Pubblicato il 06/12/10 alle 11:55:41 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Si fa sempre più precaria la situazione dei cristiani in Iraq, con continue violenze, omicidi, intimidazioni che spingono sempre più persone di questa religione a cercare rifugio fuori dal paese Di qui il documento in cui la comunità cristiana irachena chiede un'indagine internazionale, mentre il Papa proprio oggi si è appellato per la fine delle violenze contro cristiani e musulmani. [...] Secondo quanto riporta il giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat', il presidente del parlamento di Baghdad, Osama al-Najafi, ha incaricato il capogruppo dei deputati cristiani Younadim Kana di formare una commissione che dovrà individuare delle aree dove concentrare i membri della minoranza cristiana in Iraq. In questo modo i deputati sperano di porre un freno all'emigrazione verso l'estero dei cristiani iracheni, che cercano a loro volta di sfuggire agli attentati dei terroristi islamici di al-Qaeda. Le cifre sui cristiani in Iraq sono a dir poco allarmanti.
Nel 2003, anno dell'invasione americana, la presenza cristiana rispondeva a una stima variabile da 800mila a 1,4 milioni di persone, pari al 5% della popolazione. In seguito alle uccisioni mirate, ai rapimenti o alle minacce, molti cristiani hanno deciso di abbandonare l'Iraq: si stima che il 20% dei profughi sia composto da cristiani e che solo 500mila di loro abbiano deciso di restare nel Paese arabo. [...] La presenza cristiana in Iraq è comunque destinata a dimininuire dopo i recenti attacchi contro la comunità (il 10 novembre sei persone uccise nei quartieri cristiani della capitale e il 31 ottobre oltre 50 vittime nell'attacco contro la chiesa di Baghdad) e l'annuncio dell'Esercito islamico iracheno (cellula di al-Qaeda nel Paese) che «tutte le istituzioni, le organizzazioni, i centri, i leader e i seguaci del cristianesimo sono obiettivi legittimi».
«Quel che sta accadendo in Iraq è un tentativo di trasformare lo scontro politico in scontro religioso, etnico e confessionale, utilizzando il popolo come strumento per raggiungere questo scopo», ha dichiarato monsignor Philippe Najm, nunzio apostolico della Chiesa caldea in Europa. Mentre il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI, ha parlato di «sofferenza indicibile per le comunità cristiane sparse nel mondo e in questo momento soprattutto in Iraq».
La Giordania è meta privilegiate dei cristiani iracheni che lasciano il loro paese per sfuggire agli attacchi dei terroristi islamici. Secondo quanto denuncia George Hazu, presidente di una Ong cristiana con sede nel regno hashemita, al giornale arabo 'al-Hayat' «dall'inizio dell'intervento americano sono 700 mila gli iracheni che si sono rifugiati in Giordania. Tra loro ci sono 120 mila cristiani, molti dei quali sono poi emigrati verso l'Europa e gli Stati Uniti, mentre in 50 mila sono ancora presenti nel paese arabo». [..] La comunità cristiana subisce intimidazioni in molte aree del Medioriente. I cristiani copti in Egitto, ad esempio, denunciano di essere vittima di discriminazioni sistematiche da parte del governo, mentre le tensioni settarie in vigore da decenni esplodono periodicamente. Solo all'inizio di novembre alcuni estremisti islamici hanno ucciso sei fedeli cristiani mentre uscivano da messa e una guardia di sicurezza come vendetta per lo stupro commesso da un cristiano ai danni di una ragazza musulmana.
In Algeria, prima dell'indipendenza dalla Francia nel 1962, i cristiani erano un milione di persone, mentre ora se ne contano circa 11mila. In Iran rappresentavano lo 0,1 per cento della popolazione nel 1973, contro lo 0,01 per cento di oggi, in un Paese dove la conversione al cristianesimo è punita con la pena di morte.
Anche in Libano, Paese mediorientale con una grande tradizione cristiana, il rapporto demografico si è invertito negli anni Settanta ed è peggiorato durante la guerra civile. Per quanto riguarda i Territori palestinesi, il Jerusalem Post ha di recente sottolineato come «nell'arco di pochi decenni questa fede potrebbe praticamente estinguersi proprio nel suo luogo di nascita», riferendosi alla popolazione cristiana palestinese crollata all'1,5% in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza contro il 15% degli abitanti di mezzo secolo fa.
L'esempio di Betlemme, 30mila abitanti, è lampante: sotto controllo palestinese dalla metà degli anni '90 in base agli Accordi di Oslo, qui oggi i cristiani sono meno del 20% della popolazione, dopo che per decenni sono stati la netta maggioranza.
In Siria, dove i cristiani sono il 10% della popolazione, le tensioni sono minori. Il presidente Bashar al-Assad, anch'egli membro di una minoranza religiosa, ha interesse a tenere a bada il conflitto confessionale e ha imposto una linea dura nei confronti dell'estremismo islamico. Ma l'ascesa dell'Islam politico, con l'aumentata influenza di movimenti come Hamas nei Territori palestinesi o Hezbollah in Libano, crea difficoltà per la comunità cristiana all'interno della società. Ma c'è anche chi, come Hilal Khashan, docente di studi politici presso l'Università americana di Beirut, ritiene che in realtà le tensioni non sono aumentate, mentre è cresciuta l'attenzione alle violenze contro i cristiani in Medioriente. «Sono frequenti gli atti di violenza per questioni personali, ma fanno notizia solo quando coinvolgono musulmani contro copti», ritiene.