Ecuador riceve denaro per non estrarre petrolio in Amazzonia
Pubblicato il 15/08/10 alle 10:19:28 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Per la precisione, tuttavia, l’accordo è al momento una sorta di scatola vuota: l’Ecuador non ha visto un centesimo, e aspetta i capitali stranieri Meglio la foresta amazzonica che le trivelle. L’Ecuador si è impegnato per iscritto a non sfruttare un corposo giacimento di petrolio. E’ l’iniziariva Yasuni ITT, dal nome del parco nazionale che verrà risparmiato.
La Natura ringrazia, ma l’Ecuador – che non è esattamente un Paese ricco – ci rimette. Per questo la comunità internazionale è chiamata a mettere insieme un fondo di 3,6 miliardi di dollari: un valore pari alla metà del giacimento. Il denaro verrà amministrato dall’Undp, l’agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite. Se l’Ecuador deciderà di estrarre il greggio dovrà restituire i soldi.
Fra i Paesi candidati ad aderire al fondo c’è anche l’Italia. Veramente curioso: ultimamente qui non si lesina certo in trivellazioni e per cercare il petrolio viene sforacchiato in modo massiccio l’Abruzzo, noto come il cuore verde d’Italia.
L’economia dell’Ecuador dipende fortemente dalle esportazioni di petrolio. Sotto il parco nazionale Yasuni – un lembo incontaminato di Amazzonia vicino al confine peruviano in cui vivono tribù che non sono entrate in contatto con l’Occidente – ci sono, si stima, 846 milioni di barili di petrolio, per un valore di circa 7 miliardi di dollari.
Se venisse estratto, addio foresta incontaminata e cultura delle popolazioni che la abitano. L’area protetta misura 982.000 ettari, è uno dei luoghi più ricchi di vita nel mondo ed è stata dichiarata “Riserva della biosfera” nel 1989 dall’Onu.
Inoltre in seguito allo sfruttamento del giacimento di Yasuni entrerebbero nell’atmosfera oltre 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il gas dell’effetto serra che si sprigiona bruciando combustibili fossili.
Su queste premesse si basa appunto l’accordo, il primo nel suo genere, firmato fra il Governo ecuadoregno e l’Undp: l’Ecuador riceverà un compenso per lasciare il petrolio dov’è.
Per la precisione, tuttavia, l’accordo è al momento una sorta di scatola vuota: l’Ecuador non ha visto un centesimo, e aspetta i capitali stranieri. Un rappresentante del Governo, nei prossimi mesi, viaggerà in Germania, Olanda, Belgio, Francia, Norvegia, Spagna, Italia. Illustrerà il progetto, come si dice in termini diplomatici. Ovvero cercherà quattrini.
Sono invitati a sottoscrivere il fondo non solo i Governi, ma anche associazioni non governative, filantropi e società private. Gli interessi generati dal denaro saranno investiti per la conservazione del parco Yasuni e di altre aree naturali in Ecuador.
Beneficeranno dell’iniziativa anche programmi sociali ed energetici alternativi. La priorità verrà assegnata alla promozione della salute e dell’educazione degli indigeni della foresta amazzonica, duramente colpiti dalle conseguenze dello sfruttamento petrolifero degli ultimi decenni.