Perle e Porci. Come si costruisce la spazzatura mediatico-giudiziaria
Pubblicato il 03/11/10 alle 17:47:09 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Non si sa com'è, ma le procure che dedicano tanta attenzione a Silvio Berlusconi sono sempre le stesse due Se a Milano si indaga su Ruby, a Palermo sono protagoniste Perla Genovesi e Nadia Macrì. Non si sa com'è, ma le procure che dedicano tanta attenzione a Silvio Berlusconi sono sempre le stesse due, mentre a cambiare – a seconda delle mode – sono i filoni di indagine. Ieri tangenti e mafia, oggi sesso e droga.
di Giorgio Stracquadanio
Se non fosse che si riempiono atti giudiziari e si dà la caccia all'uomo, come ha scritto sul suo blog Fabrizio Rondolino, sembrerebbe di essere in un film sulla Santa Inquisizione.
Di Ruby sappiamo tutto. Sappiamo anche – ora che il procuratore di Milano ci ha detto che non è successo nulla di illecito né in questura né altrove la sera del 27 maggio a Milano – che nulla di questa storia aveva un qualche interesse pubblico, visto che noi politici abbiamo il dovere di rendere pubblica la consistenza del nostro patrimonio personale ma non l'obbligo di riferire tutte le nostre telefonate a qualche pubblica autorità. Anche perché quel registro conterrebbe ogni giorno migliaia di chiamate, per le più diverse situazioni, come ha ben detto l'ex-questore di Milano.
Inizia invece ora una storia frutto di una inchiesta giudiziaria deviata, i cui verbali sono stati ampiamente distribuiti ai giornali, in cui si intravvedono falsità evidenti e verità apparenti, dove si mischiano notizie di cronaca con racconti improvvisati. Il cui scopo appare evidente. Creare il mostro mediatico e incriminarlo magari per traffico di stupefacenti.
Ecco la vicenda. A luglio scorso, era il 19, una ragazza di 32 anni, Perla Genovesi, viene arrestata per traffico internazionale di droga, un reato per cui si può essere condannati da sei a vent'anni. È entrata nell’organizzazione conoscendo il capo, Paolo Messina, originario di Campobello di Mazara (Trapani) in una discoteca in Emilia Romagna. Fin qui una storia come tante.
Però Perla Genovesi ha anche una storia politica minore: consigliere di quartiere a Parma per Forza Italia, candidata alle comunali di Fidenza (dove raccoglie quattro, dicasi quattro voti), quindi per qualche mese collaboratrice del gruppo consigliare di Forza Italia in Emilia Romagna, infine nel 2006 tra gli attivisti della campagna elettorale del senatore Pianetta.
Insomma, una figura di terzo piano, come se ne incontrano a centinaia in Italia in tutti i partiti e in tutte le campagne elettorali. Che però, per i magistrati di Palermo e per Il Fatto Quotidiano diventa una persona “ben inserita negli ambienti politici di Forza Italia, che frequentava i vertici del partito”.
E che “ha riferito ai magistrati di avere stretto rapporti con diversi politici proprio grazie alle sue disponibilità di droga, rapporti estesi grazie alla sua nomina ad assistente parlamentare”. Se questo non è spazzatura mediatica inquisitoria, cos'altro è?
Ma le cose non finiscono qui. Perla Genovesi, che non vuole passare decenni in galera, intuisce che – invece di parlare di narcotraffico – conviene parlare del premier. Ma siccome lo conosce come lo conoscono centinaia di migliaia di persone e quindi non può raccontare niente di prima mano, si affida ai racconti di una sua amica: «L'ho già detto e lo ripeto: io non sono mai stata di persona ai festini del premier Berlusconi. Quindi quello che posso dire sul premier, lo so soltanto perché me l'ha detto una mia amica cubista ed escort. Era lei a dirmi che alle feste del premier circolava droga».
L'amica è Nadia Macrì, 28 anni, cubista, escort occasionale, «con un passato da ragazza immagine nei locali di Milano, che aspirava a entrare nel giro di Lele Mora per fare la modella». È lei a parlarle di feste in cui circolava cocaina. E da questo momento la cocaina che interessa i magistrati non sembra più essere quella che la Genovesi spacciava, ma quella che si dice sarebbe circolata nelle feste del premier.
Intanto Perla Genovesi ha abbandonato il suo primo avvocato, Aniello Schettino di Parma e si è affidata a Monica Genovese, la penalista palermitana legale di alcuni importanti pentiti. È stato proprio l'avvocato Aniello Schettino ad aver rinunciato al mandato per divergenze sulla difesa e perché la sua assistita rendeva dichiarazioni senza consultarlo. Circostanza che rende ancora più dubbia l'indagine.
Indagine che prosegue con l'interrogatorio di Nadia Macrì. E così – racconta la Repubblica – la ragazza ha riempito quasi 300 pagine di verbale di interrogatorio. Dove ci dice di essere stata cubista e ragazza immagine a Milano, poi socia del bar “Le Veline” a Reggio Emilia, fino al momento in cui la sua vita ha una svolta: “Ho conosciuto Lele Mora tramite un certo Federico, che ho incontrato per strada – racconta – Federico si occupa della sicurezza di Lele Mora”.
