Pubblicato il 18/09/10 alle 12:37:42 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
L’Olanda vieta i coffeshop agli stranieri. I turisti della canna restano senza meta L'Olanda vuole chiudere le porte dei suoi coffeeshop agli stranieri. La coraggiosa decisione è partita dal comune di Maastricht, che confina con Belgio e Germania. Ogni anno circa due milioni di ragazzi oltrepassano le frontiere solo per fumare liberamente marijuana e hashish: spesso anche per farsene delle scorte da portare a casa. Già nel 2006 il sindaco Gerd Leers ( in carica da 8 anni) aveva espresso preoccupazione per il turismo della droga. Adesso ha deciso di risolvere il problema impedendo l’accesso ai coffeeshop a chi non è cittadino olandese. «Non se ne può più» ha dichiarato «del disturbo alla quieta pubblica che gli stranieri portano nella nostra città: oltre al fatto che la criminalità ne approfitta per vendere altri tipi di droghe, più pesanti, a scapito della salute dei nostri ragazzi».
Il New York Time ha lodato Maastricht «in quanto è stato il primo comune a rompere la rete di regolamentazioni dell’Unione Europea, molto rigida sul trattamento che ogni nazione deve fornire agli stranieri e ai propri cittadini nella vendita di beni e servizi». In passato altre due cittadine ai confini col Belgio, Hulst (30 chilometri da Anversa) e Terneuzen, avevano provato a chiudere i loro coffeeshop, basandosi anche sul fatto che solo l’11% dei visitatori era olandese. La scelta del comune di Maastricht ha provocato molte polemiche. Appena l’aggiornatissimo sito www.blogolanda.it (che ogni giorno pubblica notizie sui Paesi Bassi) ha dato l’annuncio, sono arrivati numerosi commenti di giovani indignati per questa inaspettata chiusura da parte di un Paese da sempre considerato tollerante nei confronti della droga (leggera) e degli stranieri.
Ovviamente non solo i consumatori ma anche i proprietari dei coffeeshop si oppongono, considerato il giro d’affari milionario che gravita intorno a questo mondo; e tenendo presente che per esempio il 26% dei visitatori arriva ad Amsterdam solo per frequentare questi locali. Pertanto alcuni di loro hanno presentato un ricorso alla Corte del Lussemburgo. Contro ogni aspettativa, e questa è la novità degna di rilievo, la Corte lo ha respinto con la motivazione che «il divieto da parte del comune di Maastricht non è violazione delle norme europee in materia dei servizi gratuiti ai cittadini dell’Ue, in quanto il commercio di droga è vietato e non si può paragonare ad ogni tipo di commercio considerato libero».
L’avvocato ufficiale della Corte di Giustizia Europea, Yves Bot, ha dichiarato inoltre che «gli stati membri restano responsabili nel loro territorio; dove possono proclamare misure restrittive se viene disturbato l’ordine pubblico». È stato quindi finalmente riconosciuto il pensiero e principio fondamentale della mentalità olandese: la libertà è il dono più prezioso che esiste ma non bisogna dimenticare che è possibile solo in presenza di regole. Quindi nel 2011 a Maastricht l’ingresso ai coffeeshop sarà ammesso solo ai soci muniti di bancomat olandese e documento di identità. Nel frattempo la situazione politica è piuttosto confusa, da quando lo scorso febbraio è caduto il governo Balkenende. Alle elezioni del 9 giugno si è confermato il successo del partito della Libertà ( Pvv) del deputato di estrema destra Geert Wilders. È molto difficile formare una coalizione solida fra gli altri partiti più votati, Vvd (liberali) e Cda (cristiano democratici) escludendo il partito di Wilders che il Cda non vuole al governo. Wilders rimane fermo sulle sue posizioni anti islam, a favore della chiusura delle frontiere per gli extracomunitari e anche perché il Paese possa decidere da solo le sue regolamentazioni. Considera infatti uno scandalo che l’Olanda «dia ben 4 miliardi di euro a Bruxelles, cioè 1200 euro per famiglia, quando con questi soldi si potrebbero aiutare anziani, malati e disoccupati». In poche parole tolleranza zero su tutto. Non solo sui Coffeeshop.
