Pubblicato il 23/06/08 alle 15:47:55 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
"Opportunità solo a chi delinque" di Sonia Papuzza
Sei un rom? Non puoi lavorare, né avere una borsa di studio, né ricevere i buoni per i libri dei tuoi figli.
Se però sei rom e commetti un reato, allora qualche porta ti si potrebbe aprire. È il paradosso in cui vive la comunità rom di Palermo, non per una legge scritta, ma per una falla del sistema, uno di quei buchi dove il buon senso si insinua e diventa prassi.
Il problema accomuna la gran parte dei giovani, oltre un centinaio presenti nel campo palermitano: un rom, minorenne, senza permesso di soggiorno, non può aspirare ad un lavoro regolare perché senza il permesso di soggiorno il contratto è illegittimo. Spesso i ragazzi rom hanno in loro possesso solo "la striscia", come la chiamano loro, cioè un pezzetto di carta con sopra il nome rilasciato dalla questura, che certifica l´avvenuta richiesta di un regolare permesso di soggiorno. Ma la "striscia" non ha alcuna funzione se non quella di attestare che il Comune sa che esiste e che sta in città ma non serve ad altro. Non è una carta d´identità e non è un permesso regolare. Se invece uno di questi ragazzi, anche per un piccolo furto, come quello di un telefonino, entra nel circuito penale, è possibile che venga inserito in un progetto di recupero che preveda anche una borsa di formazione e lavoro.
È accaduto diverse volte, come racconta Luisa Scardina, assistente sociale dell´Ufficio di servizio sociale per i minorenni di Palermo, che con i ragazzi del campo della Favorita ci lavora da anni: «I rom che hanno seguito questo iter per ora sono cinque, un altro invece, anche se non è entrato nel circuito penale, è considerato a rischio e quindi gode dello stesso trattamento».
Il paradosso nasce dalla difficoltà per i giovani rom di ottenere un permesso di soggiorno: superati i 15 anni infatti non vengono più inclusi nel permesso dei genitori. Possono averne uno per motivi familiari, collegato a quello. Ma per ottenerlo, devono presentare il passaporto rilasciato dal Paese d´origine, che spesso non posseggono perché sono nati in Italia.
In pratica, non vengono ritenuti cittadini né dal Paese in cui sono nati, né da quello dei propri genitori. E senza permesso non si può lavorare, né aderire a diversi progetti di formazione, magari con borsa di studio. «È capitato di vedere perse molte borse di studio - racconta Mauro Priano, formatore dell´Ufficio rom - perché non affidate, mentre qui in ufficio c´è un ragazzo rom, Jeka, che lavora da due anni ma senza riconoscimenti. Certe volte mi chiede che senso ha restare. Cosa posso rispondergli?».
Le borse di studio, di lavoro, gli stage e i tirocini sono grandi opportunità per chi non ha niente e spera di inserirsi in qualche modo. Ma proprio chi ne avrebbe più bisogno non può accedervi. «Se invece i minori entrano nel circuito penale - continua Luisa Scardina - ci sono delle possibilità perché il processo minorile tende al reinserimento del minore, alla risocializzazione, che passa anche dalle opportunità formative». [...]
Il paradosso dei giovani nomadi | 1 commento | Registrati
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Letizia F.
Scritto il 28/11/10 alle 11:23:10 GMT pubblicato da Anonimo
E' paradossale come gli interventi legislativi riescano ad inserirsi nel sistema,al fine di promuovere l'inserimento e l'assimilazione di dette popolazioni,finendo nella prassi ad una vera e propria esclusione e discriminazione delle stesse,alimentando i pregiudizi e rafforzando l'immagine stereotipata che da secoli e' legata ai popoli rom!e'come se non vi sia un nesso logico tra significato e significante:tutto e' lasciato al mero arbitrio dei governanti...cio'deve far riflettere,se "oggetto" del potere e' la vita umana.