L’omicidio di mons. Padovese e il ''solito'' pazzo ''isolato''
Pubblicato il 06/06/10 alle 15:55:25 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
la Turchia negli ultimi anni (e ancora più indietro, ricordate un certo Ali Agca?) sembra diventata la patria dei pazzi che guarda caso prendono di mira proprio i religiosi cristiani Sul Giornale di oggi, oltre a una cronaca della giornata del Papa a Cipro, pubblico un articolo dedicato all’omicidio di monsignor Luigi Padovese, nel quale cerco di elencare i punti ancora oscuri.
L’assassino è stato dichiarato instabile psicologicamente, ma la Turchia negli ultimi anni (e ancora più indietro, ricordate un certo Ali Agca?) sembra diventata la patria dei pazzi che guarda caso prendono di mira proprio i religiosi cristiani, tentando di ammazzarli.
Mi hanno colpito le parole dell’arcivescovo di Smirne, Ruggero Franceschini, che dopo l’accoltellamento di un frate francescano, nel 2007, aveva detto: “Ancora una volta diranno che questo è un atto di un pazzo. Ma allora dobbiamo ammettere che da un anno e mezzo circa in Turchia gli atti da matto sono notevolmente aumentati, guarda caso contro i religiosi cristiani stranieri”.
La violenza efferata con cui è stato ammazzato Padovese - al quale è stata quasi staccata la testa - non si spiega con un litigio. Il suo assassino è arrivato a casa del vescovo in motorino insieme al fratello, e con tutta probabilità aveva con sé l’arma del delitto (non si taglia la testa a una persona con un coltello da tavola…). Inoltre Murat Altun, il ventiseienne autista del vescovo, che aveva preso il posto del padre al servizio del Vicario apostolico in Anatolia, non era un convertito al cristianesimo.
Era invece ben inserito nell’ambiente della sua città e non si esclude che fosse in contatto con elementi nazionalisti radicali. Resta poi da spiegare perché monsignor Padovese abbia disdetto, poche ore prima di morire, i due biglietti aerei per Cipro, dove sarebbe dovuto andare per essere vicino al Papa durante la visita. Padovese aveva collaborato alla stesura dell’Instrumentum laboris del Sinodo per il Medio Oriente che viene consegnato questa mattina da Benedetto XVI alle Chiese dell’area.
E’ comprensibile che il Papa, con le pochissime informazioni a disposizione tre giorni fa, iniziando un viaggio a rischio strumentalizzazione, abbia gettato acqua sul fuoco minimizzando ciò che è accaduto al Vicario dell’Anatolia. Ma Ratzinger ha anche detto che bisognerà aspettare di saperne di più. E la “verità” fino ad oggi emersa lascia irrisolti molti dubbi.