato la fede islamica in funzione “anti-sistema” e "anti-Gringos".
In Italia, non fu per caso che il "cervello" delle nuove brigate rosse (Partito communista combattente), Desdemone Lioce, si è schierata con gihadisti iracheni del ex-Baas e di Al Qaida in Irak e con i Talebani e Al Qaida in Afghanistan dal 2001, in funzione "anti-imperialista". Ugualmente, Toni Negri, l'ex-ideologo di riferimento delle Brigate Rosse, oggi idolo degli No Global, ha dichiarato dopo l’11 settembre che la «sua compassione» era riservata solo agli «irregolari» scomparsi con le Twin Towers... Ad un altro livello, il discoso sovversivo degli islamisti radicali ha permesso l'avvicinamento, sin dal’11 novembre 2004, fra i No Global del Forum sociale europeo e gli islamisti salafisti dei Fratelli musulmani europei, vicini a Yussef Qardaoui (l'imam telepredicatore di Al Jazira che giustifica gli attentati kamikaze in Israele e in Irak, anche per le donne e gli andicapati...) e alle associazioni dei fratelli Hani e Tariq Ramadana che si sono unite ufficialmente all’FSE.
Nello stesso tempo, il discorso patologicamente anti-ebreo e anti-americano di Al Qaida e degli islamici radicali seduce alcuni ideologi nazi-fascisti: il leader ideologico neonazista e pro-palestinese David Myatt, molto popolare fra i "skin head" mondiali e il movimento americano razzista "Aryan Nation", si è convertito all'islam per gli stessi motivi di Carlos: lottare per la Palestina, contro gli Ebrei, gli Americani e il capitalismo-finanziario occidentale. Convertito nella moschea di Finsburry Park da Omar Bakri Mohammad, l'ex imam porta-parola di Al Qaida a Londra, David Myatt, alias "Abdulaziz Ibn Myatt", invita i nostalgici dell’Asse ad adottare la via della Gihad, «vera religione marziale», che lotta più efficacemente contro gli Ebrei e gli Americani.
Ahmadinejad: il concorrente di Bin Laden
Ma sul mercato dell'odio anti-occidentale e "revanscista", Bin Laden deve ormai affrontare una concorrenza spietata: quella del rivoluzionario sciita Ahmadinejad, il presidente iraniano che sostiene concretamente (a differenza di Al Qaida) i terroristi palestinesi di Hamas o il Hezbollah. Legato strategicamente ai rivoluzionari No Global, agli ultimi Stati comunisti del pianeta (Cuba, Corea del Nord, Cina, Bielorussia stalino-nazista, ecc) e agli Stati rossi latino-americani "bolivaristi" e pro-Chavez, l'Iran seduce ancor meglio di Bin Laden sia i rossi che i neri che vogliono "rovesciare l'ordine mondiale americano-sionista e imperialista". I primi hanno sostenuto Ahmadinajad a Durban II, a Ginevra, quando ha denunciato l'America e Israele e ha difeso il programma nucleare iraniano. I secondi, i "storici" nazisti-negazionisti come Ivring, Faurisson o Mahler partecipano ogn'anno a Teheran ai convegni per "provare che la Shoah è un invenzione" per giustificare Israele i crimini i Palestinesi"... La concorrenza anti-sistema rappresentata da Ahmadinejad che vuol "cancellare Israele del mappa" e lottare contro "l'arroganza occidentale" è temuta da Bin Laden e dal suo cervello Zawahiri. Sanno che i Sciiti, gli Hezbollah, o Hamas li odiamo e che i musulmani sunniti deplorano il fatto che Al Qaida ammazza tanti musulmani. Pero' questa corsa al rilancio anti-sistema spinge questi due poli concorrenti a aumentare sempre di più il radicalismo verbale per tentare di sedurre sempre di più nuovi "utili idioti" e riguadagnare popolarità per frantumare il "fronte Infedele" al livello, politico, psicologico e mediatico.
