Pubblicato il 18/04/10 alle 01:22:37 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
A questo punto è difficile fare delle ipotesi, e sarebbe opportuno che i pm svelassero cosa c’è dietro la loro rigidità ’è ancora chi va in galera e ci rimane, praticamente dimenticato, trattato come uno straccio. È il caso di Silvio Scaglia, già grande capo di Fastweb, oggetto di un’inchiesta in cui si intrecciano, secondo le carte, due reati: l’evasione fiscale (con truffa) e la collusione con la ’ndrangheta. Forse i lettori ricorderanno il polverone che sollevò l’indagine un paio di mesi orsono.
Sembrava che da un momento all’altro l’azienda venisse addirittura commissariata, e invece per fortuna i magistrati non hanno giudicato così grave la situazione da imporre un provvedimento del genere.
Ma non di questo aspetto intendiamo parlare, bensì delle due persone maggiormente implicate: Silvio Scaglia e Mario Rossetti, direttore finanziario. Entrambi blindati, non se ne sa più niente. Da notare che il primo, all’estero quando scoppiò lo scandalo, rientrò spontaneamente in Italia e si consegnò all’autorità giudiziaria, pronto a chiarire i fatti. Una volta in cella, attese tre giorni l’interrogatorio di garanzia previsto dalla legge; poi dovette aspettare oltre 40 giorni per rispondere alle domande dei pubblici ministeri.
I suoi avvocati hanno chiesto invano che fosse scarcerato. E lentamente su di lui è scesa una coltre di silenzio da cui non è filtrato nulla, se non che i magistrati non hanno ravvisato gli estremi per concedergli la libertà provvisoria. Perché una simile severità ai limiti della crudeltà? Di norma si trattiene un detenuto se si teme possa fuggire, se si teme possa inquinare le prove e reiterare il reato. Ebbene, non c’è alcuno dei tre pericoli. Perché Scaglia si è presentato non appena appreso che era ricercato, quindi non aveva e non ha intenzione di tagliare la corda, altrimenti sarebbe rimasto dov’era. Se avesse voluto inquinare le prove, lo avrebbe fatto prima di costituirsi. Quanto alla reiterazione del reato, impossibile in quanto in Fastweb egli non ha più incarichi ed è fuori da ogni gioco.
Davvero incomprensibile il motivo per cui non gli aprono la porta della prigione. Una storia senza precedenti. Tra l’altro Scaglia, quando si dimise dall’impresa, incassò la bellezza di 800 milioni di euro e non si occupò più del vecchio lavoro. Si è comprato una società in Cina e non si interessa d’altro.
Ha evaso il fisco? Non gli mancano i quattrini per saldare un eventuale debito. Rammentiamo che altri famosi evasori, per esempio Valentino Rossi, e vari imprenditori di grido, hanno negoziato e transato senza mai mettere piede in galera. A questo punto è difficile fare delle ipotesi, e sarebbe opportuno che i pm svelassero cosa c’è dietro la loro rigidità.
La questione dell’altro detenuto, Rossetti, non è meno inquietante. Basti pensare che i suoi conti sono stati spulciati fino all’ultimo euro e non sono stati trovati versamenti sospetti; dal che si deduce che il direttore finanziario del gruppo non abbia commesso reati che rendano indispensabile una detenzione tanto lunga.
Non abbiamo elementi per dire che i magistrati non si siano comportati correttamente; esprimiamo solo due sentimenti: stupore per ciò che è accaduto, e accade, e desiderio di conoscere, se ce ne sono, le ragioni per cui in uno stato di diritto la carcerazione preventiva possa protrarsi per mesi senza che nessuno fiati. (Rassicuro il lettore: né Scaglia né Rossetti sono miei amici. Mai incontrati in vita mia).