Il (falso) mito La verità su Amsterdam: due minuti di sballo poi musei, cacio e mulini Curioso destino, quello di Maastricht. Si tratti di quattrini o di spinelli, il borgo delle Fiandre pare avere in sorte l’ingrato compito di tracciare il solco su come rovinare la vita a centinaia di milioni di europei. Dovesse fare scuola la decisione di chiudere le porte dei coffeeshop ai non autoctoni, la mistica tardoadolescenziale dei giovani continentali subirebbe un colpo durissimo. Perché, nell’immaginario del pischello collettivo, il viaggione in Olanda è un caposaldo di quelli che guai a metterli in discussione. Succede dopo la maturità, il più delle volte via interrail (che oltre a costare poco conferisce al tutto quel che di pionierismo). La preparazione impiega mesi e mesi, la maggior parte dei quali viene impiegata per convincere i genitori che quell’irrinunciabile mega-concerto dalle parti di Rotterdam esiste davvero e che no, ti pare che vado lì a farmi le canne. Per il resto si studiano itinerari, si preventivano le spese e - soprattutto - si prende nota dei racconti dell’amico più grande che ci è già stato due volte. Costui, sorta di versione universitaria del geometra Calboni, bombarderà l’uditorio con un fuoco di fila di palle devastanti circa esperienze psicotrope ai limiti del paranormale, maratone di amplessi multipli e prontuario dei modi più che sicuri per portarsi via chili e chili di stupefacenti senza farsi beccare dalla polizia. Complici anche le aspettative vagamente sovradimensionate, il viaggio in sé si risolve generalmente in una cosa un tantino al ribasso. Fumando notte e dì come ciminiere turche (e sennò che ci sono andati a fare), i giovani in questione non si sottrarranno alle più avvilenti liturgie da turismo di massa, roba che a Torre Pedrera sarebbe rifiutata con sdegno. E invece qui si fa tutto: l’escursione in pullman alla fattoria dei formaggi tradizionali (dove, complice la fame tossica, si ingurgitano quintali di caciotte che hanno consistenza e digeribilità del calcestruzzo), la gita sul battello coi giapponesi che fanno oooh, la coda di mezza giornata fuori dal museo delle cere per farsi la foto con la statua di Brad Pitt, la visita guidata dei mulini a vento con mostra-mercato di zoccoli tradizionali e dettagliate ricostruzioni su quanto era grama la vita del contadino olandese del XVII secolo.
Il bello è che, nonostante tutto, al momento di ripartire il ragazzo rimane saldamente convinto di avere fatto davvero il viaggio della vita. È felice come una pasqua pure quando il treno arriva al confine col Belgio e i solerti funzionari doganali gli performano una perquisizione corporale che in confronto i checkpoint israeliani nella Striscia di Gaza sono un blando controllo dei documenti. È felice, il giovane, principalmente per un motivo. Perché adessoche torna racconterà a tutti che vacanza da paura che si è fatto. I pischelli che devono andarci l’estate prossima ascolteranno rapiti.
ROBA DA HIPPIE I NEGOZI I coffeshop sono delle caffetterie che, oltre a cappuccini e brioches, servono dozzine di varietà di hashish, marijuana e talvolta funghi allucinogeni. Nella capitale olandese operano circa 300 attività LA LEGGE In materia di droghe leggere la legislazione dei Paesi Bassi è assolutamente tollerante. Acquistare “cannabis” all’interno dei coffeeshop è perfettamente legale, così come consumare le sostanze PARADOSSO ANTIFUMO Una recente modifica delle norme stabilita dal governo ha del paradossale: approvata una legge antifumo, all’interno dei coffeeshop è proibito fumare tabacco. Ergo, i consumatori di sigarette devono stare all'esterno, al contrario di chi si accende uno spinello.