Nell'ambito di questa concorrenza per la "leadership" anti-imperialista, il Presidente nazislamista Ahmadinejad si è rivolto come Bin Laden al "popolo americano", scrivendo una "lettera all'ex Presidente americano Georges Bush" infarcita di messaggi subliminali scientificamente pensati per elettrizzare i rivoluzionari anti-occidentali di tutto il mondo. Consapevole dell’ascesa dell’estrema sinistra in America latina, dei rancori africani anticolonialisti e della crescita del movimento altermondialista in Europa, Ahmadinejad scrive: «I latino-americani non hanno il diritto di chiedersi perché i loro governi eletti democraticamente vengono contrastati e invece i leader golpisti vengono appoggiati? Gli africani non hanno il diritto di chiedersi perché le loro enormi risorse vengono saccheggiate […]. Il divario tra possidenti e indigenti, tra paesi ricchi e paesi poveri si allarga sempre di più […]. Il liberalismo e la democrazia di tipo occidentale non sono capaci di contribuire alla realizzazione degli ideali dell’umanità». Alla stregua di Gheddafi, Arafat o Castro, Ahmadinejad tenta di unirsi al blocco dei nuovi Non Allienati e di sedurre i «cretini utili» della sinistra occidentale contraria alla mondializzazione.
In conclusione, assistiamo attualmente ad un crescendo generale di odio anti-occidentale che mira a fare entrare in guerra contro le democrazie tutte le forze rivoluzionarie "utili" per gli obbiettivi strategici dei protagonisti terroristi, associativi, statali, proseliti o criminali della Nuova conquista islamica mondiale. Il fatto che i poli del totalitarismo islamico siano frammentati non impedisce il "fronte dell'odio" di allargarsi e di minacciare da fuori e da dentro un Occidente psicologicamente e demograficamente indebolito e diviso. Il discorso "anti-sistema" di Ben Laden o di Ahmadinejad procede ad una tattica globale che consiste nel federare tutte le forze che ce l'hanno contro Israele, l'Occidente, il capitalismo industriale, le democrazie liberali, forze del revanscismo che hanno purtroppo un grande futuro... Ricordiamo che la tattica adottata dai poli dell'islamoterrorismo (il fronte anti-sistema allargato ai rivoluzionari non-musulmani) non deve necessariamente essere coerente con la strategia globale (l'unificazione dell'Umma islamica) per essere efficace, perchè la tattica è momentanea mentre la strategia è a longa scadenza. Bisogna quindi precisare ai "rivoluzionari" sedotti dal revanscismo islamico anti-occidentale che profitterà solo agli islamici totalitari ma non agli alleati "infedeli" ingenui. Ricordiamo due esempi: primo, in "ringraziamento" per l'aiuto americano ai combattenti anti-sovietici musulmani durante la guerra fredda, Al Qaida ammazzo' 3000 Americani l'11 settembre 2001... secondo: in Iran, dopo la vittoria di Khomeiny, che si era alleato con i Guevaristi, i nazionalisti palestinesi, i "Mujahidini del Popolo" (islamo-marxisti oggi combattuti in Iran) e con il partito comunista Tudeh, gli alleati di sinistra, centristi o nazionalisti di Khomeiny furono tutti eliminati. Gli attuali alleati rivoluzionari non-musulmani degli islamo-terroristi saranno anche loro eliminati dai Cavalieri del Gihad islamico esattamente come i cristiani orientali, che accolsero l'Islam in funzione anti-bizzantina durante il primo secolo dell’islam, ma che furono poi perseguitati. O come gli Ebrei di Medina, che accolsero Mahometo e i suoi compagni nel 622 (Hijra), ma che poi furono sgozzati. Perchè il totalitarismo islamista concede la "pace" (“Salam”) solo a quelli che abbracciano l'Islam, mentre gli alleati "infedeli" hanno solo diritto alla "tregua" (Hudna) che puo' essere rotta a qualsiasi momento, secondo l'evoluzione dei rapporti di forza, come lo prevede la sura III, 103.
di Alexandre del Valle* Geopolitico, autore di Rossi-Neri-Verdi, Lidau, 2010