Poi i racconti della Macrì si fanno confusi e contraddittori. Nel 2009 sarebbe stato Lele Mora a introdurla nelle feste di Berlusconi. La prima a cui avrebbe partecipato sarebbe stata ad Arcore dove “c'erano persone famose, cantanti, imprenditori, avvocati, notai”. Naturalmente nei verbali non si trovano nomi di tutti questi personaggi famosi, perché sarebbe semplice sentirli per verificare le circostanze. “La sera che l'ho conosciuto – così recita il verbale (lo scrive la Repuublica) – non abbiamo avuto rapporti sessuali”.
A quell'incontro ne seguì un altro, nel periodo di Pasqua 2009, questa volta a Villa Certosa. Berlusconi le avrebbe telefonato per invitarla e la ragazza il giorno dopo, corse a fare un biglietto per Olbia. Cosa racconta di quella volta la Macrì? “Nella villa in Sardegna eravamo circa 25 ragazze. Nelle stanze c'era dell'erba da fumare, che veniva trasportata con il jet privato del presidente”. E aggiunge: “Ho visto altri invitati fumare, il presidente mai”. E qui le invenzioni si sprecano.
Perla Genovesi, arrestata per spaccio di droga, aveva parlato di feste alla cocaina raccontate da Nadia Macrì e questa parla di marjuana. Come, le due fanciulline non conoscono la differenza? Naturalmente Nadia Macrì sa che è impossibile sostenere che Berlusconi fumi, e allora lo fa diventare spacciatore, sostenendo che la marjuana è arrivata a bordo del jet privato del premier.
Ma come, Nadia non era andata a Olbia con l'aereo di linea visto che ha detto di aver comprato un biglietto il giorno dopo aver ricevuto l'invito? E se così come può avere visto droga a bordo del jet privato di Berlusconi? E poi, il premier non viaggia, per ragioni di sicurezza con l'aereo di Stato, fatto su cui erano esplose dure polemiche?
Qualcuno dirà: la Macrì non inventa. Certo avrebbe potuto sapere che a Pasqua del 2009 il premier era in Sardegna e c'erano con lui alcune ragazze? Beh, mai vacanza fu più conosciuta al mondo, visto che sono state pubblicate migliaia di foto scattate furtivamente da Antonello Zappadu, foto ancora oggi reperibili su internet.
La Macrì, poi, racconta di un successivo incontro ad Arcore. Dove sarebbe stata portata, stavolta, dal sindaco di Parma. Racconta la ragazza: “Tale contatto mi fu procurato dal sindaco di Parma. Quando io ho bisogno di soldi vado proprio a Parma (chissà perché?): lì c'è un bell'hotel vicino alla stazione ed un giorno io mi sono seduta al bar. Lì ho incontrato due uomini, il sindaco di Parma e il suo segretario. Il segretario mi disse che ero stata fortunata, perché quello era il sindaco e che avevo fatto colpo. Dopo, siamo andati in una villa e lì abbiamo avuto un rapporto sessuale per cui ho avuto 500 euro”.
Nadia Macrì pretendeva qualcosa di più: “Chiesi al sindaco se poteva mettermi di nuovo in contatto con Berlusconi e lui mi disse che in effetti qualche giorno dopo il presidente si sarebbe recato a Parma. Qualche giorno dopo Berlusconi mi chiamò ed organizzammo di incontrarci ad Arcore”. Ma quello fu l'ultimo incontro.
Strana ragazza la Macrì. Vuole lavorare con Lele Mora e ci riesce grazie ad un incontro per strada. Poi è proprio Lele Mora a portarla da Berlusconi. Poi vuole rivedere Berlusconi e invece di dirlo a Lele Mora, incontra per caso al bar il sindaco di Parma, il quale manderebbe fra i tavoli il segretario a rimorchiare per suo conto. Ma alla procura di Palermo e nelle redazioni dei supporter mediatico-giudiziari pensano di poterci raccontare anche che Gesù Cristo è morto dal freddo?
Per completare il quadro è ancora più straordinario è il racconto che Nadia Macrì fa del suo incontro con Renato Brunetta. Un racconto che evidentemente le serve per far credere di essere ben introdotta nel centrodestra.
Leggete con pazienza: “La mia amica Perla Genovesi mi fece conoscere un avvocato di Roma tramite Renato Brunetta”, ha spiegato. Era il 2006. “Io e Perla andammo nello studio di Brunetta. La sera, andai con Brunetta dall'avvocato Taormina e gli consegnai tutta la documentazione. Il giorno dopo, andai a casa di Brunetta: per una prestazione sessuale mi regalò vestiti, gioielli e circa 300 euro. Io speravo di mantenerla quella relazione, per guadagnare un po' di soldi, ma la cosa non durò”.
La cosa più divertente di tutte è immaginare Renato Brunetta – che avrebbe ricevuto la ragazza a casa sua – mentre gli regala vestiti e gioielli. Conosco Renato Brunetta e ho frequentato tutte le sue case. Posso pensare che abbia con se qualche banconota, ma sono certo che nei suoi armadi non si trovano né gioielli né abiti femminili da regalare alle sue ospiti. Eppure dalla procura di Palermo una tale fesseria è circolata su tutti i giornali.
Ora tutta questa spazzatura giudiziaria, invece di finire nel termovalorizzatore di Acerra, va alla procura di Milano, così da dare altro carburante al pattume del caso Ruby. Avanti la prossima.
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