Il sospetto mondo di 'Propublica', il Pulitzer pagato dai finanzieri
Pubblicato il 21/04/10 alle 23:31:22 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Tempi che cambiano, perché il rischio è che ciò che può renderci più liberi sia, paradossalmente, qualcosa che ingrossa ulteriormente le tasche di chi ci vorrebbe un po' più incatenati La settimana scorsa sono stati assegnati i premi Pulitzer e nella categoria giornalismo investigativo ha vinto ProPublica, ossia un sito web.
E' la prima volta e si dice che sia il segnale dei tempi che cambiano. Un po' tardivo forse, nel 2010, ma pur sempre un segnale forte. Anche perché ProPublica risulta essere un sito no-profit e indipendente, dalla parte dell'informazione, della diffusione. Della gente.
Dietro c'è una certa Golden West Financial Corporation (GWFC), finanziaria che appartiene al gruppo Wachovia di Charlotte, North Carolina. La Wachovia, a sua volta, fa capo alla Wells Fargo banca di servizi americana molto potente nata nel 1852.
Sarebbe interessante leggere un'indagine di ProPublica su chi li finanzia, visto che la GWFC riceve 10 milioni di dollari l'anno per sostenere un progetto nato dalla mente di tal Herbert Sandler amministratore delegato della finanziaria stessa. Chissà se possono indagare sui propri editori, su chi magari una spinta qua e là alla crisi del millennio l'ha pure data. L'epserienza ProPublica è però affascinante, con una cifra piuttosto ridotta (in rapporto a quanto costa una testata "seria" di questo tipo) si mantiene infatti uno dei siti più interessanti tra l'informazione USA che vede tra le propria fila, tra gli altri, ben 4 premi Pulitzer. Qualcuno però dovrebbe chiedersi perché una grossa finanziaria investa in informazione libera ed indipendente.
Premessa: non conoscevo il sito e non ho mai letto nulla, quindi non esprimo giudizi perché sembrerei prevenuto. Ma è possibile che negli Usa il magnate di turno finanzi la stampa libera mentre da noi siamo sempre i più sfigati dove il magnate di turno finanzia l'ignoranza generalizzata? Può darsi. Anche questo sarebbe un segno dei tempi che cambiano. Negli Usa, non in Italia. Tutte queste manovre sono però strane. Fermo restando che ProPublica ha i suoi forti detrattori (dicono più o meno tutto ciò che avete letto negli anni contro Beppe Grillo o Michael Moore per intenderci) il giro di waltzer dietro questa informazione libera è quantomeno sospetto. Come strano è stato vedere gli uffici di Skype a Bruxelles, sede di un paradiso fiscale conosciuto e protetto, dove molte scatole cinesi prendono il via prima di volare verso i caraibi. Tempi che cambiano, perché il rischio è che ciò che può renderci più liberi sia, paradossalmente, qualcosa che ingorssa ulteriormente le tasche di chi ci vorrebbe un po' più incatenati. Almeno con la testa, perché è quella che fa girare il mondo.